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8 Settembre 1943, la guerra è finita e la vita è  bella.....allora come ora

di Gianni Fraschetti

L'8 Settembre e' il 251° giorno del Calendario gregoriano, 252° negli anni bisestili e mancano 114 giorni alla fine dell'anno.

Insomma sarebbe un giorno del cazzo, come qualunque altro, con i suoi alti e i suoi bassi, le sue gioie e i suoi dolori, ma per noi italiani non lo è. Da noi è uno di quei dannati giorni, assurti nel dopoguerra a festività laica, che, se non viene proprio celebrato con tutti i crismi, con tanto di astensione da scuola e lavoro, è sicuramente commemorato in decine di quelle trastule, a metà tra una sagra del maiale e una ghiotta occasione per fare ancora del male al nostro paese...alla Patria insomma, come si sarebbe detto prima di quel giorno. Senza vergognarsi.

A dire il vero, una volta non gliene fregava un tubo a nessuno delle grandi festività laiche, ma col centrodestra al governo qualcuno deve aver trovato carino e molto intelligente rieditare quel patriottismo alla rovescia, col fazzoletto rosso al collo durante questi patetici raduni, il culmine di questi eventi lo si raggiunge il 25 Aprile, giornata nella quale le bugie si misurano dal metro cubo in su. Oggi è l' 8 Settembre e nuove guerre sono in corso, per gli stessi identici motivi di allora, e sicuramente, come ogni anno, qualcuno col culo in faccia dirà che dobbiamo andare fieri anche di questo giorno Già, perchè questa data ha una sua specificità, una peculiarità, che la rende unica tra quelle che ci hanno reso famosi agli occhi del mondo.

L'8 di Settembre si festeggia in pompa magna il tradimento, che secondo questa nuova teologia resistenziale cessa di essere un abominio spregevole, disgustoso e squalificante, cosi' come viene considerato in tutto il resto del mondo, per brillare invece di una nuova e sfavillante luce e rappresentare, insieme al 25 Luglio e al 25 Aprile, quella esaltante trilogia posta alla base di questa repubblichetta e che ci riunisce alle nostre migliori tradizioni rinascimentali ( tradimento, stiletto e veleno).

Pensate, 25 Luglio e 8 Settembre hanno avuto un tale potere immaginifico di fronte ai nostri vecchi nemici, tramutati con quel virile atto novelli alleati, come i topolini o la zucca di Cenerentola, che i britannici non si sono potuti esimere dal coniare un neologismo che celebrasse adeguatamente questa nuova e magica manifestazione dell'ingegno italiano.

Da allora infatti per dire "tradire vergognosamente", hanno introdotto il verbo "to badogliate", riuscendo con ciò a rendere anche un più che doveroso omaggio a quel pezzo di galantuomo, a quella figura integerrima e adamantina, che fu il Maresciallo Badoglio.

Perchè noi italiani abbiamo, tra l'altro, anche questo di bello: la presunzione, o forse l'llusione, che il mondo veda se stesso con i nostri occhi, ragioni col nostro cervello malato e non si renda conto di nulla. Invece il mondo ci guarda con i suoi di occhi, e prende nota.

8 di Settembre, magicamente sintetizzato dal regista Salvatores, in Mediterraneo, quando fa dire a uno dei suoi personaggi: "...i nemici sono diventati amici e gli amici sono diventati nemici. C'è molto fermento, molte possibilità di fare denaro....". Gli amici diventano nemici e i nemici amici...nella sintesi del regista c'è tutto.

