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Il denaro non ha odore. Isola Calva: il gulag titino trasformato in villaggio per gay

Da oggi Gianni Candotto inizia la sua collaborazione con Informare OverBlog. Gli diamo il benvenuto, certi che contribuirà a una ulteriore crescita della nostra testata

- la redazione -

di Gianni Candotto -

Un brutto sfregio alla memoria di tanti dissidenti del regime comunista jugoslavo, quello che si appresta a fare il governo di sinistra al potere in Croazia. Il governo ha infatti deciso di vendere l’Isola Calva, Goli Otok, al miglior progetto di sfruttamento turistico che verrà presentato. Dieci sono i progetti pervenuti e su cui il governo darà un parere e uno dei favoriti appare il “Goli Otok European Gay Resort”. Un “paradiso” per gay, lesbiche e transessuali dove c’era un inferno per dissidenti, prima anticomunisti, poi comunisti antititini e infine un carcere duro jugoslavo. Goli Otok, l’Isola Calva, è nota principalmente per essere stata il gulag che ha “ospitato” il migliaio di militanti comunisti italiani che nel 1946 decisero di andare a lavorare nel “paradiso comunista di Tito”. Dopo la rottura di Tito con Stalin nel 1948 gli jugoslavi imposero ai compagni italiani se tradire il PCI e diventare titoisti o meno. Alcuni optarono per la fedeltà alla Jugoslavia e altri invece rimasero fedeli a Stalin e Togliatti venendo immediatamente deportati nel gulag di Goli Otok dove subirono anni di privazioni indicibili e torture incredibili. Due libri hanno ben tratteggiato le tristi vicende di quei comunisti venuti dall’Italia: Prigionieri del Silenzio di Giampaolo Pansa e Goli Otok di Giacomo Scotti. Un altro testo interessante è quello del poeta istriano Ligio Zanini (Martin Muma), anch’egli detenuto nel terribile gulag jugoslavo. Ovviamente non furono solo gli italiani a subire le torture di Goli Otok, anzi principalmente gli ospiti erano dissidenti jugoslavi, tanto che si ipotizza che i reclusi nel gulag fossero stati 40.000 fino al 1956 e 4000 le vittime della brutale prigionia. Dopo il 1956 Goli Otok smise di essere un gulag e si trasformò in un carcere duro che fu operativo fino al 1988. Il consigliere di Trieste Roberto Dubs ha sollevato la questione invitando il sindaco a darsi da fare, coinvolgendo il ministero degli esteri per evitare quello che definisce “un gravissimo oltraggio alla memoria di quelle donne e uomini torturati ed uccisi tra il 1948 e il 1956 dal regime jugoslavo.” Dove andrebbe fatto un monumento a perenne ricordo dei crimini del comunismo ora si vuol fare un resort, un villaggio turistico. Quando la memoria non va a braccetto coi soldi…

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