Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog

Ecco quanto ci costa (e quanto rende) "Accoglienza spa"...la grande abbuffata

Lo scorso anno, 2013, per i migranti si calcola che l’Italia abbia speso una cifra intorno al 1.800.000 euro. Euro più, euro meno. Non molto dirà qualcuno, probabilmente perché non ha compreso che si tratta della spesagiornaliera. Eh sì, 1.800.000 euro al giorno da moltiplicare quindi per 365 giorni. Si parla perciò di 657.000.000 di euro, però, attenzione, non stiamo parlando dell’intera spesa dell’Italia per l’assistenza ai migranti, ma esclusivamente quella per i 40.344 sbarcati solo lo scorso anno.

In pratica una media di circa 45 euro al giorno per ognuno, somma questa che comprende letto, pasti, abbigliamento, farmaci, un minimo di “pocket money” (La Repubblica, da cui abbiamo preso i dati, lo chiama così) da mettere loro in tasca, e questo per ognuno degli immigrati che viene accolto in uno dei 27 centri d’accoglienza, identificazione e Cara (Centri richiedenti asilo) presenti su tutto il territorio nazionale.

Bisogna anche considerare che la cifra di 45 euro giornalieri presa in considerazione lievita fino a 70 e oltre nel caso si tratti di minorenni e, a voler essere maligni, se sei maggiorenne ma molto giovane, a passare per minore non ci metti molto, visto che di solito nessuno di loro ha documenti validi da esibire.

Alla luce di questi fatti, cosa dovrebbero pensare, giusto per fare un esempio, gli oltre 7 milioni di pensionati italiani che prendono mensilmente meno di 1000 euro, di cui oltre 2 milioni riceve un assegno inferiore addirittura ai 500 euro? Niente di buono, al di là degli appelli alla solidarietà di Papa Francesco, perché è facile essere solidali e disponibili quando si fanno tre buoni pasti al giorno, e si ha un bel tetto sulla testa e tutti i comfort che comporta non avere problemi di soldi. Un po’ più complesso diventa quando non sai se con il budget di cui disponi riuscirai a mangiare tutti i giorni, o a pagare l’affitto e le bollette a fine mese.

Ma questa “voglia di immigrato” che una parte dell’Italia sembra avere, è davvero finalizzata solo alla solidarietà? Non siamo ingenui… Infatti, lascia molto pensare che negli ultimi dieci anni, il “business” dell’accoglienza sia stato a esclusivo appannaggio di particolari soggetti facilmente individuabili.

Prima di tutto, guarda un po’, la Legacoop, poi le imprese legate a Comunione e Liberazione, più alcune multinazionali. C’è poi da dire che le gare bandite dal Viminale per la gestione dei centri su menzionati, si aggiudicano a un ribasso che nella maggior parte dei casi è di media del 30%. E naturalmente questo sconto, alla fine, lo “subiscono” gli assistiti, che si ritrovano sistemati e trattati in modo magari inqualificabile, che però serve lo stesso a far incassare bei soldi agli organizzatori.

Naturalmente, come abbiamo letto su La Repubblica, questo fa lamentare molto gli immigrati, e anche Christopher Hein, il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati che, in proposito, ha detto: “La ragione per cui questo avviene è che in Italia molti servizi per l'immigrazione vengono affidati sulla base di un solo principio: quello dell'offerta economica più vantaggiosa. C'è un business dell'immigrazione inaccettabile, parliamo di commesse da milioni di euro su cui molti si stanno arricchendo, dove i diritti delle persone scompaiono”.

Naturalmente, il dottor Hein si riferisce ai diritti dei migranti che però – ci scuserà – dal nostro punto di vista dovrebbero venire dopo i diritti degli italiani, che in questo Paese ci sono nati, lo amano e che hanno contribuito a farlo crescere. E infatti quei 675milioni (calcolo approssimativo e per difetto) di euro spesi soltanto per il mantenimento 40.000 immigrati arrivati in Italia solo nel 2013 (per capirci, tutte le spese di Mare Nostrum sono escluse), avremo tante altre idee su come poterli utilizzare a favore dei nostri connazionali, magari aiutando meglio i disabili, o costruendo strutture per i bambini, o semplicemente dando una mano quelli di noi che se la passano peggio, e sono proprio tanti.

