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E' stupefacente il livore e la doppiezza con la quale il quotidiano di De Benedetti accoglie la notizia dei documenti indiani. Insinuazioni, pressapochismo e veleno in un articolo che nessuno ha avuto il coraggio di firmare

 

(Gianni Fraschetti) - Oggi ho avuto modo di leggere il pezzo de La Repubblica pubblicato ieri, 11.09.2015, riferito alla documentazione presentata dall'India al tribunale di Amburgo che si dovrebbe esprimere sulla vicenda che vede coinvolti i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, indagati    - perchè a oggi nessuno ha formalizzato alcuna accusa - per l'uccisione di due pescatori indiani in circostanza che restano tutte da chiarire.

Questo qui sotto è il titolo, che già da solo la dice lunga, con l'utilizzo di un condizionale - potrebbe - rafforzato poi da una fandonia inventata di sana pianta nell'occhiello - una perizia successiva conferma -

L'articolo non è firmato, il che lascia intuire che nessun giornalista del quotidiano della premiata ditta De Benedetti-Scalfari, nemmeno quelli più sfigati, nemmeno quelli più servili, nemmeno quelli politicamente più schierati ed esposti, se la è sentita di autografare una simile montagna di merda. Ma andiamo avanti. Come constatiamo, il condizionale dei verbi domina, quasi che la notizia, ormai passata da tutti gli organi di stampa e da nessuno smentita, sia invece tutta da verificare. E dunque l'anonimo estensore di questa porcheria ci informa che questa perizia vecchia e obsoleta  sarebbe stata consegnata al Tribunale e che in base a essa i proiettili che hanno ucciso i due pescatori non sarebbero compatibili con le armi in dotazione al Nucleo di difesa del San Marco imbarcato sulla Enrica Lexie.

              

L'anonimo cialtrone continua poi asserendo che l'India potrebbe avere inviato una "vecchia perizia, con misurazioni fatte in maniera approssimativa, poi soppiantata da una nuova perizia, fatta anche alla presenza dei carabinieri  i cui dati invece confermerebbero la compatibilità...etc"

Lo sciagurato estensore dell'articolo dimostra in questo passaggio che di tutta la vicenda conosce a malapena i nomi dei due fucilieri. Infatti non sa, e voglio essere buono con lui e presumere ignoranza e non malafede, che quella che lui battezza sciaguratamente vecchia perizia è l'esame autoptico in base al quale l'anatomopatologo indiano Prof. Sisikala ha determinato in 7.62X54R il calibro delle ogive che hanno colpito i pescatori, uccidendoli. Che non è un calibro uscito dalle urne del superenalotto, ma è il calibro che era in uso presso il Patto di Varsavia e che è diffusissimo proprio da quelle parti: India, Pakistan, Sri Lanka...etc.

Ma il tapino non pago di questa prima cantonata, che in un paese civile dovrebbe costare la radiazione dall'Ordine dei giornalisti, asserisce anche una presunta compatibilità delle ogive estratte dai corpi con le armi sequestrate, dimostrata da un fantomatica e non meglio specificata seconda perizia. Una perizia che di fatto non ci fu, o meglio ci fu quella balistica che dimostrò che un 5.56 Nato, il calibro delle armi in dotazione, è molto più piccolo di un 7.62X54R. Un dato noto, che non necessitava certo di prove comparative e che fece infuriare gli indiani che si trovarono in un vicolo cieco. I furbissimi investigatori non intendevano però demordere e trovarono su un opuscolo illustrativo del fucile d'assalto Beretta ARX160, che in quel momento era in valutazione presso alcuni reparti ma non al San Marco, che tale arma permette di passare dal calibro 5.56 Nato al 7.62 cambiando in pochi attimi la canna. Dunque, devono avere pensato,  adesso basta trovare un ARX160 a bordo della nave e il problema è risolto, li abbiamo belli che fottuti. E invece quell'arma non era presente nell'armeria del distaccamento, ma anche se ci fosse stata sarebbe servita solo a far fare agli indiani l'ennesima figura da ignoranti, perchè l'intercambiabilità del calibro riguarda il 5,56Nato con il 7.62Nato che è più lungo di svariati mm. rispetto al 7.62X54R. Insomma un disastro totale su tutta la linea investigativa. Un disastro noto da anni, peraltro, che però non ha impedito al gruppo De Benedetti, che già si era servito di tale Matteo Miavaldi, un mezzo tossico che vive in India cercando di sbarcare il lunario spacciandosi per giornalista, per rovesciare fango sui due militari, di sfogare con questo ultimo articolo, tutto il suo livore anti italiano.                                                    L'unica precauzione che hanno preso è stata l'anonimato del gaglioffo che ha materialmente scritto questa invereconda schifezza. Vergognatevi.

 

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