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Salvini, Bella Ciao e le storie di altri tempi

(Informare) - Bella ciao ritorna, in un coretto un po’ stonato davanti a un campo nomadi di Bologna. Maestro del coro Matteo Salvini e qualche sodale leghista e dintorni. E da lì è tutto un arrampicarsi e scivolare sugli specchi. Bella ciao sì, Bella ciao no... canto partigiano, no canto delle mondine, forse delle mondane che mi pare quella più azzeccata...

Scriveva Nietzsche che il sangue non è necessariamente un buon testimone, una vita indegna si riabilita con una morte faccia al sole? Non saprei dire ma penso ad Achille Starace, che da segretario del PNF attirò su se stesso e il regime la satira, il dileggio, la critica e la delusione e caduto poi in disgrazia fu scovato per caso da una banda partigiana, riconosciuto, condotto a piazzale Loreto davanti al plotone d’esecuzione dove volle morire rivolto verso il corpo appeso del Duce e porgere l’estremo saluto a braccio teso. Forse i suoi assassini cantavano anche loro Bella Ciao.

Sicuramente la cantavano per le strade di Torino, dopo aver impiccato due volte Giuseppe Solaro, ‘il fascista che osò sfidare la FIAT e Wall Street’ (sottotitolo del bel libro di Fabrizio Vincenti), e la cantavano mentre massacravano centinaia di fascisti mai domi, appesi ad alberi e lampioni per poi gettarli nelle acque del Po. Fascisti della prima ora insieme a quelli dell’ultima, donne e giovanetti che portavano in cuore una Fede che non poteva farli vincere poichè l’acciaio, ahimè, si produce con l’oro, ma sapeva far distinguere loro dove stare. E ci stettero fino alla fine.

E la cantavano in tante città, borghi sperduti e casolari mentre ammazzavano soldati repubblicani che si erano arresi dopo la sconfitta. I sedici ufficiali nello stadio di Lecco, per esempio, assassinati dopo inenarrabili torture, il padre di Mila costretto a reggersi un occhio cavatogli dall’orbita, come una arena d’antiche storie, fucilati mentre la folla cantava, incitava, derideva e si beava di quello scempio.

C’è bisogno di continuare? Molti di noi conoscono quelle vicende e su quell’orrore, quella sfida, quell’estrema dignità, abbiamo rifiutato gli insegnamenti della scuola, dell’oratorio, della televisione e dei giornali, per scendere in piazza e urlare tutta la nostra rabbia, con i nostri modesti manifesti vergati con la vernice per lanciare il nostro canto libero… ( e non finiremo mai di ringraziare Lucio Battisti che mise in musica le nostre emozioni).

Altre storie, di altri tempi, di uomini e donne che l’anagrafe impietosa cancella e che i vivi cancellano dalla memoria… La strategia, la tattica, i tempi nuovi e distanti (con Pound chiuso in una gabbia), ove si fa di necessità virtù e altro ancora…Di peggio, in una corsa al ribasso senza fine.

Sia dunque gloria a voi uccisori di serpenti. che avete anticipato questa generazione bella e libera. Io sono quello che sono, però e anche se partecipo e auspico i venti del cambiamento e invidio chi se ne fa interprete con giovanile ardore e spregiudicato sentire, lasciatemi stare ‘faccia al sole e in culo al mondo’ con le mie visioni eretiche, le mie nostalgie, un passato che dentro di me non muore, e le canzoni, le tante canzoni contro l’usura, contro i pugni chiusi contro il cielo e gli dei ostili, dove le note di Bella Ciao non possono stare, non devono stare e non voglio che trovino accoglienza e giustificazione…

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