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La Turchia ci vuole affondare In arrivo sei milioni di profughi

 

(Gian Micalessian) - Uno tsunami di sei milioni di profughi pronti, dai primi mesi del 2016, ad invadere l'Unione Europea stravolgendone l'identità sociale, etnica e religiosa.

L'apocalittica previsione non è la trama di un nuovo film fanta-catastrofico, ma la sintesi delle previsioni d'intelligence elaborate da alcune agenzie dell'Unione Europea e sottoposte, secondo quanto appreso da Il Giornale, all'attenzione di un allarmato presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Previsioni tracimate, generando non poca preoccupazione, nelle sale in cui giovedì erano riuniti deputati e membri del Partito Popolare Europeo. Per capire meglio la dimensione e la consistenza della minaccia che sta per travolgerci bisogna tener presenti due considerazioni inserite nelle analisi sottoposte a Donald Tusk. La prima è che la Turchia non genererà da sola la nuova ondata, ma diventerà sin dai primi mesi del 2016 il terminale di tutti i movimenti di migranti in atto nel Medioriente e nelle zone contigue. La seconda, è che - secondo le analisi d'intelligence da cui derivano le previsioni da incubo - il regime del presidente turco Recep Tayyp Erdogan non solo non fa niente per fermare l'afflusso di profughi verso la Grecia, ma lascia mano libera ai trafficanti di uomini per sbarazzarsi di quanti più migranti possibile.

Ma partiamo dai numeri elaborati nelle proiezioni europee. La Turchia attualmente ospita circa 1milione 800mila rifugiati siriani. A questi vanno aggiunti, secondo le statistiche dell'Alto Commissariato per i Rifugiati, circa 68mila profughi iracheni, 36mila afghani e 29mila di altre nazionalità per un totale di 1milione 933mila rifugiati. Le previsioni europee però non si fermano alla Turchia. L'ipotesi elaborata nelle proiezioni ipotizza che l'«accoglienza senza limiti» evocata da Angela Merkel generi un effetto calamita simile a quello registrato nel 2014 quando l'operazione Mare Nostrum moltiplicò gli afflussi verso la Libia portando gli sbarchi dai 43mila del 2013 ai 170mila del 2014. Per questo le proiezioni europee prendono in considerazione 1 milione 450mila rifugiati siriani presenti in Libano, gli oltre 800mila siriani e iracheni ospitati in Giordania, i 6 milioni e mezzo di sfollati in movimento dentro la Siria e gli oltre 2 milioni fra sfollati interni e rifugiati contabilizzati in Iraq. In totale una massa di 10milioni e 800mila persone pronte a muoversi verso i confini di Ankara e tentare il passaggio verso l'Europa. Le previsioni, visionate da Tusk e discusse in una conversazione a cui erano presenti tre membri italiani del Ppe, ipotizzano però che solo il 50 per cento del 1 milione e 800mila rifugiati presenti in Turchia e dei 10 milioni 800mila in movimento tra Siria e paesi circostanti decida di tentare la traversata verso il Vecchio Continente. Sei milioni e passa di disperati in marcia verso occidente sono però quanto basta per affondare l'Unione Europea e i suoi paesi membri.

A questo va aggiunto, secondo gli analisti d'intelligence europei, l'ambiguo comportamento del presidente Erdogan che non solo rifiuta di contribuire all'identificazione e alla registrazione di chi muove verso la Grecia, ma non muove un dito per bloccare l'attività dei trafficanti d'uomini intenti a traghettare 3mila rifugiati al giorno verso l'Europa. Per questo il comportamento di Erdogan è assimilato ad una guerra non dichiarata. Una guerra asimmetrica decisa e pianificata allo scopo di destabilizzare l'Europa infrangendone identità religiosa, composizione sociale e integrità territoriale. In questa prospettiva l'ondata di 6 milioni di profughi in transito dal prossimo anno sul territorio turco non verrebbe vissuta da Ankara come un problema, ma come una nuova fornitura di armi per il proprio arsenale strategico. Un arsenale di sei milioni di disperati con cui portare al collasso l'Unione Europea e le sue radici cristiane.

 

 

Fonte: Il Giornale

 

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