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Roma è ormai una polveriera pronta a esplodere
Roma ormai è una polveriera, e potrebbe bastare una scintilla per farla esplodere. Governo nazionale e governo municipale, immemori, arroganti, e menefreghisti, fanno finta di non saperlo

di A.P. -

Tacciono sull’incuria, il degrado, la de-civilizzazione di quella che fu “Caput Mundi”, il sindaco e il governo, la giunta e il Presidente del Consiglio. Non parlano di una città, una stirpe, che nei secoli passati portò la civiltà in quasi tutto il mondo conosciuto allora. Un città meravigliosa, piena di vestigia antiche, monumenti che tutto il mondo ci invidia, opere d’arte praticamente ovunque, non solo nei musei, ma per le strade, nelle piazze, persino in alcuni vicoletti. Eppure, oggi, su tutto è una cosa che colpisce di Roma: il degrado in cui versa.

Sommersa dal traffico - ma lì un minimo di scusante c’è, perché fare le linee metro a Roma è praticamente impossibile, visto che come si fa un buco in terra come minimo trovi un tempio dell’epoca imperiale – strangolata da indegne colate di cemento armato che sindaci comunisti hanno permesso in ogni dove, facendo e disfacendo piani regolatori solo ad uso e consumo degli “amici di partito”, adesso quella che potrebbe essere in assoluto la città più bella del mondo, un inarrivabile museo a cielo aperto, subisce l’onta finale, quella di un sindaco assolutamente incapace di comprenderne i problemi e almeno di provare ad affrontarli ma, soprattutto, quella di un’invasione da parte di vere e proprie orde barbariche.

Siamo razzisti a dire ciò? E allora girateci voi nella Roma di oggi, di giorno e di notte. Guardateli voi questi immigrati che secondo la Boldrini ci portano “la civiltà”, defecare in mezzo alla strada, orinare negli angoli, in mezzo alla folla. Osservateli dormire in giacigli improvvisati a meno di 50 metri dalla Domus Aurea, e lavarsi nudi alle fontanelle del Parco del Colle Oppio, con vista direttamente sul Colosseo. Ammirateli mentre stendono le loro coperte in terra per esporre povera mercanzia ai piedi del Castel Sant’Angelo, o sotto il “passetto” che per secoli servì ai Papi insidiati a ritirarsi nella loro fortezza. Guardateli dormire sui gradini della fontana di fronte al Panteon e alle sue tombe dei Re. E se ancora non basta, affacciatevi da qualsiasi finestra per vederli mentre armati di lunghi bastoni e carrelli della spesa al seguito, svuotano i cassonetti della spazzatura per trovare ferro o rame, disseminando in terra qualsiasi rifiuto che, un attimo dopo, diventerà preda di robusti ratti, ormai grassi come lontre.

E via così, tra edifici dismessi occupati, dal palazzo umbertino ormai in mano agli extracomunitari da dieci anni, proprio davanti alle mura lateranensi, a 100 metri dalla basilica di San Giovanni, alle strutture dell’ex Fiera di Roma, a due passi dalla Basilica di San Paolo, che invece di ospitare mostre o un museo, sono diventati la casa di un gruppo di rom. L’elenco potrebbe essere infinito, ma non vogliamo tediarvi. Solo, piange il cuore a girare per questa città così massacrata, vilipesa, offesa, tutto in nome di quella “carità falsa e pelosa” che vi abbiamo ampiamente documentato. Perché certo non è colpa dei migranti se siamo ridotti così, ma degli stolti infami che si nascondono dietro ai buoni sentimenti, e che usano tutto e tutti solo per contare quattrini.

Forse, alla fin fine, se quella scintilla arrivasse, non sarebbe un male.

Fonte: www.quotidianogiovanionline.it

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