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Facce da Pulitzer: la crisi greca e la stampa italiana

di Gianni Candotto -

I media italiani, nei loro virtuosismi di servilismo verso l’Unione Europea, la Bce e tutto il sistema dell’Euro, da anni ci spacciano per verità dogmatica e incontestabile il fatto che l’Italia uscirà dalla crisi se riuscirà a fare le riforme che ci vogliono imporre la Germania e la Bce. E dato che il dogma rimane valido, indipendentemente da tutte le prove che dimostrano il contrario, il fatto che la “cura europea” regalataci dai vari Monti, Letta e Renzi abbia manifestamente creato o per lo meno aggravato di molto la crisi, non è avvenuto perché è sbagliata la medicina, ma perché ne abbiamo presa troppo poca. Quindi la soluzione è più austerity, e se non ci si riesce “eminenti pensatori” come Scalfari sono riusciti a invocare la Troika in Italia perché ci imponga infine le riforme che noi, balordi mediterranei, non riusciamo ad attuare da soli.

Da sempre i sacerdoti della Troika vanno predicando che i paesi virtuosi, quelli che fanno con diligenza i "compiti a casa", sarebbero riusciti a superare la crisi. Secondo costoro, i paesi “virtuosi” per eccellenza sono stati in questi anni il Portogallo, che ha dovuto subire la presidenza europea di Barroso, il quale, dovendo fare il gendarme negli altri stati, ha necessariamente obbligato il proprio a essere ligio fino alle virgole, e la Grecia, che era di fatto commissariata, aveva la Troika in casa e non poteva decidere nulla di diverso da quanto i soloni europei, ben diversi dal Solone autentico, imponevano di fare alla patria di Leonida e Platone. Del Portogallo si è smesso di parlare nell’agosto di quest’anno quando l’Europa è dovuta intervenire per salvare con un immissione di 4.4 miliardi di Euro di liquidità il Banco dell’Espirito Santo che se fosse fallito avrebbe travolto il paese.

Per fare un paragone è come se l’Italia, che ha circa 10 volte il PIL del Portogallo, avesse dovuto dare a una banca 40-45 miliardi in una settimana per evitare il tracollo dell’intero sistema bancario. Però dato che il salvataggio (fatto anche con soldi nostri) c’è stato, i nostri media per non turbare le certezze degli italici dormienti, hanno semplicemente smesso di parlare del Portogallo. Hanno continuato invece a parlare della Grecia come di un miracolo, esempio di riscossa dell’economia europea.

Così Il Messaggero titolava l’8 luglio, con invidiabile spocchia, che “La Grecia alza lo sguardo: la cura da cavallo ha funzionato” e snocciolava poi sentenze del tipo: “Sono state fatte le riforme strutturali, la crescita è stabile, l’economia competitiva”, si lanciava in comici paragoni, dove i greci erano i virtuosi e gli eroi buoni, esempi viventi di ciò che l'Italia avrebbe dovuto fare. Fino a perdere ogni senso del ridicolo, giungendo ad affermare che “Quello che la Grecia ha realizzato è simile a quanto dovrebbe fare l'Italia”.

Una vera spazzatura giornalistica che nemmeno l'Agenzia Stefani si sarebbe sognata di mettere in circolazione durante il ventennio.

Il meglio però ce lo ha riservato la torinese La Stampa, il giornale degli Elkan-Agnelli. Addirittura pochi giorni fa, il 7 ottobre, con la Grecia in stato comatoso, in un articolo delirante riportava le assurde previsioni di crescita del governo Samaras. Sotto un titolo che da solo induceva all'ilarità: “Grecia la cura funziona (…)”, un ineffabile giornalista, riprendendo le convinzioni dei nostri ministri troikati (come non ricordare l'esilarante "La Grecia è la manifestazione più concreta del successo dell'Euro..." di quell'analfabeta economico di Mario Monti), scriveva “Il Paese sta entrando in un lungo periodo di crescita sostenibile e avanzi primari di bilancio, che daranno una spinta all’occupazione, taglieranno la disoccupazione e aumenteranno la qualità della vita a molti cittadini”.

Ovviamente di questa marea di carta stampata, di propaganda fanciullesca che nemmeno Mussolini si sarebbe sognato, e di indicibile leggerezza e impreparazione oggi non resta che un sorriso e qualche pernacchia, nemmeno tanto sommessa. Sperando che almeno un rossore spunti sulle guance degli autori di quegli sciagurati pezzi di alta scuola mi auguro siano almeno consapevoli che nessuno di loro vincerà il Pulitzer, in compenso, per il premio "faccia di bronzo", (...e sono molto educato), concorrono in parecchi.

Eppure non era così difficile, bastava avere una semplice infarinatura di economia per capire che la Grecia era sull’orlo del baratro. La cura della Troika, ben lungi dal migliorare i conti aveva portato il debito dal 160% dell’inizio 2013 al 176% di oggi, nel contempo facendo crollare il PIL del 30%, portando la disoccupazione nominale al 26% (i dati di quella reale parlano di cifre di molto superiori al 30%), le tasse hanno raggiunto livelli improponibili e lo stato sociale è stato massacrato. Più o meno quello che si sta facendo in Italia, ma loro hanno cominciato molto prima.

Oggi i risultati sono sotto gli occhi: la borsa ellenica è crollata, l’economia è a un passo da un nuovo e definitivo tracollo e il castello di carta di riforme sbagliate, operazioni cervellotiche e mirabolanti balle, barcolla in preda a un vento minaccioso che può spazzarlo via.

E l’Europa trema.

Tremonti nel suo libro “Bugie e Verità” edito a marzo di quest’anno aveva previsto due cose, la manovra di Draghi di agosto e una nuova crisi nel 2014 o 2015. Dando un’unica soluzione per evitarla. Il ritorno delle Sovranità Nazionali. Sarà la volta buona o ci diranno che ci vuole più austerità in Grecia e che la Troika ha sbagliato perché ha fatto troppe poche riforme?

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