Ma continuando a leggere l’inchiesta de La Repubblica, scopriamo che per chi si occupa di immigrazione la “fetta più ghiotta” è rappresentata dai richiedenti asilo. E così l’attenzione finisce sul Cara di Mineo, il più grande centro d’Europa dedicato a questo scopo, dove si trovano 4000 persone di 50 etnie diverse, collocato nel “Villaggio degli aranci”, all’epoca il luogo dove erano alloggiati i soldati americani di stanza a Sigonella. Attualmente, quel centro fa incassare al Consorsio Calatino Terre di accoglienza che lo gestisce stipandolo il doppio rispetto alla capienza, la discreta somma di 50 milioni di euro all’anno.

E poi, sempre La Repubblica, fa un elenco interessante sulle varie società che si spartiscono il business. La Sisifo (Legacoop) – che gestisce il centro di Lampedusa, un altro di quelli sempre stipati al massimo e anche oltre la loro capienza – e poi la Senis hospes e Cascina Global Service (nell’orbita di Comunione e Liberazione), la Croce Rossa, il Consorzio Casa Solidale, vicino a personaggi che facevano capo al vecchio Pdl (e poi ti chiedi perché Alfano si dà tanto da fare per aiutare gli immigrati ad arrivare in Italia!).

Nella spartizione anche i Pizzarotti di Parma, per un loro complesso edilizio requisito nel 2011 ai tempi dell’emergenza Nordafricana e che per questo ricevono un compenso di 6 milioni di euro ogni anno. E se tutto ciò non bastasse, sembra che i gestori dei Cara utilizzino anche dei “trucchetti” per trattenere il più a lungo possibile i loro ospiti. Tra gli esempio, quello di Sant’Angelo di Brolo, dove la Procura ha accertato che un certo numero di migranti rimase ospite lì per quasi un anno dopo aver ricevuto il permesso di soggiorno, permettendo al Cara gestito dal Sisifo di guadagnare illegittimamente 468mila euro, e ai suddetti immigrati di restarsene in panciolle, spesati di tutto pur avendo la possibilità di cercarsi un lavoro e un’altra sistemazione non a spese degli italiani (ma non sono dei lager questi centri d’accoglienza?

E allora perché volontariamente gli immigrati ci restano dentro? “Accà nisciuno è fesso pure per loro, eh?”). Per la cronaca, Sisifo della Legacoop, oltre a gestire il Cara di Sant’Angelo di Brolo, e il centro di Lampedusa, si è anche aggiudicato l’appalto per il Cara di Foggia e quello di Elmas, a Cagliari. Se si pensa che solo nel Centro accoglienza di Lampedusa sono passati almeno 100mila migranti, l’idea del business che c’è dietro, diventa più chiara.

E per renderla ancora più lapalissiana, basta sapere che il Viminale paga due milioni e mezzo di euro per l’appalto di un centro la cui capienza ufficiale sia di 250 posti. Poi, se arrivano migranti in più – e arrivano sempre – il ministero degli Interni, paga a parte. E questo vale per tutti, dall’Auxilium di Potenza al centro di Bari Palese, quello di Ponte Galeria a Roma o Pian del Lago a Caltanissetta. Tutti incassano più dei 40milioni di euro previsti dai bandi di gara.

Ora, al business si stanno interessando anche i francesi della Gepsa, e la multinazionale Cofely Italia, che stanno stringendo accordi con l'Acuarinto di Agrigento o la Synergasia di Roma per gestire il Cara di Castelnuovo di Porto a Roma o al Cie di Gradisca d'Isonzo. E, se non bastasse, ecco arrivare anche la Misericordia del prete-manger di Isola Capo Rizzuto che da 10 anni gestisce un Cara in cui gli ospiti dormono anche in 10 in vecchi container, e che frutta la somma di 28milioni di euro.

E adesso chiamatela “solidarietà”!

Fonte:www.quotidianogiovanionline.it

Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: