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Appello agli "ultimi giapponesi"...

di Gianni Fraschetti -

Io appartengo alla generazione che non si arrese, mai. Contendemmo le scuole, le università, le strade, le piazze all'avanzata del conformismo rosso, e molte volte bianco rosso. Le contendemmo con la forza delle nostre idee, delle nostre tradizioni, della nostra immensa cultura che ha segnato in maniera indelebile il novecento. A volte fummo costretti, nostro malgrado, a rimboccarci le maniche e accettare anche lo scontro fisico per garantire al nostro movimento l' "agibilità politica". Una espressione che per noi non era associato a minorenni e bunga bunga ma significò sangue, camerati uccisi, piazze invase da canee urlanti, battaglie disperate in uno contro dieci o quindici o magari anche venti se non di più, nonostante la vulgata conformista che asseriva esattamente il contrario. Abbiamo lasciato il nostro sangue ovunque a giro per l'Italia e ancora oggi si mobilitano per cercare di impedirci di commemorare persino i nostri martiri. Questi siamo, qualcuno potrebbe definirci "gli ultimi giapponesi". Non abbiamo mai creduto che la guerra fosse finita con il giuramento dei ministri Tatarella e Fisichella e vivemmo la nascita di Alleanza Nazionale come una tragedia che si abbatteva su un mondo che avrebbe meritato altro. Anche se disciplinatamente collaborammo per fare in modo che le cose non andassero a finire come poi finirono. Insomma non abbiamo nulla da rimproverarci. I signori "colonnelli" ( che brutta cosa utilizzare il grado che corrisponde al comandante di un reggimento per definire spazzatura umana) hanno fatto e voluto come loro è parso e piaciuto. Fino a distruggere tutto, fino a disperdere ogni cosa ai quattro venti. Fino a ridurre la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni in merda. Fino a sputare sul sangue dei nostri caduti ( quelli che hanno permesso col loro sacrificio che loro divenissero "colonnelli") con dichiarazioni deliranti. Fino ad arrivare all'antifascismo dichiarato e conclamato! Adesso vorrebbero ricominciare. Anche se sono sparsi ai quattro cantoni dell'agone politico, loro, come noi, restano legati da vincoli che non si possono sciogliere. Per noi si chiamano cameratismo, senso di appartenenza, comunanza di valori, fratellanza di sangue. Per loro sono i vincoli sordidi della politica più abietta, del malaffare, dei ricatti incrociati, di anni passati insieme a rubare, oltre al resto, anche il futuro a intere generazioni che credevano. E ora vogliono ricominciare, e la vicenda di Bocchino è la solo la spia dei movimenti sotterranei di questa gentaglia. Questa volta però è successo qualcosa di sorprendente, il popolo della destra di solito avvezzo (come e più dei carabinieri) a ...obbedir tacendo e tacendo morir...ha detto basta, e si è ribellato. La questione di Bocchino è diventata dunque il punto dell'onore di una comunità che non ne può veramente più. In questa battaglia che si va accendendo e che vede come posta il futuro stesso di un intero mondo umano e politico vedo con piacere accorrere a frotte gli "ultimi giapponesi", i ragazzi che allora non si arresero al conformismo e agli anni di piombo e che non sono disposti a lasciare che il patrimonio da loro protetto con tanto dolore venga finito di disperdere da un branco di delinquenti senza scrupoli.

Appello agli "ultimi giapponesi"...

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