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Paul Krugman: "Per la zona euro non esistono scenari alternativi a una fine catastrofica"

Il Nobel Paul Krugman* sul New York Times applica la legge di Dornbush alla crisi dell'euro: una crisi al rallentatore, ma che può manifestarsi all'improvviso. . . e il grado di confusione mentale è ancora alto.

In economia esiste una legge, la legge di Dornbusch secondo cui “La crisi ci mette molto più tempo di quanto si pensi ad arrivare, ma poi accade tutto molto più in fretta di quanto ci si aspetterebbe”. Dal suo blog sul NYT, il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman l'applica all'attuale situazione in Europa e sostiene come gli austerici avevano proclamato vittoria prima però del crollo dell'inflazione e del fatto che i fondamentali macroeconomici sono tornati ad una situazione estremamente grave.

Nel 2012, il problema erano gli altissimi costi finanziari nella periferia: i mercati sostanzialmente temevano che la Spagna o l'Italia avrebbero potuto dichiarare default nel breve termine perché rischiavano di trovarsi letteralmente a corto di denaro – e i timori del mercato minacciavano di trasformarsi in una profezia autoavverante. E tutto quel che ci è voluto per disinnescare quella crisi sono state tre parole di Draghi: "con ogni mezzo". Una volta che la prospettiva di una carenza di liquidità è stata esclusa, il panico si è rapidamente placato, e da allora sia la Spagna che l'Italia hanno costi di indebitamento storicamente bassi.

Quello che sta succedendo ora, tuttavia, è molto diverso. Si tratta di una crisi che coinvolge l'area dell'euro nel suo insieme, la quale sta scivolando in una trappola deflazionistica con la BCE già sostanzialmente coi tassi a zero. Draghi può cercare utilizzare il quantitative easing, ma non è affatto certo che possa funzionare. Ma, secondo Krugman, è il grado di confusione intellettuale l'elemento più incredibile della crisi europea. La Germania considera ancora il tutto come causato dalla irresponsabilità fiscale tagliando le gambe al QE: prendere in considerazione l'acquisto di debito pubblico è un anatema.
La Germania sembra ancora determinata a considerare il tutto come causato dalla irresponsabilità fiscale, cosa che non solo esclude uno stimolo fiscale, ma taglia le gambe al QE, poiché per loro prendere in considerazione l'acquisto di debito pubblico è un anatema.

Ed è notevole, anche, come la logica della trappola della liquidità rimane vaga anche dopo sei anni - sei anni! - al limite inferiore dei tassi. Non è l'esempio peggiore, ma oggi ho letto Reza Moghadam:
"I salari e gli altri costi del lavoro sono semplicemente troppo alti, anche per gli standard dei paesi ricchi, per non parlare dei mercati emergenti concorrenti."
Augh! Se ci si preoccupa della competitività esterna, il deprezzamento dell'euro è ciò che ci vuole, non i tagli salariali. E il taglio dei salari in una trappola della liquidità approfondisce quasi sicuramente il crollo. Come si può non capirlo?

L'Europa ha sorpreso molte persone, conclude Krugman, con la sua capacità di recupero. Ma non vi sono scenari alternativi a una fine catastrofica. "È possibile che la storia di Marine Le Pen che farà uscire la Francia sia dall'euro che dall'Unione europea non sia plausibile; ma qual è l'altro scenario?".

*Paul Robin Krugman: (Long Island, 28 febbraio 1953) Premio Nobel per l'economia 2008, è un economista e saggista statunitense. Attualmente professore di Economia e di Relazioni Internazionali all'Università di Princeton.

Fonte: Voci dall'estero

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