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Senza pietà e senza un minimo di rispetto per milioni di italiani per bene, un gruppo di sinistrati dalla storia cerca rivincite impossibili.

(Gianni Fraschetti) - Dopo lo sterminio delle ultime tornate elettorali, dove sono stati fatti fuori nelle liste prime e dagli elettori poi, i sopravvissuti di AN avrebbero dovuto comprendere  l'antifona e trovare altre attività per ingannare il tempo. Ma questi qui no, continuano a fare adunate, a lanciare proclami e parole d'ordine, a cercare il modo per donarci ancora qualche perla della loro superba intelligenza politica. E quando poi vedo Alemanno che si agita come un forsennato inevece di scomparire e Fini che ritrova l'antica spocchia e pompato da Repubblica e invitato nei talk show lascia intendere che lui è"ancora a disposizione per rifare la destra..." il cuore mi pulsa più forte e qualche extrasistola turba il mio stato di quiete zen.

I fantasmi di un passato recente che non vuole passare si riaffacciano prepotenti, insieme al ricordo di una storia che non avrebbe nemmeno dovuto cominciare, perlomeno nel modo in cui cominciò. Una storia di sconclusionati pifferi della montagna che scesero a valle per suonare e che furono suonati. Perché oggi gli “asfaltati”, raccolgono puntualmente quel che hanno seminato, a partire dal Congresso di Fiuggi e dalla nascita di Alleanza Nazionale, per passare poi a vent'anni di vita politica di un partito con un solo congresso celebrato, per concludere poi con la fusione per incorporazione nel PDL, l'ultima botta di genio della peggiore  classe dirigente che la destra ricordi. In assoluto.

La stessa AN non fu una felice intuizione, ma una iniziativa politica demenziale. Non si era mai visto, infatti, nella pur breve storia della repubblica italiana, che un partito, il MSI, che vedeva trionfare la propria linea politica e che doveva solo rafforzare le propria presenza nei cuori e nelle coscienze degli italiani, venisse soppresso dalla sera alla mattina. Senza un momento di riflessione e senza un minimo dibattito interno. Affogato come un gattino, con la supponente e insopportabile leggerezza che da quel momento avrebbe accompagnato ogni gesto politico di questa banda di desperados.

E ciò senza soluzione di continuità, senza un attimo di tregua per fare respirare e raffreddare il cervello, fino all'inevitabile epilogo. Se così lo vogliamo chiamare. Nel 1994 dunque, nel breve volgere di qualche settimana, un mondo intero, fatto da uomini e donne, giovani e meno giovani, un patrimonio umano, di idee e di ideali e una riserva morale e spirituale al servizio della Nazione, che era sopravvissuto a settanta anni di ghetto e di liste di proscrizione, di arco costituzionale e di antifascismo militante a tutti i livelli, chiavi inglesi e pistole comprese, divenne improvvisamente obsoleto. Peggio, impresentabile.

Panni troppo logori per il fastoso debutto in società, abiti di cui ci si cominciava addirittura a vergognare vennero frettolosamente gettati via per lasciare spazio al nuovo modello di alta sartoria, disegnato da Pinuccio Tatarella: una alleanza ariosa di social nazionali, liberali, cattolici e società civile. Tatarella morì poco dopo e quindi non è dato sapere come avrebbe corretto la sua creatura, che fu da subito un fritto misto di cani sciolti e razzumaglia della peggiore specie e delle più disparate provenienze.

In pratica, e nel segreto disegno, una riedizione della DC che avrebbe dovuto, quantomeno nelle intenzioni, guidare il paese, rappresentando la maggioranza degli italiani. O forse qualcuno ambiva addirittura a una riedizione dello stesso PNF, quello del ventennio e del generone romano, quello dei compromessi con tutti, che non voleva nemmeno vincere la guerra e che portò poi Mussolini a essere arrestato dal Re col bel finale che tutti conosciamo.

E non è che la storia attuale sia poi molto diversa se valutiamo i percorsi di Berlusconi e di Fini. Certamente fu la prima fusione a freddo in politica, programmata a tavolino con la precisa intenzione di mettere insieme e fare coesistere il colto e l'inclita, il barone e il cafone e il possibile con l’impossibile. L’idea romantica degli uomini dalle diverse provenienze uniti dal collante ideale di valori e obiettivi condivisi non è certo nata ieri e funziona. Dalle Legioni romane alla Legione Straniera, dove gli istruttori provvedono subito a eliminare differenze e scalini e a fornire le giuste motivazioni a tutti.

