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di Gianni Fraschetti -

 

Viviamo in un periodo di grandi e drammatici cambiamenti. Tutto intorno a noi sta mutando, la politica, l'economia, i rapporti tra gli stati, quelli tra i singoli individui e perfino il clima che tende a divenire sempre più ostile e imprevedibile. Sono in piena accellerazione grandi trasformazioni del nostro modo di vivere e le norme legislative che avevano regolato fino a oggi la nostra organizzazione sociale si sgretolano, una dopo l'altra, sotto la spinta inarrestabile di una crisi economica sempre più profonda e apparentemente senza fine, provocata da una offensiva senza precedenti, portata avanti dai signori della finanza internazionale in tutto il mondo. Ed è forse il caso di rammentare che l'1% della popolazione mondiale detiene il 50% delle ricchezze del mondo ed all'interno di quell'1% vi sono poi degli scalini che rendono le prime posizioni inarrivabili e coloro che le occupano non intendono fermarsi lì.

Gli effetti di questa guerra, scatenata da questi pochi eletti verrebbe da dire contro tutta la razza umana, impatta violentemente sui modelli istituzionali e modi di governare, sulle strutture corporative e di classe, sulle istituzioni economiche, sulle libertà politiche e i diritti civili dei singoli cittadini e sulle sovranità nazionali. Questo processo ha radici profonde nel tempo. Senza volere andare troppo lontano, con la Prima Guerra Mondiale vennero distrutti i grandi Imperi europei: Asburgico, Tedesco e Russo e l' Impero Ottomano. Ne uscirono fuori una miriade di statarelli, spesso costruiti sulla carta, senza altro conforto di una matita e una riga e senza tenere conto di alcun fattore etnico, economico e politico. L'Europa venne cosi' ridotta a un nano impotente e il fulcro della politica, dell'economia, il luogo deputato a decidere, si spostò inevitabilmente sull'altra sponda dell' Oceano Atlantico. I poteri forti, ben illustrati da Gioele Magaldi nel suo libro Massoni, avevano messo a segno il primo duro colpo nel progetto di asservimento a loro colonia di tutto quanto il mondo.

Con la Seconda Guerra Mondiale venne magistralmente eseguita la seconda parte del loro piano, i sistemi coloniali europei vennero disintegrati in entità spesso grottesche che divennero spesso focolai di nuove tensioni e conflitti e subirono presto la peggiore forma di dominio possibile, quello economico, che non aveva nemmeno l' onere di doversi minimamente occupare di quelle infelici popolazioni. L' Europa stessa venne ridotta allo stato di una colonia, suddita dei voleri nordamericani e il mondo venne spartito a tavolino dai due rivali/complici USA-URSS che, sotto la minaccia dell' olocausto nucleare, imposero nei cinquanta anni successivi nuove organizzazioni sociali, meglio confacenti ai loro progetti. In questa fase iniziò anche la costruzione di una nuova tipologia umana, di un soggetto docile, gregario e passivo che fosse maggiormente rispondente alle necessità del mercato globale da una parte e del socialismo reale dall'altra.

Fu in questo dopoguerra che venne avviata la parte conclusiva del progetto di asservimento del mondo. Nell'Europa occidentale si insediarono democrazie che portavano all'origine, nel loro DNA, il germe dell'autodistruzione mentre quella orientale venne surgelata e posta fuori da ogni ipotesi di autonomo sviluppo dalla imposizione, manu militari, di Repubbliche socialiste che di socialista avevano solo il nome. Da una parte vi fu la sagra illusoria dell' abbondanza e del benessere, dall'altra quella della schiavitù e della miseria. Da quel momento prese il via il processo di asservimento finale che ci porta ai nostri giorni.

