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Miss Italia, lo specchio di una Italia che va a remengo.

 

 

Col passare degli anni Miss Italia diviene sempre più un concorso che dovrebbe cambiare nome. Non si comprende infatti quale attinenza possa avere una manifestazione che dovrebbe incoronare la più bella d'Italia, con una giuria composta da un travestito, un attoruccio borgataro e il presidente (scemo) di una squadra di calcio, che si presuppone più abituato a valutare i quadricipiti dei giocatori che le gambe di una donna.

E d'altronde il concorso è sempre più lo specchio dell'ItaliaDi questa italietta di oggi, di genitore 1 e 2, del delirio gender, dello ius soli, della retorica buonista e della grande confusione che c'è sotto il cielo dello stivale, ormai scalcagnato e senza suola e che inevitabilmente si abbatte anche sul concorso che regalò all'Italia Gina Lollobrigida, Lucia Bosè e Sofia Loren. Tanto per fare qualche nome. Adesso abbiamo quale maitresse della serata una Simona Ventura sempre più inquartata, rifatta e botulinata, mille miglia lontana dallo spirito di eleganza del concorso e che fa sfacciatamente il tifo per una marocchina. Immagino che per la nostra vacca chianina, il tipico esempio della compagna radical chic che ama riempirsi la bocca con la parola "accoglienza" ma che l'unica marocchina accolta nel suo attico di 400 mq. nel centro di milano è la domestica sottopagata, il massimo per lo share sarebbe stato poter far vincere una foreign fighter di ISIS, con tanto di burqa e coltellaccio, che magari decapitasse in diretta Vladimir Luxuria mentre le deponeva la corona sul cappuccio (del burqa).

Insomma un vero manicomio. D'altronde anche in passato di ragazze non propriamente belle e che poco c'entravano con Miss Italia ne avevamo viste fin troppe. Ovviamente non significa che una ragazza non bella non possa avere nella vita pari dignità di una gnocca, anzi, ma qui stiamo parlando di un concorso di bellezza, però, non di cultura e nemmeno di essere in grado di smolecolare l'atomo. Ergo, ragionevolmente ci si aspetta che la prima classificata al concorso di bellezza per antonomasia, che oltretutto dovrebbe poi rappresentare l'Italia in giro per il mondo, non somigli alla vincitrice del concorso "Miss coscia norcina" alla sagra della salsiccia, e sia eletta dunque per il proprio aspetto fisico. Se poi è pure dotata di materia cerebrale, tanto meglio per lei e per il fortunato che la impalmerà.

Ora, ricordando un po' a memoria le precedenti miss Italia, metà delle quali, almeno, grazie al cielo, sono sparite nel dimenticatoio, vi viene forse in mente una più cessa di questa appena eletta? Credo di no, eppure all'improvviso ero rimasta a bocca aperta. Quella frase buttata lì: "io avrei tanto voluto vivere il periodo della seconda guerra mondiale perché dai libri si legge questo, questo, questo, ma a noi chi ce lo dice davvero??" mi aveva preso alla sprovvista e aveva improvvisamente fatto passare in secondo piano il resto che francamente non arrivava al voto " scarso".

Dopo secoli di "vorrei la pace nel mondo", arrivava una Miss che come prima cosa metteva in dubbio il castello di bugie che ci hanno raccontato dopo la guerra. E che guerra! Quella tra il sangue e l'oro, tra - parafrasando Renzi - gli uomini e le bestie ( e io, che fui tra gli uomini allora, mi onoro di essere tra le bestie, oggi) tra il sole e l'oscurità. In ultima analisi tra il bene e il male...Diamine, mi sono detta, questa ragazza ha due palle così sotto ( e c'è pure chi lo sostiene non solo metaforicamente..) per dire una roba del genere senza nemmeno girarci intorno. Per un nanodecimo di un secondo l'ho vista anche bella, l'ho sentita affine e "camerata", ma è durato poco.

Il tempo che ci raccontasse di essere renziana, di considerare Michael Jordan il più grande uomo italiano mai vissuto e, soprattutto, di non sapere nemmeno chi siano i due marò ma di considerarli fortunati perché l'india è un gran bel paese e vorrebbe trasferircisi pure lei, e la meschinetta è tornata quella che è ma che per un attimo era sembrato non fosse. Una cessa e pure deficiente. Un mitile senza anima.
Tutto è tornato quindi nella media, nella norma quotidiana, nel già visto, masticato e digerito in questa infelice e miserabile repubblichetta delle banane e in questo momento storico/politico, dove l'ebete che a lei, la meschinetta, piace così tanto rappresenta alfine, e meglio di chiunque altro, un paese che è diventato la cloaca di due continenti, se non tre.

