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Questo pezzo è del 2013. Una premonizione?

di Gianni Fraschetti e Gabriele Adinolfi -

 

 

Immagino già la faccia di qualcuno quando vedrà questo titolo o magari si spingerà addirittura a leggere il pezzo di Adinolfi. "Sono sempre i soliti", "Sempre con questa mania" e giù con la solita litania scaramantica e magari , mentre si grattano le palle, un sottile brivido di paura attraverserà loro la schiena. Eh già, perchè negare, con tutte le proprie forze, l'esistenza di un pericolo non significa divenire immuni e non esserne poi le vittime. Anzi negare un possibile pericolo significa solo offrirsi maldestramente in sacrificio. Da stupidi.

Lo sciocco, lo sprovveduto, l'ignorante e l'imbelle sono di solito i primi a cadere sotto i colpi di un evento negativo. Non è destino ingrato, è cretineria allo stato puro e noi italiani siamo i campioni del mondo in questa particolare specialità. Questo pezzo di Gabriele Adinolfi è spietato nella sua lucida analisi. e ci mette in guardia. Non lascia scampo, costringe a osservare le cose dal giusto angolo fino a percepire quel che lui, per primo, ha percepito nell' avvitamento frenetico della situazione politica, economica e sociale.

Siamo nel pieno di una crisi che non ha precedenti, a un tempo costituzionale e istituzionale, con un popolo intero sull'orlo del baratro della povertà e la direzione sciagurata che l'Italia sta ostinatamente percoerrendo è una strada a senso unico che porta solo e nevitabilmente al disastro, al confronto duro tratteggiato nell'articolo che segue. I segni premonitori degli eventi tragici che si preparano ci sono tutti, e non ci vuole molto a interpretarli. Basta aprire gli occhi ed osservare con uno sguardo attento e disincantato. Poi basta elaborare correttamente ciò che si è visto e udito.

Vedrete che i numeri del disastro si metteranno in colonna da soli, come per magia, e la somma darà un totale raccapricciante. Quanto ci vorrà ancora ? Non lo so, ma non credo molto. La situazione è deteriorata in maniera oramai irreversibile e siamo su un piano inclinato, prendendo velocità mano mano che scivoliamo senza freni verso il basso. In un altro mio articolo sostenni che i primi colpi della guerra civile erano stati sparati. Davanti al parlamento. il giorno che il governo Letta prestava il suo giuramento. Il giorno che la Signora Kyenge, congolese, giurava di essere fedele all'Italia.

Consiglio a tutti di leggere attentamente e di meditare a fondo quanto Gabriele Adinolfi ci dice. Mettere la testa sotto la sabbia e rimanere col culo per aria non è sicuramente la migliore soluzione per affrontare quanto sta per capitare.

Gianni Fraschetti

 

 

 

E l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar.

Così cantava quarantadue anni fa Giorgio Gaber suonando l'allarme per lo strisciante golpe tecnocratico che si stava realizzando senza che nessuno se ne accorgesse.

Di fatto ci troviamo nella stessa situazione di allora, salvo che la gente ipnotizzata e vampirizzata dagli uomini grigi di Momo (quelli che nella favola di Michel Ende rubavano il tempo facendoti avere sempre fretta e impedendoti di essere presente a te stesso) non socializza più nei bar.

Dall'alto
Non so in quanti se ne siano resi conto ma si sta compiendo un'operazione liberticida e sovranicida a tenaglia di una portata mai vista.
Abbiamo avuto innanzitutto diritto alla delegittimazione parlamentare con l'inserimento della logica di un esecutivo guidato dall'alto (dai tecnici, dai finanzieri).
Da allora procedono dall'alto provvedimenti anche anticostituzionali che passano tutti senza colpo ferire.
Ogni tanto la principale figura istituzionale interviene dicendoci cose che dovrebbero implicare il suo automatico abbandono della carica rivestita, visto che ne nega i fondamenti.
Un giorno Napolitano ci annuncia che dobbiamo rinunciare alla sovranità, un altro che sarà lui a vegliare sui partiti.
Dimentico, lui e tutti, che il suo ruolo istituzionale sarebbe appunto quello di difendere la sovranità mentre, non trovandoci in repubblica presidenziale, dovrebbe essere lui a disposizione dei partiti e non viceversa.
Frattanto le leggi firmate, sia sul piano economico che su quello degli accordi internazionali, continuano ad essere contrarie non solo all'interesse comune ma anche al puro e semplice vivere in comune.
Quelle per ora solo proposte (codice di nazionalità, restrizione della libertà di espressione) non sono solo devastanti ma pure soffocanti visto che vanno ben al di là della pratica stalinista sia nella logica repressiva che nella forma giuridica che, paragonando questa a quella, fanno della dittatura sovietica quasi un modello di diritto napoletano!
Frattanto c'è un chiassoso revival di CLN, nella sostanza come nell'apparenza.
Con una scusa o con l'altra si è ripreso a far passare in televisione gente rancorosa che intona Bella ciao.
I soviet in Magistratura, mai teneri né moderati, ultimamente stanno letteralmente esagerando.

