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di Gabriele Adinolfi -

 

Come avrete notato, della manifestazione anti-gender di sabato non si è parlato molto e quando lo si è fatto la si è spacciata come una manifestazione contro le unioni civili.
Non a caso. Di tutto si è fatto un pacchetto: unioni civili, matrimoni gay, adozioni, ordinazioni di figli tramite utero in affitto e teoria del gender.
Questa logica "a pacchetti" (o prendi tutto o niente) è fuorviante e in essa viene strumentalizzata anche l'omosessualità per far passare qualcosa che la riguarda fino a un certo punto. Il sistema è sempre quello: costituire un polo reazionario e uno progressista perché fungano da freno e da acceleratore a una macchina che anche se alterna le marce non può cambiare direzione. Perché lo facesse dovrebbe prendere il volante qualcuno che non abbia un cervello catturato da una logica d’emiplegia cerebrale.

Così invece che discutere dell’imposizione trozko-liberal, sovvertitrice e destrutturante del gender, si discute di libertà o di regole e tutto finisce in vacca.Personalmente, per la mia natura indoeuropea, sono contrarissimo a ogni tipo d'imposizione e di moralismo e non ho ragione di oppormi alle unioni civili. Lo stesso avviene un po’ ovunque nei paesi nordici, a prescindere dal credo, per una nobile natura che viene però strumentalizzata per altri scopi divenuti impliciti e consequenziali. Nel pacchetto ci sono poi le adozioni. Per me è una battaglia comunque distorta perché, visto come li educhiamo i figli, come le mamme, in particolare quelle italiane, li castrano, considerato come ci si comporta dietro le pareti domestiche, come li si vizia e all’improvviso li si uccide, non vedo modelli positivi da contrapporre ad altri negativi. Io li toglierei all’età di due anni alle famiglie e li affiderei a una disciplina spartana. La questione su chi abbia o meno diritto di educarli, per me diventa quindi oziosa. Così come stanno le cose oggi solo delle fibre molto forti e delle personalità eccezionali hanno una speranza di crescere non distorte, qualunque sia il sesso dei moderni che li allevano. Anche perché di uomini e donne non è che ne veda in giro parecchi.

Ci sono però altri argomenti che passano quasi inosservati all’interno del pacchetto. L'affitto di uteri di puerpere, per esempio, che è pratica aberrante e negatrice della dignità umana, una mercificazione del corpo, della vita, della personalità, veramente inaccettabile.
La teoria del gender e la rivoluzione dell’insegnamento nelle scuole è una cosa perfino peggiore, uno degli elementi che servono a frantumare identità e spina dorsale, il sesso e la morale c'entrano relativamente, il problema è più vasto, ampio e viene da lontano, con motivazioni psichiche e metafisiche.
Tutto questo non si equivale affatto e fintanto che lo si impacchetta si dà forza solo a chi sovverte e devìa.

Siamo alla riproposizione in sedicesimo della logica binaria dell’Affare Dreyfuss o della guerra civile spagnola. José Antonio, che non era uno sprovveduto, provò disperatamente ad evitare che tutto finisse in un bagno di sangue nel quale molte forze positive si sarebbero annullate vicendevolmente in quella che lo storico inglese Hugues Thomas avrebbe poi definito come “storia di due controrivoluzioni”. Poi, ovviamente, scelse il suo campo ma lo avrebbe voluto diverso e, soprattutto, sognava altri esiti.
Lo scontro tra oscurantismi eguali e contrari (perché c’è un marcato oscurantismo progressista) non può produrre alcunché. Il Sinodo dei Vescovi, che di sicuro sprovveduto non è, se n’è reso perfettamente conto iniziando a distinguere le unioni gay dall’insegnamento gender. Non so se si tratti o meno di un compromesso, so però che si deve spezzare lo schema.
Come viene infatti presentata la protesta di sabato scorso, tutto mette in discussione meno che il gender.

Chi sa cosa vuole sa anche come ottenerlo.

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