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Eppure, a pensarci bene, non è un concetto difficile...

di Lisa Piccolo -

 

Il tredicenne siriano Kinan Masalmeh, con il suo volto serio, ha detto in poche parole quello che ripetiamo da tempo: “fermate la guerra in Siria e noi non verremo più in Europa”. Ci voleva un ragazzino per comprendere una cosa tanto elementare. Lui sa che per fermare la guerra, bisogna usare le armi, bisogna usare gli eserciti. Lui sì che vive nel mondo reale che non è fatto né di politicamente corretto, né di buonismo sfrenato, né tanto meno di un pacifismo rivoltante e ipocrita. Chissà quanto tempo dovrà passare prima che venga ascoltato. La nostra società morente è incapace di reagire, ormai viziata e indifferente a qualsiasi atrocità lontana dal proprio uscio, egoista e insopportabilmente accecata da ideologie ormai stantie del secolo scorso.

Noi siamo i figli di quei sessantottini che ci hanno indottrinato fino alla nausea di quanto fosse bella la pace, come fosse bello un mondo impostato sull'uguaglianza, quanto fosse cattiva la guerra. Certo, tutte cose bellissime da sentire e solo un pazzo sanguinario potrebbe desiderare la guerra. Ma il mondo reale è ben diverso ed è fatto di disuguaglianze, di differenze culturali, religiose e nessuna fratellanza tra i popoli (o, comunque, non tra tutti i popoli). La nostra cultura è bellissima, perché sogna quel mondo e deve lottare perché un giorno possa esistere, ma la soluzione non è il suicidio; se la nostra società morisse, quel sogno morirebbe con essa.

La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.

Karl Popper

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