Dall'alto e dal basso
Nel frattempo, seguendo la solita tecnica nota fin dalla Rivoluzione d'ottobre e ripetuta in epoche di “epurazione”, le sovversioni dall'alto vengono accompagnate da sovversioni dal basso, apparentemente autonome e pure con qualche velleità antagonistica di facciata.
Ma l'azione a tenaglia serve di fatto a muovere guerra alla società e ai “controrivoluzionari” per imporre l'uomo nuovo e la società perfetta mediante esasperazioni, strappi, occupazioni golpiste, climi d'emergenza, leggi speciali, intimidazioni ed esecuzioni.
Come pensare che gli hacker che violano il Viminale non facciano parte di questo esercito di complemento, di queste brigate neopartigiane che operano illegalmente ma con copertura tacita dei mandanti?
Esattamente come quelli che, nel silenzio mediatico, hanno addirittura sparato con un mortaio sul cantiere della Tav.
Esattamente come le piccole bande che, dopo anni contrassegnati al massimo da scontri estemporanei, stanno reiterando gli agguati ai fascisti, seguendo tecniche operative collaudate che attestano addestramento e coordinamento interurbano.
Esattamente come i manifestanti “spontanei” che al comizio del pdl di Brescia sono giunti ad aggredire i manifestanti mentre sul palco come oratore c'era il ministro dell'interno.
Una cosa mai vista prima.
E non risulta che siano stati presi provvedimenti nei confronti del Questore che non ha impedito questo exploit. C'è da chiedersi se Alfano si sia ricordato di essere ministro dell'interno e se si sia reso conto di quanto è accaduto o se si trovi invece in stato di sonnambulismo.
Una banda di ebeti. Così è il caso di definire tutti coloro che – anticomunisti o considerati oggettivamente nemici dai comunisti – hanno vivacchiato per un ventennio pensando che dopo la caduta del Muro fossimo stati trasportati tutti in un'idilliaca pace sociale, fatta di rispetto delle forme e di rivalità civili.

Rieccoci in guerra civile
Né l'utopia forsennata, né l'accanimento nel volerla attuare, né l'odio per chi ostacola l'avvento del paradiso terrestre, né l'uso cinico e militare del potere e della forza, dell'arbitrio, della mistificazione e della calunnia, sono caduti col Muro, anzi.
Oggi che è crollata la seconda diga che costrinse a battere il passo le forze transnazionali del “compromesso storico” (Berlusconi dopo Craxi), oggi che la gestione democratica della Casa Bianca e il nuovo interesse di sovvertimento per il mondo mediterraneo fanno da supporto ai redivivi comandi ciellini, l'offensiva riprende con fredda ferocia e senza rispetto di nessuno.
L'imminente arrivo di Marino al Campidoglio, l'ultimo capolavoro dell'ineffabile Alemanno che si è dissolto come un ectoplasma, esattamente come aveva governato per cinque anni, promette un'offensiva preoccupante. Marino non è Rutelli e nemmeno Veltroni, inoltre si appresta a fare da prefetto politico della Capitale con alleanze ben più squilibrate e minacciose dei suoi predecessori.
Il primo cittadino della città del potere politico, che è anche il santuario delle forze politiche che più infastidiscono i “liberatori”, si andrà ad aggiungere agli altri commissari politici che, come la Boldrini, si trovano in posti chiave delle istituzioni e che fungeranno da garanti delle sovversioni contemporaneamente mosse dall'alto e dal basso, applicando pari pari la tecnica operativa della prima Rivoluzione d'ottobre e quella della Repubblica spagnola.
Sono e si muovono come sempre nell'ottica della guerra civile. E il fatto che la parte che ne è oggetto non ne sia consapevole nulla cambia; se uno vuole litigare e l'altro no i pugni e i calci li prende egualmente e ne prende anche di più se non realizza che l'altro lo sta aggredendo.
Non ha senso dirà qualcuno. Invece sì, ha senso eccome: essi amano il clima e la logica della guerra civile perché hanno sempre un cattivo da neutralizzare, da punire, da rieducare o da uccidere.
Non ragionano altrimenti da così, né diversamente saprebbero vivere poiché sono figli e custodi fedeli della Discordia.
Costoro attualmente hanno tutto il potere e nessuno di quelli che potrebbero mitigarlo o rintuzzarlo ha capito quello che sta succedendo.
Difficile pensare che la situazione non degenererà in modo drammatico.

Gabriele Adinolfi

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