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Secondo l' "Human Rights Commission" esistono 23 generi sessuali. Auguri e figli maschi...

 

di Gianni Fraschetti -

 

Oggi, durante un mio intervento, nel corso di un convegno sulla comunità naturale organizzato a Roma da Laura Madrigali, l'attivissima Presidente di Forza Popolare, ho affermato che, secondo la teoria gender, esistono 21 generi sessuali. Mi hanno guardato tutti come se fossi pazzo, tanto che mi è venuto il dubbio di avere ricordato male ed esagerato nel quantificare la diversificazione e l'ampia possibilità di scelta che ci vengono gentilmente offerte. Ed era vero. 

Avevo sbagliato. Eccome se avevo sbagliato, e hai voglia ad affannarti a sostenere  che Dio «maschio e femmina li creò», perchè sempre più grande è la confusione sotto un cielo che ormai è non più diviso in due  ma addirittura in 23. Altro che 21...ero rimasto indietro

Tanti, almeno, sono i generi sessuali della specie umana censiti dall’Australian Human Rights Commission (https://www.humanrights.gov.au/our-work/sexual-orientation-sex-gender-identity/publications/addressing-sexual-orientation-and-sex).

Alla tradizionale distinzione tra uomini e donne basata sul sesso - una distinzione ormai retrograda e materialistica, una borbonica concezione genetico-biologica-fisico-anatomica -  vanno infatti aggiunti: gli omosessuali, i bisessuali, i transgender, i trav, i trans, gli intersex, gli androgini, gli agender, i crossdresser, i drag king, i drag queen, i genderfluid, i genderqueer, gli intergender, i neutrois, i pansessuali, i pan gender, i third gender, i third sex, le sistergirl e i brotherboy.

E ciò in forza della intellettualmente travolgente teoria dell’identità di genere” (o “del gender”), ovvero l’ideologia per cui non si è uomini e donne perché nati con certe identità fisiche, ma lo si è solo se ci si riconosce come tali.

Dunque, se il sesso indica - provvisoriamente, finchè non si è presa una decisione a tale riguardo - chi sia maschio o femmina, la teoria del genere arricchisce questo dato biologico della possibilità per il  singolo di decidere se essere uomo o donna o altro. 

Maschi e femmine, secondo questa corrente di pensiero, si nasce (forse), uomini o donne (o altro) si diventa. Come mostra il servizio che in un minuto e 43 secondi documenta la trasformazione «di un bel ventenne australiano che ha cambiato letteralmente faccia, diventando una donna altrettanto incantevole». Un migliaio di foto montate in un video che, dice il "mutante", «descrive la mia trasformazione da uomo a donna, che ho cominciato fra i 20 e i 21 anni e per la quale ho impiegato tre anni sottoponendomi alla Facial Feminization Surgery».

Visto che ogni decisione di questo tipo, sempre secondo la "teoria gender", non può mai essere irrevocabile - dipende infatti con quali pruriti e appetiti ci si sveglia al mattino, anche se nello specifico tre anni di chirurgia sconsiglierebbero il ripensamento - alcuni sostenitori della teoria del genere parlano di “sessualità fluttuante”, il che potrebbe comportare qualche difficoltà ai sostenitori del matrimonio omosessuale che andrebbe ben oltre la tragedia emotiva di una persona convinta di averne sposata un’altra del suo stesso sesso, poi invece le onde dell’attrazione cambiano direzione, i pruriti si spostano, gli appetiti si modificano e il tapino si trova precipitato in un incubo eterosessuale.  

Il problema infatti non sarebbe tanto posto da ciò, dalla libertà di fluttuazione e susseguenti shock emotivi dei partner, quanto dalla sua irreggimentazione in un istituto di diritto che avrebbe non poche difficoltà a divenire "fluttuante" anch'esso per seguire l'estro del momento. Il tutto con buona pace dei fautori del  nuovo "stato di famiglia", adozioni comprese. 

La "teoria gender", appare inoltre una discriminazione sessuale o quantomeno di poca sensibilità verso l’universo femminile che consegue logicamente da questa teoria.
Se lo status uomo o donna è scelto dall’individuo e non obbligato dal suo corredo genetico, e meno che mai dal suo aspetto fisico, come possono le donne  continuare a lamentare  una discriminazione nei loro confronti e una introduzione "ope legis" di quote rosa che tutelino in maniera paritetica l'altra metà del cielo nella attribuzione di trucchi e parrucchi...? 

E già, perchè qui pare proprio che il cielo non sia diviso in due, e non sono quindi maschi e femmine a dover trovare nuovi punti di equilibrio e amorosa convivenza per il prossimo millennio. Qui siamo in 23 generi a doverci dividere la cupola celeste e stiamo aspettando che ci giustifichino scientificamente la normalità dell'attrazione sessuale verso i bambini per fare 24, e dunque come la mettiamo? Una domanda che vorrei porre personalmente a diverse persone, cominciando da quella superba scienziata di Laura Boldrini, sempre così attenta alla condizione femminile e ai diritti di tutti. Il Presidente della camera trans come andrà declinato, per esempio?

L’agenda del genere, nei fatti, fa divorziare la persona umana da se stessa,  dal suo corpo, dalla sua struttura antropologica, dalla sua identità, dalla sua storia, dalla sua cultura e, in definitiva, anche dal suo raziocinio. Così radicalmente ridefinito il genere è infatti una pura costruzione intellettuale nella quale la maternità, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, la complementarietà tra i due, la femminilità e la mascolinità, l’eterosessualità, divengono costruzioni sociali  contrarie all’uguaglianza, totalmente discriminatorie e, pertanto, da decostruire culturalmente. In definitiva da sopprimere.

Tutto questo manicomio si svolge in un processo definibile anch'esso come globalizzazione che s’impone dall’alto e che, sotto forma di pari diritti e di non discriminazione, utilizza i canali del governo mondiale per cercare di adattare un consenso popolare diffuso a interessi particolari, attraverso un uso manipolatore del linguaggio nel corso del processo di costruzione di tale consenso.

A questo punto dobbiamo necessariamente prendere atto della realtà, senza più negare l’esistenza di un pericolo mortale: una lotta culturale, politica e giuridica, senza quartiere e condotta senza risparmio alcuno di mezzi e di energie, contro la comunità e la famiglia naturali. Un campo di battaglia che  riguarda l’identità sessuale, l’orientamento sessuale, il contenuto dei diritti e il senso stesso della procreazione e della vita.

Ma la storia infinita degli uomini e delle donne non finisce certo qui e così, in questo crepuscolo vermiglio di allucinata e debordante follia. E bene ha fatto Laura Madrigali a dedicare un convegno alla comunità naturale, al quale mi auguro ne seguiranno altri, per iniziare a sollevare il velo su questo durissimo conflitto, nascosto agli occhi dei più ma dal quale così tanto dipende del nostro futuro.
 

Due pensionati milanesi su una panchina discutono delle difficoltà adolescenziali del nipote di uno dei due: «Sai, ha 14 anni, quell’età in cui deve decidere se è uomo o donna».

e non è una barzelletta, purtroppo

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