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di Gianni Fraschetti -

I colonnelli-zombie ci riprovano e mettono in campo dieci sigle per rifondare la Destra. L’iniziativa, che si terrà domani al Centro Congressi Residenza di Ripetta, punta a ricostruire sulle “radici storiche” e restituire “valori fondanti e scelte politiche” in vista della Terza Repubblica. Si danno appuntamento dieci sigle: “Forumdestra” (piattaforma web di dibattito), “Giornale d’Italia” (diretto da Francesco Storace), “Mezzogiorno Nazionale” (di Pasquale Viespoli), “Pronti Per Il Sud” (di Mario Landolfi), “Prima l’Italia” (di Isabella Rauti), “Comitati Tricolore” (di Roberto Menia), “Azione Popolare” (di Silvano Moffa), “Nuove Prospettive” (di Michele Saccomanno), “Nazione Sovrana” (di Oreste Tofani) e “Io Sud” (di Adriana Poli Bortone).  Una galleria degli orrori impressionante.

Un vero gerontocomio della politica, o forse è meglio dire un cimitero di morti viventi. Di zombie. Si sente, si legge, si capta che dopo il disastro elettorale, l’implosione di tutta una classe dirigente e la sostanziale scomparsa della destra che esprime rappresentanza nelle istituzioni, alcuni ex colonnelli e luogotenenti di ciò che fu Alleanza Nazionale non sanno più cosa inventarsi per ricostruire una “cosa” di destra che consenta loro di rimettere il deretano su una poltrona.

Una “cosa” che ancora una volta dovrebbe nascere senza alcun coinvolgimento della società, degli elettori, degli appartenenti. Figuriamoci dei fogli di informazione, delle piattaforme on line, delle associazioni e di ciò che rimane del mondo della cultura. Fin qui, oggettivamente, nessuna sorpresa. Lo ha spiegato mesi fa al Corriere, con una sincerità disarmante, Italo Bocchino: «Chi vuole favorire questo processo di riunione lo faccia tacendo all’esterno, così si facilita l’operazione». Ovvero la paura (di essere scoperti nei loro maneggi) fa 90.

Bocchino è probabilmente, dopo Fini, il principale responsabile di quell'obbrobrio indegno che è stato il FLI. Un fautore delle alleanze contro natura e un integralista della poltrona a tutti i costi, in nome della quale è divenuto un antifascista dichiarato, come Alemanno d'altronde. Parliamo quindi di gente interessata solo a mettere il culo bene al caldo, a prescindere da ogni considerazione di carattere morale ed etico. Pur di farlo sono disposti a tutto. E lo hanno ampiamente dimostrato. Bene, senza voler considerare altri corposi aspetti, che pure ci sono, possiamo mai ipotizzare di ricostruire il nostro mondo con personaggi che hanno ripetutamente dimostrato di essere delle vere puttane della politica. Puttane sputtanate e per di più dichiaratamente antifasciste?

Un problema ulteriore nasce, inoltre, laddove le parole d’ordine di questa gente sono solo una riedizione, nemmeno aggiornata, di gran parte dei luoghi comuni che hanno imbalsamato la proposta politica storica del movimento nazionale e sociale nel momento in cui la storia gli ha generosamente offerto un ventennio di tempo per affermarsi. Ci sono alcuni termini che svelano, per dirla con Jung, l’archetipo negativo rispetto al quale molti di questi ex An restano intrappolati.

A fronte di un simile pericolo - il riaffacciarsi sulla scena di questa razza dannata - sul web si è consolidato un messaggio che proviene dai militanti e dalla avanguardia culturale della destra (la chiamo così per comodità). Un messaggio chiaro, che esprime repulsione per le dinamiche e i protagonisti che hanno portato una comunità politica a rimanere schiava del correntismo, della frammentazione e di quel meccanismo infame che ha inteso la selezione in base alla fedeltà più che alla capacità. La bocciatura degli ex colonnelli è senza mezzi termini e senza possibilità di appello, e ogni operazione che veda riproporre un certo tipo di schema,  verrà rispedita al mittente senza mezze misure.

AN pagò un pesante pedaggio alla scarsa qualità della sua classe dirigente, la medesima che adesso vorrebbe riproporre lo stesso modello andandoci a rinchiudere nel ghetto orrendamente definito e chiuso dai termini: cattolico, moderato, liberale, che per questi decerebrati dovrebbero rappresentare le parole d'ordine per accedere al futuro. L'archetipo negativo, appunto, nel quale restare intrappolati. 

Ma che se ne vadano a fare in culo! Noi non dobbiamo avere paura delle idee e, grazie a Dio, nella nostra tradizione politica e nella nostra storia siamo pieni di idee. Basta ridefinirle e saremmo pronti a sfidare il mondo intero sul piano della proposta politica, economica e sociale. Una proposta con la quale altrove, in Europa, i popoli vanno alla riscossa e si fanno percentuali elettorali a due cifre piene.

Secondo questa gentaglia, invece, la destra può essere solo un accrocco strano. Una strana e incomprensibile via di mezzo tra una associazione di sceriffi in pensione, tutta legge e ordine, una congrega di attempati chierichetti preoccupati per il futuro, e una formazione neocon volta solo alla conservazione dei privilegi. Per chi li ha, ovviamente.

Non ci sarà un domani se non ci liberemo di questo ciarpame e degli zombie che, pur di sopravvivere, lo spacciano come la chiave magica per interpretare il futuro e ogni due per tre organizzano l'ennesimo convegno per tentare di venderci il loro veleno.

Mi sento antifascista perché il fascismo ha inquinato la destra normale: un mio coetaneo, anni fa, inglese, francese o spagnolo, ha potuto avere una destra normale e moderna. Io no perché essere di destra significava essere fascista

Italo Bocchino

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