8 di Settembre, con l'unica resistenza ai tedeschi degna di nota, sul territorio nazionale, imbastita dal più fascista degli ufficiali superiori italiani, il Gen.Solinas, che sarà poi il primo ad aderire, con i suoi Granatieri, alla Repubblica Sociale. Orbene Solinas, da buon fascista, manda a fare in culo i tedeschi che gli chiedono la resa e la consegna delle armi e si azzuffa con loro, alla Magliana e a Porta S. Paolo, che di questo si trattò e non di altro, come poi ci raccontarono e ci vollero far credere. Non ci furono civili e dirigenti del PCI o di altri partiti che fecero gli eroi o che quantomeno si fecero vedere da quelle parti. Ci furono solo Granatieri e Lancieri italiani, da una parte, e paracadutisti tedeschi dall'altra. E quegli stessi Granatieri e Lancieri aderiranno poi tutti, col loro Generale in testa, alla Repubblica di Mussolini. Solinas e i suoi uomini vennero lasciati soli, ovviamente, mentre tutti se la davano a gambe e se la resistenza ai tedeschi in quel di Porta S.Paolo fu un fatto esclusivamente militare, perchè nessun soldato cede le armi senza combattere, altrettanto non si può dire della successiva adesione alla RSI di quegli uomini, che fu una scelta di campo squisitamente politica con ben poca, retrostante, valutazione militare, direi. Se ci fosse stata una valutazione militare, sarebbero corsi tutti in montagna a fare i fighetti col fazzoletto rosso o verde al collo. La guerra era perduta e lo sapevano ma l'onore, concetto sparito da quel giorno sul nostro vocabolario, imponeva ai soldati di continuare a combattere col vecchio alleato. Imponeva di non tradire, perchè il tradimento NON è da uomini d'onore e basta guardare da allora chi ci governa e lo festeggia per comprenderlo.

8 di Settembre, con la fuga del monarca e di tutto il generone romano di allora. Il Re soldato, come amava farsi chiamare, sempre ritratto con l' uniforme addosso e la bustina in capo. Era proprio un bel Re il bisnonno di Emanuele Filiberto, nulla da dire. Altro che Re soldato, un Re guerriero avevamo, e in quei giorni l'ha dimostrato, e che cazzo! Eppure anche lui la sua possibilità di ricavare un posto diverso dalle latrine, nella storia del nostro paese, l'ha avuta. Lui e il Principe Umberto, il papà di Napò la cara salma, il comandante del fronte Sud, perchè questo aveva preteso il Principe di Piemonte quando anche e soprattutto al Quirinale, si pensava di vincere la guerra in poche settimane. E sarebbe bene ricordare che la maggior parte dei nostri baldi generali e ammiragli erano monarchici, non fascisti. Ma quando si è trattato di combattere sul serio la guerra degli uomini, la guerra che ha visto scontrarsi il sangue contro l'oro, la dinastia guerriera si è prontamente defilata fino ad abbandonare il suo esercito allo sbando, proprio nella data che amano festeggiare. Il re e la sua corte, generali e ammiragli compresi, con medaglie, pennacchi e amanti al seguito, ha velocemente alzato i tacchi e se l'è squagliata, all'inglese direbbe qualcuno, e mai come questa volta tale modo di dire calzerebbe a pennello, come un guanto. Sarebbe bastato poco per consegnare un ricordo diverso di loro; d'altronde noblesse oblige, o almeno dovrebbe, e il sangue di un Savoia avrebbe lavato l'onta di quell'armistizio firmato di nascosto, come i ladri. Ma pare che agire così, di nascosto come malviventi, sia un nostro incorreggibile costume, anche quando facciamo accordi con la mafia, non solo con gli alleati vincitori. Dunque l'onore di un popolo, di una nazione e della stessa dinastia, ma forse sabbe meglio dire "razzaccia loro", potevano ancora essere salvati, ma un Savoia avrebbe dovuto mischiare il suo sangue a quello di tanti soldati che non se la squagliarono a Pescara, anzi non scapparono proprio da nessuna parte.

E in tanti non consegnarono le armi. E si fecero accoppare.

Il sacrificio di un Savoia che si fosse immolato insieme a loro era quanto pretendeva la storia in quel momento, per non condannarci alla dannazione eterna e quel sangue reale avrebbe dato ben altro colore e sapore alla giornata e forse avrebbe salvato anche la monarchia.

Invece fuggirono tutti. A gambe levate. Fuggirono per primi, senza vergogna. Fuggirono a Pescara e poi a Brindisi, mentre la nostra flotta, la quinta del mondo, si andava a consegnare dentro a un porto nemico. Con le orecchie basse e il cappello in mano. Un evento mai avvenuto nella storia delle marinerie di tutto il mondo che dovrebbe farci rabbrividire dalla vergogna ancora oggi. Ci volevamo noi per stabilire anche questo primato e abbiamo buoni motivi per supporre che tale rimarrà, in perfetta solitudine, per l'eternità.

