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Ecco le immagini strazianti del massacro di bambini che le aviazioni saudite e degli emirati del Golfo stanno provocando nello Yemen. Qui non si indigna nessuno

SANA’A (IRIB) – Almeno 26 yemeniti sono stati assassinati ed altre decine sono rimasti feriti negli ultimi bombardamenti dell’aviazione saudita condotti mercoledì. I bombardamenti hanno colpito la regione di Ta’izz, a sud-ovest, la capitale Sana’a e la regione centrale di Ma’rib. Continua così il martirio del popolo yemenita, aggredito dai tagliagole di Riad nel marzo di questo anno.
E' preoccupante inoltre la totale indifferenza internazionale di fronte all’escalation del conflitto, dato che diverse nazioni arabe alleate dei sauditi stanno inviando forze e mezzi per reprimere la rivoluzione yemenita. Il Qatar ha inviato 1000 soldati sostenuti da 200 veicoli corazzati e 20 elicotteri Apache; il Sudan ha inviato 6 mila forze; l’Egitto ne ha inviato 800. Prima di questi sviluppi, aveva riferito Al Jazeera, erano già 10 mila le truppe straniere impiegate dai sauditi in Yemen. Il conflitto scatenato dall’Arabia Saudita a seguito della rivoluzione popolare contro il loro uomo, Mansour Hadi, ha causato finora la morte di 4500 civili in Yemen. (Informare)

 

 

 

 

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Yemen. Il pronto soccorso nell’ospedale di Aden. Al centro, la chirurga italiana Lamia Bezer, 38 anni, Chirurgo e responsabile medico dell’ospedale MSF di Aden.

...Mi guardo intorno e vedo un bambino. Avrà avuto cinque anni circa. È sdraiato in mezzo a tutti gli altri ma è così piccolo rispetto a loro. È stato colpito alla testa, deve essere stata una morte veloce penso. Mi chiedo se abbia sofferto. Ha un’espressione stupita sul volto, per quello che riesco a vedere che non sia coperto di sangue. Mi faccio spazio tra i corpi e lo sollevo di forza. Lo tengo tra le braccia e la sua testa è appoggiata al mio petto come se stesse dormendo.

Ma non dorme, è morto. Mi faccio spazio tra la gente e lo porto fuori dall’uscita laterale. Trovo una camionetta aperta sul retro, sembra un furgone per le consegne del latte. Eppure oggi non porta cibo ma una pila di corpi uno sopra l’altro, accatastati come sacchi di farina. Mi viene un conato di vomito. Ci sono cento gradi e non respiro. Mi sento la maglia appiccicata addosso e penso che sia il sudore ma è il sangue di questo piccolo essere che mi cola addosso lentamente...

Lamia Bezer, 38 anni, italiana, chirurgo, responsabile medico dell’ospedale di MSF ad Aden.

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