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Renzi, analfabeta politico servo del capitale

di Diego Fusaro -

“Happy days” è il ridicolo nome lanciato quest’estate dal Partito Democratico per la propria festa di Roma. Credo che si tratti di un nome efficace, oltre che ridicolo, in quanto descrive magnificamente l’essenza stessa del partito più filoatlantista che vi sia oggi nello scacchiere politico italiano. Certo, anche a destra non scherzano: partitini risibili come quello di Fini, penosamente proni dinanzi alla Nato e al volere statunitense, farebbero ridere se non facessero piangere. Lo stesso Ignazio La Russa, che non perde occasione per dichiararsi orgogliosamente di destra, porta avanti politiche di integrale servitù rispetto agli Usa; politiche che gli costerebbero indubbiamente – se fosse ancora vivo – sonanti calci nel fondoschiena dal suo padre spirituale Benito. È la prova di quanto vado sostenendo da tempo: destra e sinistra sono finti opposti, che in verità dicono il medesimo. E il medesimo è l’adesione cadaverica al mercato sovrano e la subalternità culturale e geopolitica alla potenza statunitense. Il Pd è, in questo, il partito che meglio si distingue: Renzi, come già altre volte ho ricordato, è il momento terminale della tragicomica parabola della sinistra italiana, passata dalla lotta contro il capitale alla lotta per il capitale. Volgarità postmoderna e lessico giovanilistico si fondono nel modo di fare politica del “rottamatore” alleato con lo status quo e con i poteri forti, con il giovane vestito à la Fonzie che si vanta di non aver mai letto Marx (qualcuno ne dubitava?) e che usa compulsivamente parole e frasi inglesi, rivelando anche in ciò il proprio servilismo rispetto al lessico dell’impero.

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