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Le due ragazze rapite: il senso grossolano della storia

di Piero Visani -

Non mi unirò al coro di critiche levatosi contro Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due cooperanti italiane scomparse in Siria e molto probabilmente rapite.
Non mi unirò ai discorsi del tipo "Se lo sono cercate", perché posso comprenderli (con difficoltà), ma non sviscerano il tema in profondità.
Apporterò una mia esperienza personale. Una piccola parte del mio lavoro si svolge ancora tangenzialmente all'ambiente accademico e conosco giovani di alto valore e altissimo entusiasmo. Non cerco mai di spegnerlo. Il torto peggiore che un anziano può fare ai giovani è spegnerne gli entusiasmi e io quegli entusiasmi li adoro e li ammiro. Erano e sono tuttora i miei. Resto terrorizzato dall'affermazione per cui "si nasce incendiari e si muore pompieri" e dunque faccio di tutto per continuare a incendiare e ad alimentare nei giovani il gusto degli incendi, intesi come incendi di passione.
Al tempo stesso, debbo riconoscere che questi giovani sono, nel 95% dei casi, intrisi di una cultura "buonista" che è una mera "rappresentazione della realtà", non la realtà. Una rappresentazione distorta artatamente, tipica di un Paese in condizione coloniale come il nostro, dove si deve essere necessariamente "buoni" per non dare fastidio ai "padroni del vapore", per non parlare del ruolo pernicioso del Vaticano, del cristianesimo e via belando.
L'Italia ha espunto dal proprio patrimonio politico-culturale (ammesso e non concesso che ne esista ancora uno) il realismo politico, il che non sorprende, dato che, non avendo una politica propria, ma essendo al servizio degli interessi USA, meno la sua gioventù avrà accesso a questo tipo di fonti culturali, meno farà e potrà fare danno a quegli interessi.
Il risultato finale, ovviamente, è disperante, nel senso che, ad esempio nei corsi di relazioni internazionali, si incontrano giovinette e giovinetti che ci sollazzano con le loro visioni rousseauviane sull'indole "naturalmente buona" degli uomini. Della realtà vera del genere umano nulla sanno e spesso nulla intendono sapere, e così finiscono per trovarsi, stolte pecorelle, in mezzo ai lupi più famelici. Lupi che - diciamocelo molto chiaro - non sono i combattenti di questa o quella guerra, ma anche e soprattutto i gestori (e gli organizzatori occulti) di certe ONG di cui esteriormente pare che facciano una cosa e poi, dietro le quinte, spesso ne fanno molte altre, e molto diverse...
Ho speso fiato e impegno per persuadere questi ragazzi a non diventare vittime sacrificali di chi parla di "bontà" solo per renderli docili strumenti al proprio servizio. Talora ci sono riuscito, talaltra no, ma quello che maggiormente mi ha colpito - per dirla con Francesco Guccini - è sempre stato il loro "senso grossolano della Storia", la loro totale incapacità di comprendere un mondo che è fatto di interessi, sangue, violenza, odio.
Lasciare privi i ragazzi di queste fondamentali conoscenze di base sulla natura degli uomini è - a mio parere - un gravissimo crimine, che ogni tanto esige le proprie vittime sacrificali. Insegnare loro il senso della storia, quello della geografia, quello di ciò che muove realmente il mondo significherebbe renderli un po' più edotti della natura umana e degli interessi e delle potenze in conflitto. Non chiedo loro di diventare più cinici, ma di non essere ingenui e illusi e fuorviati al punto da farsi ammazzare per conto terzi. Di non morire perché i loro docenti e i loro padri appartengono a una generazione di servi e vigliacchi, o di stupidi (nel "migliore" dei casi).
Ho sempre cercato di aprire loro gli occhi. Mi hanno dato del "cattivo maestro", ma non ho fatto vittime insegnando la bontà o le illusioni: i leoni morti, per contro, lasciano le iene vive, tanto più vive quanto più si mascherano da agnelli. Meglio evitare...

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