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Il MSI  del 1960 era già con la testa nel ventunesimo secolo

Mario Bozzi Sentieri

"...E’ colpa di questo regime se l’Italia cade a pezzi per un’ondata di maltempo” e, dati alla mano, evidenziava la disorganicità degli interventi, il pressapochismo di chi doveva programmare ed intervenire, le giustificazioni, ridicole ieri come oggi, di chi parlava di “catastrofe non prevedibile, di piogge senza precedenti, di eventi naturali di eccezionale ampiezza”. Era il 1966 – si badi bene – 48 anni fa. Niente sembra essere cambiato.

“Il fatto – scriveva Rauti – che abbiamo devastato intere città, province al completo, dimostra solo che in questi ultimi anni non è stato fatto nulla, assolutamente nulla, in materia di dighe, arginature, sistemazione dei loro corsi. I fondi sono andati altrove. Sono stati ‘stornati’ , come si dice, con termine elegante. Sono stati rubati, come diremmo noi”.

Era la destra che, di congresso in congresso, di documento in documento, di riunione in riunione, pur politicamente accerchiata e discriminata, s’interrogava sulle nuove povertà, sui costi di un’urbanizzazione selvaggia e predatoria, che dava soluzioni per evitare quello che sarebbe diventato il dramma dell’immigrazione ed era alla ricerca di un modello alternativo alla partitocrazia, al neocapitalismo e all’allora ancora avanzante comunismo.

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