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(Informare) - Esattamente 70 anni fa, durante la notte tra il 13 e il 14 Febbraio, avvenne uno degli episodi più disgustosi e barbari della intera seconda guerra mondiale. Winston Churchil, si macchiò di un orrendo crimine di guerra che avrebbe potuto tranquillamente risparmiasrsi: il massacro di Dresda.

Un bombardamento inutile. Di lì a pochi giorni la guerra sarebbe finita e che si trattasse, in realtà, di un vile e turpe eccidio di massa il primo a rendersene conto era lo stesso Churchill. Ecco, al riguardo, il commento di Desideri-Themelly ("Storia e Storiografia - il Novecento dall'età giolittiana ai giorni nostri", ed. D'Anna), "Non a caso W. Churchill, nella sua documentata Storia della Seconda Guerra Mondiale, non fa parola della tragedia di Dresda".

L'unica cosa di cui Dresda in quel momento abbondava erano gli sfollati. Una città di 600.000 abitanti che ospitava, inoltre, dai 200.000 ai 400.000 sfollati, tutti donne e bambini.
Tra l'altro Dresda era considerata "la Firenze dell'Elba" per la grande quantità di bellezze architettoniche barocche, monumenti e bellissimi quadri.

Quello che si voleva era, in realtà ammonire i Sovietici, attuali alleati e futuri nemici, sul rischio di sfidare la potenza del Comando dei Bombardieri Britannico, in grado di radere al suolo anche Mosca, se fosse stato necessario.
Churchill ordinò che venissero usate anche bombe incendiarie, le criminali e micidiali bombe al fosforo e al magnesio, usate ultimamente dagli americani a Fallujah, per provocare il maggior numero possibile di vittime tra i civili.

L'attacco fu ordinato ad Harris. Si narra che, fermato ad un posto di blocco per eccessiva velocità, al poliziotto che lo apostrofava duramente perché, a causa della sua condotta di guida, avrebbe potuto uccidere qualcuno, questi si vantasse orgoglioso e ghignante, "Figliolo, io ogni notte uccido migliaia di persone", gelando l'interlocutore.

Churcill, l'eroico "vincitore" della seconda guerra mondiale aveva dato precise disposizioni che "ogni sera, come un'ossessionante litania, lo speaker della BBC annunciasse che 1000 bombardieri della Royal Air Force erano andati a seppellire sotto le rovine una nuova città tedesca". E che avesse un atteggiamento disinvolto nei confronti dei bombardamenti terroristici di civili è dimostrato da una sua incredibile dichiarazione, "Adesso vanno di moda, come portare un abito lungo o corto".

Il bombardamento di civili, beninteso fu iniziato dai Nazisti, su Rotterdam e Coventry, ma gli Alleati seppero raggiungere vette di eccellenza in questo campo. Venne scelta, per seminare la morte tra il massimo numero di civili - soprattutto donne e bambini inermi-, la sera del 13 febbraio 1945, Martedì Grasso, con le gente in piazza per festeggiare la ricorrenza e dimenticare per una notte la guerra, non essendo Dresda obiettivo militare e piena come era di sfollati ed ospedali aperti ai feriti delle altre città.

Dresda era, pertanto, tutto fuorché un obiettivo strategico e tale fatto era perfettamente conosciuto dall'intelligence britannica.
Alle 22 inizia la danza demoniaca, 200 bombardieri Avro Lancaster della RAF sganciarono migliaia di bombe incendiarie ed esplosive.
All'una di notte, quando i pompieri e le squadre di soccorso erano impegnati per il soccorso, altri 500 bomberdieri Avro Lancster e De Havilland Mosquito ripeterono l'operazione, con bombe al fosforo per bruciare il maggior numero possibile di civili. Il giorno successivo, da mezzogiorno in poi, toccò all'aviazione statunitense, con oltre 1300 B-17 in quattro ondate successive, che sganciarono 4000 tonnellate di bombe esplosive ed incendiarie.

L'intero bombardamento durò oltre 14 ore.
Le temperature superarono i 1500° C. Lo spostamento repentino di aria calda verso l'alto provocò la formazione di venti che dopo meno di un'ora divennero un vero ciclone di 300 Km/h che travolgeva gli abitanti, spingendoli nell'orrida pira funeraria.
Cadaveri e viventi, come bambole, venivano risucchiati in quel Moloch incandescente.
Mario Silvestri ne "La decadenza dell'Europa occidentale" così descrive la scena apocalittica: "Le decina di migliaia di incendi si fusero in una sola gigantesca fiammata; dalla periferia un vento artificiale, sempre più violento, puntò verso il centro, infuocandosi e raggiungendo una velocità di 300 chilometri all'ora; chi si trovava all'aperto, sparì trascinato nel cielo; a terra, intanto, tutto bruciava con tale violenza che venne meno l'ossigeno necessario alla respirazione".

