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(Informare) - Diamo per scontato che il lettore conosca già i fatti riguardanti l'attentato di Via Rasella effettuato da un gruppo di partigiani, e la conseguente rappresaglia delle autorità tedesche che portarono alle Fosse Ardeatine.

La rappresaglia che le autorità tedesche misero in atto come risposta all’attentato fu legittima. Anche in guerra vi sono infatti delle leggi, proprio per evitare, per quanto possibile, gli abusi, la sopraffazione e le inutili crudeltà.

Nella fattispecie, l’articolo 1 della Convenzione dell’AJA (1907) stabilisce che “Le leggi, i diritti e i doveri della guerra non si applicano soltanto all’esercito, ma anche alle milizie e ai corpi di volontari che riuniscano le seguenti condizioni: 1°) di avere alla loro testa una persona responsabile dei propri subordinati; 2°) di avere un segno distintivo fisso e riconoscibile a distanza; 3°) di portare le armi apertamente; 4°) di conformarsi nelle loro operazioni alle leggi e agli usi di guerra.”

Tutte caratteristiche che i gappisti non avevano nel momento in cui eseguirono l’attentato. Se è vero che nel 1944 i partigiani godevano di un’ampia libertà militare, è anche vero che il movimento al quale appartenevano i partigiani non poteva essere considerato un organo belligerante così come viene inteso dai codici e dalla dottrina.

Il comportamento degli organi non militari, ed in special il comportamento della popolazione civile, è regolato dall’articolo 42 della Convenzione dell’Aja, il quale recita testualmente: “La popolazione ha l’obbligo di continuare nelle sue attività abituali astenendosi da qualsiasi attività dannosa nei confronti delle truppe e delle operazioni militari. La potenza occupante può pretendere che venga data esecuzione a queste disposizioni al fine di garantire la sicurezza delle truppe occupanti e al fine di mantenere ordine e sicurezza. Solo al fine di conseguire tale scopo la potenza occupante ha la facoltà, come ultima ratio, di procedere alla cattura e alla esecuzione degli ostaggi”. Solo queste righe bastano per sminuire ampiamente la presunta resistenza partigiana e per legittimare quella che fu a tutti gli effetti una azione di rappresaglia, codificata e prevista dai codici militare e dai regolamenti internazionali.

Quell’atto di terrorismo fu tanto illegittimo che per amnistiare i suoi autori vi fu la necessità di ricorrere a due interventi giuridici (dl 96 del 25 aprile 1944 e e dl del 12 aprile 1945) e appare evidente a tutti che se le azioni compiute dai partigiani si fossero potute classificare come atti di guerra non ci sarebbe stato bisogno di ben due amnistie consecutive.

Alle Fosse Ardeatine, pertanto, vennero passati per le armi degli ostaggi a seguito di una azione che aveva contravvenuto a ogni elementare regola di guerra in danno della Germania, che in quel momento risultava, di nome, di fatto e di diritto, come Stato straniero impegnato nell’occupazione militare di un'altra Nazione.

Le leggi di guerra prevedono che la rappresaglia, anche se legittima, deve essere applicata con rigore ma anche con una certa discrezionalità che non deve sfociare nella crudeltà. A tal scopo fu scelto un criterio di proporzionalità di 10 a 1, ovvero dieci ostaggi da giustiziare per ogni tedesco ucciso. La stessa applicata a Bengasi contro gli italiani dagli inglesi di Montgomery e molto meno di quanto stabilirono gli americani o i francesi in casi analoghi ove si procedette alla fucilazione di 50 - cinquanta, avete letto bene - civili tedeschi per ogni americano o francese ucciso. A dire il vero, nella cittadina di Harz, gli americani arrivarono a minacciare esecuzioni punitive in rapporto di duecento a uno e quando il generale Rose, nel marzo 1945, cadde in combattimento - badate bene IN COMBATTIMENTO - gli americani imbufaliti fucilarono centodieci civili tedeschi...

                        

Per evitare ulteriori spargimenti di sangue, i tedeschi avevano immediatamente fatto affiggere sui muri della città di Roma un avviso (sono proprio di qualche giorno fa le testimonianze, ospitate dal quotidiano L’Avvenire, che affermano chiaramente di avere visto nelle pubbliche vie tali bandi, con buona pace di coloro che si indignano ogni qualvolta si cerchi di riabilitare la verità storica e che dovrebbero comunque prendere atto che lo stesso avviso venne pubblicato dal quotidiano Il Messaggero che è sempre consultabile negli archivi del giornale) in cui si esortavano gli autori materiali dell’attentato a consegnarsi spontaneamente alle autorità tedesche.

Cosa che, manco a dirlo, puntualmente, non avvenne. E ciò non solo per la inconsistenza etica e la inesistente fibra morale degli attentatori, ma anche per un preciso calcolo politico: la rappresaglia legittima che avrebbero eseguito le autorità tedesche avrebbe deteriorato le simpatie della popolazione romana per i tedeschi. Lasciamo al lettore ogni possibile commento su una azione terroristica attuata per simili, abiette, ragioni politiche.

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