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Renzi, Draghi e le famosa letterina...

di Max Parisi -


E così, alla fine la lettera è arrivata, da Bruxelles, e Renzi e Padoan l'hanno ricevuta compiendo nel contempo un gesto inedito: l'hanno resa pubblica. Berlusconi e Tremonti, nel 2011, non fecero lo stesso. La sostanza della missiva è indiscutibile, si tratta di qualcosa di molto simile alla pagella di fine anno con scritto rimandato a settembre in tutte le matiere. Difficile, evitare la bocciatura? Forse.

La Commissione europea fa notare all'Italia la mancata applicazione del Fiscal Compact e l'aumento anzichè la diminuzione del deficit pubblico, con un disavanzo anch'esso in crescita oltre le regole pattuite, che prevedevano tutto al contrario la sua diminuzione. E' grave? Può darsi.

In più, Bruxelles pretende che il governo italiano fornisca in 24 ore le giustificazioni, le spiegazioni, il senso ultimo delle proprie scelte in merito alla manovra 2015, come se non bastasse quanto già inviato.E' uno sgarbo? Potrebbe.

In verità, una fonte interna ai vertici dell'Unione ci ha raccontato in camera caritatis che quanto sta accadendo è tutta una manfrina. Dietro il balletto delle lettere - già, perchè oltre all'Italia l'hanno ricevuta altri quattro stati della UE - c'è "il caos". Juncker ha promesso 300 miliardi di investimenti per creare occupazione, ma in cassa la Commissione non ha più neppure un euro. Addirittura, ha un buco di 26 miliardi a cui si aggiungono le voragini create dall'Ucraina che batte cassa (di ieri la richiesta di altri 2 miliardi per pagare il gas alla Russia, altrimenti inverno al gelo) e l'impossibilità per veto tedesco di usare le palate di miliardi accantonate nel Fondo salva stati, al quale l'Italia ha contribuito per non meno di 50 miliardi presi a prestito dai mercati finanziari gonfiando ulteriormente il debito pubblico.

Quindi il caos innanzitutto è finanziario, ci viene detto.

E in questa situazione, che l'Italia sfori o non sfori il limite del 3% risulta indifferente, tanto quanto il fatto che il debito pubblico non si riduca nè in percentuale nè in valore assoluto. La Commissione europea è alla prese con la sua sopravvivenza, non con la gestione della Ue, che ormai le è sfuggita di mano. La Francia va per conto suo e a nulla varranno le reprimende di Bruxelles, la Spagna continua e continuerà ad avere un rapporto debito/pil ben oltre il 3% con una disoccupazione molto al di sopra del 20%, la Gran Bretagna per principio non accetta alcuna indicazione Ue, nè per l'economia, nè per i rapporti politici e sociali. Cameron ha già detto che se vincerà le elezioni, il referendum per uscire dalla Ue sarà indetto nel 2015 e addio. Gli altri Paesi del sud Europa e le new entry balcaninche sono combinati in un modo tale da rendere impossibile qualsiasi intervento per riportarli entro i parametri di Maastricht. Andrà già di lusso se nessuno di loro dichiarerà default nel 2015.

La situazione è questa. Quindi, Renzi e l'Italia se ne possono ampiamente strafregare della lettera di oggi e anche delle successive, casomai arrivassero. Ma non arriveranno.

Finita qui? No, c'è dell'altro, ci ha detto la nostra fonte.

La vera partita che si sta giocando nel buio delle segrete stanze di Bruxelles vede in campo da una parte un solo giocatore, dall'altra un'agguerrita squadra formata da Germania, Olanda, Belgio, Lussembugo, Danimarca, Svezia e Finlandia. Quel giocatore, è Draghi. E lo vogliono non solo battere, ma buttare fuori dal campo, che è la BCE.
Le ragioni sono note, notissime, e si possono riassumere nel fallimento delle politiche monetarie messe in atto dall'italiano, incapaci di dare veri stimoli alla ripresa economica e contemporaneamente inutili per salvaguardare gli interessi del "capitano" tedesco. Ce n'è abbastanza per una guerra senza esclusione di colpi. Guerra che infatti sta per scoppiare.

Quando? Lunedì prossimo, quando per l'appunto riapriranno i mercati prendendo atto degli "stress test" resi pubblici il giorno precedente, 26 ottobre 2014.

Segnatevi la data. Cambieranno molte cose, domenica.

Fonte: Il Nord

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