Ma non era certo il caso di AN dove c’era sicuramente abbondanza di colonnelli sudamericani ma assoluta mancanza di bravi ufficiali. Quindi non poteva funzionare e infatti non funzionò. Solo continue faide intestine e una incapacità cronica da parte di chi doveva comandare di esercitare il comando. Questa fu AN e nonostante ciò prendeva più voti di quelli che meritava e anche in quella disgraziata situazione c’era comunque lo spazio politico per fare meglio e per correggere la rotta a volerlo fare, ma evidentemente il codice genetico della sua classe dirigente non contemplava proprio il concetto di poter fare bene. Nemmeno in via teorica.

Esso infatti comprendeva e coniugava perfettamente solo il linguaggio triviale delle correnti interne con tutti i suoi postulati, corollari e possibili declinazioni, ovvero tendeva a strutturare e a far vivere il partito esattamente al contrario di quello che sarebbe servito per esercitare decorosamente il potere o quantomeno di degnamente competere per esso. Se a ciò aggiungiamo una incapacità cronica e congenita del suo Leader a esercitare il comando, una attività che pareva quasi annoiarlo in certi momenti, non stupisce che per vent’anni l’unica reale immagine della destra, ben visibile a tutti, sia stata quella, come ha scritto qualcuno, "di un’Armata Brancaleone di rozzi arraffatori, puttanieri e minchioni di ogni risma..." che hanno deliziato per anni l’opinione pubblica, aggiungerei, con le loro gesta e con il tormentone finiano delle abiure e del male assoluto.

Una roba vergognosa, insomma. Il tutto senza un minimo di rispetto per il proprio elettorato e, se vogliamo, senza nessun rispetto nemmeno per loro stessi. Una crassa e ridanciana commediaall’italiana. Quelle sul boom economico, che suscitavano un riso amaro, dove affari, supermaggiorate, ostentazione volgare del benessere e politica di infimo livello andavano di pari passo nel disegnare un’Italia che stava piano piano smarrendo le sue radici.

  

Questa fu dunque l’immagine che AN si volle dare, anche se molti dirigenti e militanti non erano così e anzi provavano vergogna per quanto vedevano. Fiorito non nasce per caso, non è un incidente del destino, un colpo basso della malasuerte, ma arriva da lontano ed è l’infelice sintesi di vent’anni di questo andazzo. La sintesi che tutto racchiude dentro di sè e tutto spiega, meglio di tante parole.

Quella destra, quella che ho appena descritto, se destra la vogliamo chiamare, è stata dunque al potere, a ogni livello e lo ha gestito così come fan tutti. "Con le donnine e i frigoriferi pieni...", dando il peggio di sè, come ha scritto poi qualcun altro. E concordo in pieno. Adesso li hanno fatti secchi. Tutti o quasi. E ben gli sta. Si tranquillizzino, dunque. Tranne quanto ho succintamente rievocato non hanno lasciato traccia del loro passaggio e men che meno alcuna punta di rimpianto. Che si godano dunque il meritato riposo.

Adesso si riparte, con altre idee, con altri progetti, possibilmente senza complessi d'inferiorità, senza ansie da sdoganamento e senza febbri mondane. D’altronde siamo quelli che siamo ed è per questo la gente, poca o tanta che sia, ci ama e ci vota. Se oggi non fossimo ridotti come ci siamo ridotti,saremmo noi i mattatori indiscussi di questo particolare momento storico. Noi che non siamo uguali agli altri, che siamo diversi ed eravamo fieri ed orgogliosi di esserlo. Ma ci hanno pensato loro, quelli che adesso ci vorrebbero riprovare, a metterci fuori gioco.

Come scrive Piero Ignazi in “Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti” (Laterza), il limite di tutti i partiti dopo tangentopoli è stato questo: “non incarnano più quegli ideali di passione e dedizione, di impegno e convinzioni che essi stessi sbandieravano come connaturati alla loro esistenza. Hanno perso quella patina mitica che li elevava al di sopra di ogni sospetto e ora mostrano tutte le rughe di ogni organizzazione complessa, piena di interessi materiali e personali”.

Penso che ci si possa tranquillamente riconoscere in questo poco edificante quadretto e sarà bene scolpirlo nelle nostre teste, con molta umiltà, perché è da lì che si dovrà ripartire. Non certo dall'ennesima ammucchiata del centrodestra ma dalla riaffermazione di quello che siamo. Dalla riaffermazione della nostra diversità. Una diversità che morirebbe ancora una volta se questa banda dovesse portare a termine il progetto di fottersi la Fondazione AN.

 

Vi lascio con la foto di Almirante a Piazza del Popolo. Guardatela e riflettete bene. E' da quello spirito che bisogna ripartire, non dai deliri neo-centristi.

 

 

 

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