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di Gianni Fraschetti -

 

E' chiaro ormai a tutti che il reale obiettivo di Renzi e prima di lui di Letta e Monti, reggitori per conto terzi, insieme a Napolitano e a quello che arriverà dopo Napolitano, del paese e fra i quali esiste una oggettiva unità d’intenti e una complicità di fondo (il filo logico che lega tutto è l'agenda Monti, nata sui desideri/diktat di UE e BCE), è quello di fare degli italiani un popolo di precari sottoccupati, sempre meno sostenuti da ammortizzatori sociali e totalmente indifesi sul mercato del lavoro. Questi signori lo hanno potuto e lo possono fare perché riportano soltanto ai loro capi, che risiedono altrove, a Bruxelles, Francoforte, Londra, New York, e non devono in alcun modo rendere conto al popolo italiano delle loro azioni. Infatti non sono stati eletti da nessuno.

Il momento del break fu la famosa lettera della BCE, inviata da Trichet e Draghi all’allora esecutivo Berlusconi e contenente le misure richieste all’Italia per “salvare l’euro”, per “ridiventare competitiva”, per incamminarsi sulla strada impervia ed accidentata della crescita neocapitalistica.

La missiva, inizialmente “riservata” e datata 5 agosto 2011, è stata poi pubblicata, il 29 di settembre, dal Corsera, suscitando qualche clamore. Perché il Corsera ha potuto pubblicare una missiva riservata, che conteneva i desiderata della classe globale e imponeva un futuro di lacrime e sangue a tutta la penisola?

Perché si stava già preparando il terreno per i governi fantoccio del grande capitale finanziario e per l’accelerazione della “ristrutturazione” del paese in senso neoliberista. In quella letterina erano riassunti i punti del programma di tale ristrutturazione e il primo gruppo di misure da imporre all’Italia. Tutti elementi che sono poi confluiti nella Agenda Monti che è tuttora la stella polare di chi siede a Palazzo Chigi.

Il punto 1 della missiva riguardava la Crescita neocapitalistica, per innescare la quale si richiedeva, oltre alle famigerate liberalizzazioni, di “distruggere il contratto collettivo nazionale di lavoro (e con esso le garanzie residue per i lavoratori stabili) privilegiando i livelli di contrattazione in cui il lavoratore è più debole ed esposto ad ogni sorta di ricatto, e imporre la libertà di licenziamento indiscriminato per flessibilizzare definitivamente il fattore-lavoro.” [Eugenio Orso, La lettera globale, post pubblicato in Pauperclass e da ComeDonChisciotte]

Imporre una disinvolta libertà di licenziamento nel paese faceva parte del diktat globalista che conteneva già l’essenziale di quel programma che oggi Renzi sta diligentemente applicando (jobs act), con l’appoggio incondizionato del suo complice Napolitano e del suo successore alla presidenza, per arrivare a dama, cioè alla fase finale di flessibilizzazione del fattore-lavoro. Ma non solo a quello.

Dietro la retorica melensa del jobs act (c'è qualcosa di odioso anche nel nome), infatti, c’è molto di più della volontà di una rapida riduzione dei costi di produzione (identificati furbescamente con quelli generati dal lavoro), della necessità dell’aumento della produttività, e della ridicola scusa di attrarre i capitali stranieri in Italia con una maggior flessibilità “in uscita” imposta ai lavoratori.

Dietro a questa manovra c’è un vero e proprio progetto antropologico. Un progetto antico, che iniziò a concretizzarsi con la fine della seconda guerra mondiale, per ridurre l’uomo e il suo lavoro, sacro, a mero fattore di produzione. Un essere umano messo al pari delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti energetici utilizzati nel ciclo produttivo (anzi, meno importante di questi ultimi, il cui costo tende ad aumentare), e per creare una neoplebe adatta a vivere, senza ribellarsi e creare troppi problemi, nei degradati contesti culturali e sociali del nuovo capitalismo. Ossia dare vita a un uomo nuovo, costretto nel circuito produci-consuma-crepa e a vivere nelle periferie alveare delle megalopoli. Un soggetto passivo, gregario, docile e oppresso dal bisogno. Un individuo privato di socialità e facile da gestire. Una nuova tipologia umana finalmente depurata dai suoi tratti distintivi quali la dignità, la lealtà, il senso dell'onore, il coraggio, tutte qualità superflue, anzi pericolose per il tipo di società che si voleva instaurare.

Con il job act, Renzi, e prima di lui Monti con la sua segretaria Fornero e la complicità costante di Napolitano, inseriscono un importante elemento del progetto antropologico globalista, imposto dai dominanti di oggi. I vincitori di allora.

Il licenziamento libero, data la relativa facilità di dichiarare stati di crisi e attivare riorganizzazioni aziendali, è ormai alle porte e servirà sia per creare una grande massa di lavoratori a basso costo, ricattabilissimi sotto ogni aspetto e disposti ad accettare qualsiasi imposizione da parte del capitale pur di poter lavorare, sia per accelerare la mutazione antropologica della popolazione italiana in neoplebe, facilmente gestibile dagli agenti strategici di questo capitalismo apolide, feroce e dissennato. E a dire il vero i primi risultati si stanno già vedendo.

Se tutto ciò poi non fosse sufficiente si continuano a traghettare in Italia centinaia di migliaia di disperati, da riversare a costo irrisorio sul mercato del lavoro per effettuare una ulteriore compressione verso il basso del suo costo. Ci aspettano tempi durissimi e soprattutto siamo rimasti in pochi a continuare a usare il cervello. La maggior parte di noi lo ha già portato all'ammasso.

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