Una discarica di spazzatura proveniente da ogni dove, una vomitevole fogna a cielo aperto che raccoglie la peggiore e più disperata (e pertanto pericolosa) umanità, dove c'è un tasso di disoccupazione mai visto, dove la criminalità è l'unico sbocco di lavoro possibile per la feccia nostrana e di importazione, dove quattro milioni di italiani vivono sotto la soglia della più disperata povertà, altri sette si apprestano a raggiungerli e altri dieci si preparano, in una spirale involutiva senza fine. Dove se sei un clandestino, però, hai diritto di stare qui ed essere nutrito, vestito, calzato e mantenuto in albergo, mentre se sei italiano, disoccupato e con figli da sfamare, senza casa oppure esodato puoi anche morire, senza lamentarti troppo che tanto non gliene frega un cazzo a nessuno.

In questa Italia senza morale e senza etica, ambigua ed equivoca, dal sesso incerto e dal futuro ancora più incerto, avviene di tutto ormai. E dunque è normale che, durante il concorso di bellezza più ambito dalle ragazzine italiane la cui massima aspirazione, almeno per la maggior parte di loro, è fare la velina e fidanzarsi con un calciatore (Dio ti ringrazio di avermi dato due maschi), i miasmi soffocanti della neo-cultura cattocomunista arrivino a soffocare, a stravolgere e a mistificare totalmente anche il concorso che fu l'immagine stessa dell'Italia dei buoni sentimenti.

D'altra parte a rappresentare questo schifo di paese, l'Italia del terzo millennio, doveva per forza esserci un cesso simile, una che per sbaglio ha detto una cosa coraggiosa ma che poi si è subito emendata, tuffandosi con bello stile nella più becera palude conformista, o no? E anzi, mi sono davvero sorpresa a non ritrovare con corona e scettro in mano una bella africana, anche se a pensarci bene la Miss Italia nera l'abbiamo già avuta, nel lontano 1996..ve la ricordate?

Una tale Danny Mendez - nome tipicamente italiano..- nata a Santo Domingo, che non è una provincia o frazione di qualche località del Salento o della Lucania ma è la capitale della Repubblica Dominicana, Caraibi. Una tizia con pelle nera, orridi capelli a cespuglio, naso tipico di talune popolazioni tribali che poco hanno a che vedere con storia e DNA italici, e una faccia inguardabile ma, lo ammetto, un fisico spaziale. Ancora oggi, a distanza di quasi 20 anni, mi chiedo su quali presupposti sia stata eletta Miss Italia una nera nata a Santo Domingo, ma vedendo adesso l'intento di africanizzare tutta l'Europa ne comincio a comprendere il motivo e il recondito significato.

Come era prevedibile, la signorina ha giusto presenziato a qualche sfilata e shooting fotografico, come da contratto lavorativo, ma dopo, non essendoci ancora, ahimè per lei, la possibilità di velinizzarsi e assicurarsi un futuro radioso accanto ad un decerebrato calciatore, ma perdonabile perché miliardario, ha dovuto ripiegare ad essere la compagna - allora la si definiva in altri modi un po' meno garbati..- di uno dei più famosi play boy italiani, con il quadruplo dei suoi anni e con un conto in banca degno di Creso. Mi sta quasi salendo il rimorso di non aver partecipato io, quando età e bellezza me lo consentivano, al concorso di Miss Nigeria, oppure Miss Burundi o magari Miss Capo Verde.. Chissà se l'unica concorrente bianca, bionda e con occhi verdi - e allora pure supergnocca!! - l'avrebbero eletta!

Dunque, questa volta non faccio sconti a nessuno. La colpa della situazione nella quale ci troviamo è totalmente nostra. Del popolo italiano intendo, bue e cornuto, che non solo si è fatto aggiogare a un simile carro da 4 ciappuzzi - e come altro chiamare la banda Renzi - ma spesso e volentieri, sembra anche trovare comodo il giogo e stimolante la frusta.
Il mio vivo e vibrante vaffanculo va dunque ai miei compratrioti. A tutti gli italiani, troppo spesso schiavi e assoggettati a un "politicamente corretto" che presto, molto presto, potrebbe divenire il nostro boia spietato, quello che ci tirerà definitivamente il nodo scorsoio intorno alla gola, su un bel patibolo multiculturale, multirazziale e multiconfessionale costruito con pregiati legni chiamati buonismo, accoglienza e avidità (...i 37 euro sono il sapone sulla corda della forca).

Sorgi Patria mia, che di tempo non ne rimane più tanto.

 

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