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Si apre la festa del Movimento cinque stelle e Beppe Grillo esce da un hotel con un cartello sulla faccia (a favore di una onlus per ipovedenti), per poi affacciarsi sul Circo Massimo dietro una transenna e mettersi a scherzare sul “drone” da cui avrebbe voluto guardare gli stand disposti a forma di stivale: dentro ci sono attivisti solerti che spiegano ad anziani signori e famiglie con passeggino come funzioni l’avveniristica stampante 3D, quella che, da un input su computer, sputa fuori un oggetto di plastica. “Ma davvero posso fabbricare pezzi di ricambio?”, chiede un attivista; “ma davvero posso farci gli occhiali?”, chiede l’altro. Ma certo, risponde un informatico che ha costruito in dieci ore una cittadella turrita e una mezza dozzina di animaletti multicolore. Per un po’, in mancanza d’altro, quello della “fabbricazione digitale” è lo stand più frequentato, assieme al banchetto delle gentili signore valdostane che offrono formaggi. Fa caldo, il tramonto è lontano, Edoardo Bennato fa il sound check dopo alcuni rapper sconosciuti, una coppia di rocchettari cinquantenni balla con foulard texano al collo e un pittore confidenziale (con tutti) “regala” sotto compenso simbolico stampe di nature morte o rovine romane assortite.La piazza sotto-palco è ancora mezza-vuota (non si riempirà, ma Grillo dice: è solo il primo giorno). Allo stand del Lazio gli avventori rimirano un fotoromanzo satirico sul governatore Nicola Zingaretti e, poco oltre, leggono volantini sulla “Rcautoequa”. Tutto è fai-da-te, anche il giornalino “Il Movimento”, che un attivista presenta magnificandone la casualità di fattura: “Qualcuno scrive bene, altri meno bene, ma sono tutti non giornalisti”. Il banco dei libri, a parte uno in cui il presidente della Repubblica è dipinto come “capo-banda”, è pieno di volumi che raccontano chi siano e che cosa abbiano fatto i parlamentari finora visti soltanto nei video autoprodotti sul web (si chiama “Coerenza”, il mio volume, spiega un attivista-venditore). Solo che è passato un anno e mezzo, la strategia del grugno fisso e del “no” a tutto ha prodotto una certa irrilevanza politico-parlamentare e, anche se Grillo dice “ci prendiamo l’Italia”, non è detto che tutti ci credano. Aleggia sottotraccia la polemica sul sindaco mezzo-dissidente di Parma Federico Pizzarotti: “Povero”, dice Grillo (ma sul palco scherzerà sui sindaci “buoni” e sui sindaci “meno buoni”).

Il Movimento pare sdoppiarsi: da una parte sembra voler cancellare il fatto che il treno è passato; dall’altra continua a ripetere, come fa Grillo a un certo punto, la frase-feticcio che rassicura gli attivisti arrabbiati, quelli per cui l’ottobre 2014 è come il febbraio 2013: “Abbiamo preso il 25 per cento, Napolitano doveva darci l’incarico, gli altri hanno fatto le larghe intese nelle segrete stanze e poi ci hanno dato la colpa dell’inciucio”. Si aggiunge solo il colpo al nemico di oggi: “Renzi è leader di partito senza base, noi abbiamo la base senza leader”, e si dice di preferire Berlusconi ai “finti amici della sinistra”. La realtà matrigna viene rigirata, ma alla fine viene fuori (“siamo dentro il cambiamento anche se non riusciamo a vedere bene”, dice Grillo). Ma non basta un giro col sorriso in papamobile (lo fanno Grillo e Casaleggio), e allora il comico fa il triplo salto mortale: voi, proprio voi, voi dovete diventare me. Sì...aspetta e spera, perchè il problema vero è che uno non è uno

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