Le democrazie occidentali europee nascevano con un codice genetico predisposto ad un loro progressivo disfacimento. La loro decadenza era inevitabile: eccessiva frammentazione, corruzione diffusa, occupazione di ogni possibile spazio da parte dei partiti e la progressiva perdita di ogni valore di riferimento e di ogni sentimento comunitario hanno progressivamente allontanato il popolo dalla politica, percepita dai più come appannaggio di pochi e luogo di sordido scambio e di affari. La democrazia decadente è così divenuta col passare del tempo democrazia oligarchica, un sistema chiuso al quale si accede unicamente per cooptazione. Siamo adesso all' ultima fase della transizione il passaggio dalla democrazia oligarchica a una dittatura tecnocratica, ovvero quanto vi è di più distante dal principio di democrazia rappresentativa e di sovranità popolare. Il rifiuto della politica in quanto tale, sapientemente instillato nel popolo, ha generato una passiva seppur riluttante accettazione del tecnicismo e dell'apparente movimento, visti quale unica soluzione alla crisi profonda in atto.

In effetti i poteri forti stanno passando da una gestione del potere tramite i loro collaborazionisti nazionali a una presa di potere senza più paraventi e in Italia sono stati imposti al vertice, con una prassi assimilabile a un colpo di stato uomini non solo affini, collaterali o di area ma in taluni casi parte integrante ed espressione diretta dei poteri finanziari che dominano il mondo.

L'esito finale di questa operazione, strutturata al fine di garantire la prosecuzione dei pagamenti del debito e di far rimanere lo stesso eterno, è difficile da prevedere. Da una parte non vi sono difficoltà a intuirne il reale obiettivo che è la svendita di quanto rimane del patrimonio nazionale, l'inasprimento di tutti i sistemi impositivi, la cessione degli ultimi brandelli di sovranità e lo smantellamento di quanto rimane dello stato-nazione a favore, in questa fase, di una UE che, non essendo autonomo soggetto statuale, è splendidamente surrogata dalla BCE ovvero dalla sala operativa dell'intera operazione.

Dall'altra i soggetti incaricati della condotta sul campo adotteranno sicuramente misure estreme ed estese diffusamente ed in maniera indiscriminata fino a colpire almeno il 95% della popolazione. La compressione economica che si verrà inevitabilmente a creare tenderà a unificare tutte le classi sociali in un blocco solidale che avrà quale comune denominatore la miseria. Ciò provocherà nell'immediato profondi malumori e una profonda avversione nei confronti di tutto il sistema ed è difficile prevedere la piena attuazione delle misure che verranno assunte in un contesto segnato da licenziamenti, tagli di stipendio e riduzione delle pensioni imposte ai funzionari e pubblici impiegati deputati all'applicazione delle nuove norme. Laddove dovessero verificarsi sollevazioni popolari è lecito anche supporre che vi saranno profonde crisi di coscienza, incrinature e rotture negli ambienti militari e di polizia profondamente umiliati dal servire un regime sotto tutela colonialista.

L'attuazione delle nuove politiche diverrà quindi assai problematica, scioperi e proteste diffuse spaventeranno i possibili acquirenti delle imprese pubbliche, i ricavi continueranno a contrarsi, la grande spremitura esattiva pregiudicherà il lavoro a tutti i livelli, la produzione diminuirà ulteriormente e la recessione diverrà profonda. Questo governo non eletto è per sua stessa natura transitorio e non reggerà all'ipotesi concreta di rivolte di massa. Tecnocrati e oligarchi, in un ritornello che pare quasi di vedere, rinnoveranno la minaccia della catastrofe economica in caso di inosservanza delle prescrizione imposteci dalla BCE, supportati in ciò dal sistema mediatico completamente asservito a questo infame progetto di dominio, ma dovranno prendere atto che la catastrofe è già in atto. Miseria e disoccupazione di massa prevarranno su qualsiasi minaccia e si aprirà una finestra di opportunità per una imponente sollevazione popolare tesa a un cambiamento radicale dello stato di fatto.

Il colpo di stato silente avvenuto nel 2011 ha infatti posto le premesse per un taglio netto col passato. Cio' faciliterebbe non poco la nascita di una nuova Repubblica ( LA VERA SECONDA REPUBBLICA), il rigetto del debito odioso e la ricostruzione del tessuto sociale su basi di effettiva uguaglianza e di una più equa distribuzione della ricchezza.

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