E anche su quella sporca vicenda non si saprà mai come andarono veramente le cose, a partire dalle vere intenzioni dell'Ammiraglio Bergamini, il comandante della Flotta da battaglia, uno "tosto", che in molti dubitano volesse arrendersi, per finire al fermo e duro atteggiamento tenuto dall'Ammiraglio Galati, il più giovane Ammiraglio italiano, con l'Ammiraglio Brivonesi che gli stava ordinando di portare i suoi Incrociatori a Malta. Galati si rifiutò di obbedire a tale ordine, profferendo parole di fuoco su quanto stava avvenendo, e venne rimosso dal comando e arrestato. Una vicenda poco nota, come gran parte del libro di storia, quella vera, non quella che ci hanno raccontato, dopo.

A noi piacciono i record d'altronde. E se fanno particolarmente schifo è un titolo di merito in più. Per la Diaz venne coniato, peraltro da un funzionario di Pubblica Sicurezza, il termine "macelleria messicana", sarebbe interessante sapere come potremmo chiamare Piazzale Loreto e come potremmo definire i partecipanti a quella infamia. D'altronde, da un popolo capace di un simile scempio, cosa altro ci si poteva aspettare in futuro se non altre "macellerie messicane" ? Dopo avere visto le immagini di gente massacrata, profanata e appesa per i piedi a un traliccio, come quarti di bue, in nome della libertà, dei diritti dell'uomo e della democrazia, cosa volete che smuovano le immagini di quattro teste rotte ? Attendiamo notizie a tale riguardo, magari da Agnolotto...Agnoletto o come cazzo si chiama e da Casarin.

8 di Settembre, lasciato l'esercito allo sbando, consegnata la flotta agli inglesi, il Re soldato, tutta la corte, i nani, le ballerine e tutti i magicamente resuscitati esponenti dei partiti se ne vanno a Brindisi e si pongono sotto la protezione delle baionette alleate. E anche questa è una vecchia tradizione. La baionetta dello straniero ha sempre avuto un fascino particolare dalle nostre parti.

E da allora ci vogliono far festeggiare questo tradimento vergognoso e una fuga, altrettanto vergognosa. E vogliono che festeggiamo e che ci mangiamo la loro porchetta marcia alle loro feste di merda, perchè in quei giorni vergognosi nacque la loro Italia. Di gran lunga la peggiore di quante l'avevano preceduta.

Ma guardate come siamo ridotti, per Dio!

Questa invereconda e patetica repubblichetta, che non ha rispetto nemmeno per se stessa, vide infatti la luce in quelle radiose giornate per divenire poi quella che è oggi. L'Italia di Casini e Bersani, di Vendola, Berlusconi e Maroni, di Cicchitto ed Enrico Letta. L'Italia di Renzi, degli intrallazzi, dei mazzi e dei cazzi che ci si fregano, ma soprattutto l'Italia di Napolitano, il figlio illegittimo di Umberto il codardo. Un regalo d'addio al popolo italiano per il quale non finiremo mai di ringraziarlo nelle nostre preghiere.

Fu allora che nacque il mantra...l'Europa ce lo chiede. A quel tempo non era ancora l'Europa a chiedere, bensì gli alleati, anzi le nazioni unite, come amavano modestamente chiamarsi, ma il meccanismo era identico. Loro chiedevano e noi scattavamo. Allora consegnammo la flotta e quattro fette di culo vicino all'osso, adesso stiamo per svendere tutto il nostro patrimonio e per cedere quel poco di sovranità che ci avevano lasciato allora. D'altronde come ebbe a dire quell'altro grande patriota di Gianni Agnelli: "Chi paga l'orchestra sceglie la musica".

...L' 8 settembre, al comunicato di Badoglio, io piansi. Piansi e non ho mai più pianto. E adesso, oggi, domani, potranno esserci i comunisti, potranno mandarmi in Siberia, potranno fucilare metà degli Italiani, non piangerò più.
Perchè quello che c'era da soffrire per ciò che l'Italia avrebbe vissuto come suo avvenire, io l'ho sofferto allora.
Quel giorno io ho visto il dramma che cominciava per questa nostra disgraziata nazione che non aveva più amici, non aveva più alleati, non aveva più l'onore ed era additata al disprezzo di tutto il mondo per essere incapace di battersi anche nella situazione avversa. Non ci si batte solo quando tutto va bene...

Junio Valerio Borghese

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