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 La razza delle "finte bionde", narrata dai Vanzina nell'omonimo film, si è evoluta. Post veltroniana, renziana quanto basta, politicamente corretta, la "finta bionda" occupa lo spazio che fu  un tempo della gauche caviar e rappresenta l'avanguardia di quella "sinistra dei carini" con i capelli tinti e la puzza sotto al naso che apre la marcia trionfale neo-liberista. 

di Gianni Fraschetti -

 

Le "Finte Bionde" fu un film dei fratelli Vanzina. Girato negli anni del rampantismo e dell'"Italia da bere" mise impietosamente a nudo quella categoria di femmine arricchite che imperversavano nel "generone" romano. Quella razza da allora si è evoluta, e oggi è una fauna molto diffusa nei quartieri bene di Roma e delle altre metropoli italiane. L'attuale "finta bionda" è una donna totalmente rinnovata. Ex dalemiana, quando "spezzaferro" tirava più di una coppia di buoi, poi veltroniana,  adesso, con le nuove idee della nuova politica, è naturalmente renziana. Immersa dunque nel nulla, vagamente annoiata e leggermente blasé. Vive la passione e l'impegno politico come l'acquisto di un tailleurino di Escada o di un nuovo paio di scarpe di Jimmy Choo, con una punta di fastidio, come se fosse una penitenza, ma ahimè, noblesse oblige e dunque tracanna l'amaro calice fino alla feccia.

Sempre alla moda, senza mai risultare troppo appariscente o eccessiva. Sexy senza scadere mai nella volgarità, spesso è carica di veleno, ma misurata e moderata nei toni, anche quando esprime concetti raccapriccianti che spesso fanno a pugni anche con grammatica e sintassi. Ama circondarsi di una corte dei miracoli, composta di lemuri adoranti cui piacerebbe tanto essere anch'essi di sinistra in questo modo etereo e impalpabile che ricorda da presso quello che fu dell'Avvocato per antonomasia. Il vero inventore di quella "sinistra carina" poi ripresa, senza successo, da Montezemolo.

Perchè parliamoci chiaro, la nostra eroina è una donna di sinistra, ci mancherebbe altro, ma senza esagerare. Di sinistra ma non troppo di sinistra. Di sinistra con soave leggerezza, si potrebbe dire. Quella sinistra borghese di recente formazionepost gauche caviar,  arricchitasi con Berlusconi. Una sinistra con i capelli tinti e la neo puzza sotto al naso, che si è convertita adesso al renzianesimo, specula in borsa, ha ricondotto l'acronimo snob al suo vero significato (sine nobilitate), e ha soppiantato la povera classe operaia, mandata definitivamente in paradiso, divenendo la mosca cocchiera della marcia trionfale neo liberista e capitalista. La vera protagonista di costume di questa "epoca felice".

La nuova "finta bionda" discetta, sfiorandoli, degli argomenti più attuali. Da Matteo Renzi, così glamour trendy, all'immigrazione clandestina così politicamente corretta; da una inevitabile difesa d'ufficio della Boldrini e della Kyenge - anche se condita da una punta di femminile insofferenza - allo "ius soli" (termine del quale, ovviamente, non conosce la provenienza e tantomeno il significato). Come media, per capirci, che leipronuncia all'inglese "...midia", atteggiando la boccuccia a cuore.

Alla fine il Festival di Sanremo, nel chiuso di casa sua, se lo guarda anche lei e magari pure il Grande Fratello, Amici e X Factor, sempre immersa nel pensiero leggero del più banale luogo comune e conformismo borghese, che la avvolge come la soffice schiuma di una preziosa essenza da bagno.

 

Una leggerezza che la accarezza, vellica e stimola, levigandole la pelle, rendendola liscia come la seta e bella e profumata agli occhi del mondo. Una leggerezza che, ai suoi occhi, la rende moralmente superiore a chiunque, portandola istintivamente a  schierarsi sempre con la ragione e il vecchio, caro buon senso comune. Anzi, a conti fatti, essa stessa sembra il buon senso fattosi verbo. Il nuovo buon senso progressista della nuova sinistra capitalista. Un buon senso peloso, samaritano e tollerante, mezzo meticcio e mezzo gay, che non arriva però a incanalarsi bene nelle sinapsi di chi la ascolta,  che altrimenti si capirebbe che lungo quella strada si finisce sempre col fiancheggiare e favorire il potere più bieco.

Ma non ha importanza, perché quel tipo di donna in fondo - e nemmeno tanto - ama circondarsi di inguaribili cretini, che sono poi la debordante maggioranza, e ha convintamente scelto la terza via nell'eterno dilemma di Fromm.

Stretta nel dubbio amletico tra avere o essere, la nuova "finta bionda" ha pragmaticamente scelto di sembrare. E allora lei sembra. Sempre e comunque. Sembra profonda nel pensiero, intelligente nei concetti, colta nella citazione mandata a memoria, fluente nell'eloquio, teatrale nella dizione, garbata nella forma e ammiccante nella proposta. Dio che orrore.

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