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Legge di stabilità: solo un grande raggiro

di Lucio Giordano -


Potrà piacere o meno questa manovra finanziaria. Ma la realtà è che il testo ancora non c’è. Nessuno lo ha ancora visto. Il governo Renzi infatti lo deve ancora presentare. E se chiedi lumi la risposta è : arriva, arriva. Ma potrebbe volerci tempo, anche se il premier aveva garantito che nel giro di poche ore sarebbe stato divulgato . Si va insomma sulla fiducia, sulle famose slides che potrebbero voler dire tutto per i gonzi ma che non dicono assolutamente niente per chi almeno un filo d’intelligenza continua a custodirlo.


Tutto dunque come ai tempi dello sblocca Italia, quello del provvedimento sulle misure urgenti per cantieri, opere pubbliche e infrastrutture strategiche. Che uscì dal Cdm nella serata del 29 agosto, e fu presentato come sempre da Matteo Renzi con l’ausilio di una manciata di slide ma divenne pubblico solo con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale avvenuta due settimane dopo, il 12 settembre. Come scrivono sul Fatto quotidiano “La Legge di Stabilità è un passaggio chiave per valutare la credibilità del governo e, quindi, del Paese, oltre che per capire come verranno distribuite le poche risorse disponibili. A Bruxelles, dove i commissari europei lo passeranno al setaccio per valutare se è in linea con il Patto di stabilità, sono stati mandati solo i saldi. Mentre economisti, sindacati, imprese, contribuenti e analisti finanziari stanno in queste ore facendo i conti sulla base di dichiarazioni non documentate e bozze di testi antecedenti le modifiche apportate dall’esecutivo mercoledì sera. Quando cioè la manovra è lievitata da 30 a 36 miliardi contro i 20 delle settimane precedenti. E’ chiaro quindi come sia molto alta l’attesa di capire, numeri alla mano, quali saranno lericadute effettive sul mercato del lavoro pubblico e privato (tra le altre misure, stando alle anticipazioni, ci sono il taglio dell’Irap, le risorse per i nuovi ammortizzatori sociali e la regolarizzazione di 150mila insegnanti precari), sulle spese degli enti locali, sulle detrazioni fiscali. Aspetti che fanno la differenza per la vita dei cittadini e delle imprese”.


E’ in fin dei conti una politica fuori dalla realtà, quella che propone da quasi un anno l’attuale presidente del consiglio. E’ il gioco delle tre carte. Lui dice e noi dovremmo anche credergli. Se non ci fosse una stampa per gran parte asservita probabilmente più di qualche problema, questo esecutivo lo avrebbe. E invece va avanti con frasi da far trangugiare con violenza come ai tempi dell’olio di ricino: asfaltato, gufo, rosicone. Ed amenità varie. La speranza di Renzi insomma è che la gente dimentichi in fretta e che poi si trovi questa manovra finanziaria spiattellata e senza poterla nemmeno contestare. Del resto che questo Def sia qualcosa che scotti più del dovuto, che non ci siano investimenti pubblici, lo hanno capito in tanti. Ad iniziare dai governatori delle regioni italiane: lo ha detto Chiamparino, lo ha ripetuto Zingaretti: due presidenti del Pd e non di Forza Italia. Con i tagli previsti ed inevitabili, la scure calerà sui trasporti, sulla sanità, sulle scuole , sul mondo dei disabili. Sarà ancora più difficile curarsi, istruirsi, viaggiare pubblicamente per il 90 per cento degli italiani, coloro i quali arrivano a fatica alla fine del mese.


” E’ un grande grande grande imbroglio”. Il copyright è di Marco R., commesso cinquantenne di un centro commerciale romano, ex imprenditore con due lauree: una in economia e l’altra in scienze politiche. Lui ha chiaro in testa chi ci guadagnerà grazie alla legge di stabilità: gli imprenditori, che potranno assumere per tre anni a tasse zero, per poi licenziare quando gira loro. Il tutto grazie all’ abolizione dell’ articolo 18, cosa quest’ ultima che sta allarmando anche i sindacati tedeschi.


A conti fatti, un governo più di destra di questo non lo si troverebbe nemmeno mettendo a soqquadro tutto il mondo occidentale. Ah, intanto le borse europee da due giorni crollano ad ogni seduta e lo spread ha sfondato i 200 punti. Aridatece Berlusconi. Almeno, nella sua incapacità politica, le barzellette le sapeva raccontare bene.

Fonte: ALGANEWS

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