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La lezione di Tor Sapienza...

- di Gianni Fraschetti -

Ancora una giornata di protesta ieri a Tor Sapienza. Un migliaio di italiani residenti hanno marciato sul centro di accoglienza e sono rimasti di presidio, sorvegliati da una ventina di agenti del Reparto Mobile. Non ci sono stati incidenti ma la tensione resta altissima. Gli abitanti del quartiere pretendono lo sgombero del fabbricato di Via Morandi che accoglie i clandestini, ormai identificato come un focolaio di infezione che sta contribuendo non poco al degrado del quartiere romano già alle prese con i grandi problemi comuni a tutte le periferie metropolitane

Gli abitanti di Tor Sapienza si sono dunque ribellati a questo stato di cose e da loro viene una chiara lezione: l'integrazione in queste condizioni è una chimera, o forse meglio dire una follia. Pensare di innestare a forza elementi estranei nel corpo vivo delle comunità periferiche delle grandi città, che hanno solidarietà paesana e problemi da metropoli, è non solo sbagliato, ma estremamente pericoloso per il degrado e le tensioni sociali che già esistono. La crisi di rigetto è inevitabile e può assumere anche forme particolarmente virulente.

Alla base di qualunque integrazione ci sono infatti le regole, che sono le grandi assenti in questo rutilante e rumoroso circo equestre messo su da Bergoglio, Alfano, Renzi, Berlusconi e le sinistre di tutte le sfumature (dal PD ai centri sociali). Per loro è solo un un grande e succulento business e le cooperative bianche e rosse, la Caritas e le ONG "no profit" (carina questa) stanno facendo affari d'oro sulla pelle di questi infelici, trattati come bestiame, in chiave puramente e unicamente affaristica (un tanto al capo).

E il tutto avviene sulla pelle di italiani...poveri anche loro, degradati anche loro, disperati anche loro, che misurano con gli occhi iniettati di sangue per la rabbia, la differenza di trattamento tra la loro condizione di abbandono totale da parte delle istituzioni e il "migrante", il capo di bestiame pregiato che comunque viene accolto, ricoverato, nutrito, vestito, calzato e vezzeggiato, che non ha problemi di affitto, di mutuo, di bollette e di sopravvivenza immediata e passa le sue giornate, quando va bene nell'ozio più totale, e quando va male alimentando i circuiti malavitosi. Quella microcriminalità spicciola che è la vera piaga dalla quale siamo afflitti e che realmente tormenta i cittadini che magari se ne fregano della truffa miliardaria, ma non possono sopportare le strade sotto casa invase da spacciatori, scippatori, prostitute, lenoni e maniaci sessuali.

Gli ultimi tre governi (Monti-Letta-Renzi) hanno pensato bene di coniugare solidarietà pelosa e spirito d'impresa (a spese nostre, ovviamente) e di alimentare il business aprendo sempre di più le porte di casa in assenza totale di regole e controlli, fino ad arrivare a quell'obbrobrio inaudito dell'operazione Mare Nostrum, con la quale, insieme a cinque o seimila veri profughi di guerra (perchè questa è la cifra a oggi di chi avrebbe realmente diritto all'accoglienza) sono arrivati 150.000 disperati, pronti a tutto, che sono stati inseriti a forza nel corpo dolorante di una società, la nostra, sotto shock già di suo per gli effetti della crisi.

Il tutto condito dai sermoni insopportabili della madonnina dei rifugiati, della ex ministro per l'integrazione e di quel bravo papa gesuita che ci ritroviamo.

Regole: nessuna. Nessuna identificazione certa, nessun protocollo sanitario, nessun controllo di alcun tipo. Nulla di nulla di nulla. Arrivano e subito vengono presi in carico dagli avvoltoi no profit, un tanto a capo e smistati in luoghi che già scoppiano di problemi loro. Ed è chiaro che in questa logica miope e becera da mercato delle vacche, più ne arrivano e meglio è, come sua santità non perde occasione di ricordarci. Una logica dell'accoglienza disgustosa, messa in atto da personaggi rivoltanti in un contesto generale già gravemente compromesso di suo.

E su queste basi si predica il mantra dell'integrazione e la favoletta dei nuovi italiani? Ma non facciamo ridere i polli, per piacere. Intendiamoci, io non sono razzista e disprezzo coloro che vantano improbabili superiorità biologiche ma le etnie diverse esistono, ognuna con la propria cultura, la propria storia e la propria religione, e bisogna tenerne conto. A oggi l'unica società multietnica e multiconfessionale, esistita e funzionante per duemila anni, che la storia ricordi è rappresentata da Roma.

Roma accettava tutti e non discriminava nessuno e men che meno per motivi biologici. Nelle Legioni servivano bianchi, neri e gialli. Biondi mori e rossi. Combattevano e morivano come soldati di Roma, per Roma e per ciò che Roma rappresentava.

Per spiegarci meglio, l'identità di Roma era talmente forte da consentire lo sviluppo intorno a essa di una comunità di destino che travalicava i confini di religione e di sangue. Tutti si riconoscevano nell'etica e nei valori che Roma esprimeva e per essi erano disposti a morire. Quando quest'etica è venuta meno (con il cristianesimo), è venuto meno anche l'Impero e con il suo crollo sono tornati i nazionalismi beceri e tribali e i deliri razziali.

Questi sono i termini della questione quando si parla di società multietniche e multiconfessionali ed è inutile girarci intorno. Non è un problema di ONLUS che altro non fanno che ingozzarsi sulla pelle di questi disgraziati, è un problema di identità e di regole. Se non ci sono, come nel nostro caso, dopo un po' il tessuto sociale si lacera e cominciano i guai. Guai grossi. Sono pronto a scommettere che tra breve vedremo le prime milizie di quartiere, con tutto ciò che ne consegue. Questa è la lezione che ci arriva da Tor Sapienza, ma nessuno la capirà. Troppo presi da se stessi...ma anche troppo stupidi e ignoranti per capire.

La lezione di Tor Sapienza...

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