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Secondo alcuni questo bamboccio, coi suoi completini facis ventanni   dovrebbe rappresentare la salvezza dell'Italia. Siamo a questo punto.

 

di Piero Visani -

 

Se – come si legge un po’ ovunque – il successore di Grillo ai vertici fattuali del M5S sarà Luigi di Maio, diventerà chiaro una volta di più che una forza movimentista, quando affonda nelle paludi parlamentari, ha solo e tutto da perdere, a cominciare dall’acquisizione di un “leader” (si fa per dire…) che si pettina e si veste come un funzionario di Tecnocasa, e che mi immagino nutra le medesime ambizioni di quest’ultimo: vendere, possibilmente fumo, a prezzi alquanto elevati.

La scelta mi pare singolare, perché di avellinesi di quel calibro, nel mondo politico italiano, ce ne sono a bizzeffe, e si occupano di tutto meno che di (presunte, molto presunte…) rivoluzioni.
L’itinerario è sempre il medesimo: dapprima si urla “morti, siete morti!”, poi si entra nella “casa dei morti” e si scopre che è terribilmente comoda. Alcuni, i più sinceri, fanno le valigie subito e approdano tranquillamente ad essa.

Altri, più scaltri, ne assumono e fanno assumere progressivamente le abitudini, perché – in una democrazia parlamentare – “o fai così o non esisti”. Che è esattamente cosa succederà al M5S, se proseguiranno con la loro strategia di “entrismo”. Giocheranno a un gioco le cui regole sono state stabilite da altri e – sia che vincano sia che perdano – alla fine saranno uguali a “quegli altri”.
Questo fenomeno è detto “normalizzazione” e serve a riempire pance e tasche. Politica: zero. Cambiamenti: meno di zero. Incidenza metapolitica: “eh, cos’è…?”.

 

 

 

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