H. Michel, ne "La Storia della seconda guerra mondiale" dà questo quadro di Dresda: "Si verificarono scene atroci, i cadaveri si carbonizzavano in un mare di fuoco, ammassi di sangue, carni e ossa indicavano che grappoli umani si erano confusi assieme alla ricerca di un illusorio riparo. Il tutto praticamente senza perdite per gli attaccanti."
Il fumo raggiunse le tre miglia di altezza.
Alcuni aviatori dell'ultima ondata della notte riferirono dell'orrendo lezzo di carne umana bruciata che aveva raggiunto le loro cabine a migliaia di metri di altezza.

Gli americani, arrivati il giorno successivo per finire i sopravvissuti agonizzanti, si videro arrivare addosso, ad ottomile metri di quota, resti umani e travi fumanti spinti fin là dalle correnti ascensionali.
Per completare l'opera di feroce massacro di civili inermi, gli eroici aviatori alleati bombardarono Dresda ancora il 2 marzo ed il 17 aprile, con ancore altre migliaia di tonnellate di esplosivo e materiale incendiario.I testimoni a terra lo descrivono come il vero inferno che i papalini affermano esistere solo in una realtà metafisica che, ovviamente, non riescono a descrivere.

Il calore sciolse a terra i civili come gomma vulcanizzata, tanto che in alcune zone, si dovettero usare alti stivali di gomma per camminare in quell'appicicoso e molle crogiuolo di materiale umano sciolto.
Migliaia di civili in fiamme dovettero gettarsi nell'Elba sperando di salvarsi, ma una volta usciti dall'acqua il magnesio e il fosforo riprendevano ad ardere, trasformando bambini, donne e uomini in torce umane.

I militari tedeschi furono costretti a uccidere a fucilate i propri compatrioti in fiamme, intrisi di materiale piretico, per ridurre le loro immense sofferenze
I resti della città bruciarono per una settimana intera, senza alcuna possibilità di spegnere l'incendio o soccorrere gli abitanti.
Alla fine le vittime furono superiori a quelle di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.
Lo scrittore americano Kurt Vonnegut Jr., scomparso recentemente, autore di "Mattatoio n. 5". prigioniero nei pressi Dresda, afferma che i morti furono circa 250.000, tra cui migliaia di prigionieri di guerra alleati, ma il numero esatto non potè mai essere stabilito a causa dell'elevato numero di sfollati non registrati.

Questo trattamento inumano, in un primo momento, era previsto per la città di Milano, ma le vicende post armistiziali, con l'Italia divenuta nazione cobelligerante, mutò, per fortuna dei milanesi, gli orridi piani del Comando bombardieri britannico.

Il duo Churchill- Harris non era certo nuova ad imprese del genere.
In precedenza avevano ordinato il macello di 45.000 civili (nella maggioranza donne) ad Amburgo, ma avevano inziato ad affinare le loro tecniche fin dal 1919.
La RAF si vantava orgogliosamente di possedere armi chimiche da utilizzare in "via sperimentale" contro gli "arabi recalcitranti", malgrado fossero già vietate dalle vigenti convnezioni internazionali.

Felicissimo della cosa, Winston Churchill, commentò: “Sono fortemente favorevole all’uso di gas velenosi contro tribù incivili… Non è necessario usare i gas più letali: si possono usare gas che creano gravi disturbi e possono produrre acuto terrore anche se non lasciano effetti permanenti sulla maggioranza di coloro che ne sono toccati”.

Harris, per i meriti acquisiti sul campo, venne persino nominato Baronetto.
Addirittura,nel 1992, venne eretta una statua in suo onore all'esterno della Chiesa di St. Clement Danes. La cerimonia di inaugurazione venne presenziata dalla Regina Madre, che rimase sorpresa e disgustata per le immediate proteste organizzate contro la commemorazione di cotale individuo.

La scritta voluta dalla Corona fu: "La Nazione ha verso Loro un immenso Debito".
Tuttora la polizia deve presidiare ancora oggi la statua per impedire graffiti e scritte di protesta

Arrivano i liberatori: il martirio di Dresda
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