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«Quando un prete predica, non può mai sapere se tra i fedeli ci sono adoratori del diavolo». Insomma, se tra i manifestanti anti immigrati compaiono sempre più spesso teste rasate, svastiche e braccia tese, per il capogruppo di Afd in Turingia, Bjoern Hoecke non è grave, come ha spiegato ieri al Parlamento regionale. Tanto più che la xenofobia porta voti.  

 

La verità è che gli ex anti euro, passata la buriana della crisi della moneta unica, hanno scoperto il tema dell’immigrazione e ci si sono buttati a peso morto. Mesi fa il fondatore, Bernd Lucke, aveva lasciato proprio perché riteneva impresentabile - leggi: estremista - un’importante fetta del movimento. Senza di lui sembrano essere scomparsi gli ultimi pudori. Come dimostrano i sondaggi più recenti, la strategia paga.  

 

LA PROPAGANDA  

La propaganda contro l’ondata di profughi che ha raggiunto la Germania sta regalando enormi consensi al partito guidato ora da Frauke Petry. In Turingia gli Afd sono risaliti al 6 per cento, in Sassonia sono schizzati addirittura al 13%, affiancando la Spd. Anche le manifestazioni anti islamiche a Dresda organizzate ogni lunedì da Pegida - che avevano suscitato molti timori lo scorso inverno, prima di piombare nel letargo in primavera - stanno vivendo un revival. All’ultima sfilata degli anti islamisti nel capoluogo sassone c’erano 8000 persone. Un quadro che sembra riflettere una crescita della destra in tutta la ex Germania Est. Come se Angela Merkel non avesse già abbastanza guai. 

 

Il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maizière ha confermato che in Germania continuano ad arrivare, ogni giorno, 10 mila persone. Nel solo mese di agosto ne sono arrivate 105 mila, ha aggiunto, ma settembre «sarà un mese record: negli ultimi quattro giorni ne sono arrivati 8000, 9000, 10.000 ogni giorno». Numeri che hanno indotto il presidente della Baviera e capo della Csu Horst Seehofer a sferrare un nuovo attacco al governo e alla cancelliera. «La faccenda è ormai totalmente fuori controllo - ha sibilato - e la Germania vivrà momenti drammatici, quest’inverno».  

 

L’alleanza storica Cdu-Csu vacilla: da quando Monaco è diventata il principale terminale attraverso il quale passano i profughi, non passa giorno che Seehofer non attacchi la cancelliera. L’ultima minaccia riguarda la possibilità che la Baviera vari da sola misure d’emergenza come respingimenti-lampo per chi è già registrato in un altro Paese. Dopo che il presidente della Repubblica, Joachim Gauck, ha detto che c’è «un limite» alla capacità di accoglienza della Germania, Seehofer ha sfidato Merkel «a dare lo stesso segnale».  

 

Ad aggravare il quadro contribuiscono episodi di cronaca che stanno aprendo una crepa anche tra politici e la polizia. In un centro di accoglienza di Suhl è scoppiata una mega rissa tra profughi con molti feriti, anche tra gli agenti, per una lite sul Corano. Non è il primo incidente di questo tipo, e la ministra per l’Immigrazione, Aydan Oezoguz, ha ammesso che «c’è un problema gigantesco che riguarda il sovraffollamento» nelle strutture. Il sindacato di polizia ha chiesto attraverso il suo presidente, Rainer Wendt, di separare i migranti in base alla religione, proteggendo in particolare i cristiani. Alcuni politici locali hanno respinto la richiesta con vigore, la ministra Oezoguz gli ha fatto eco osservando che è impossibile separare migranti «in base alla religione o all’etnia», ma anche la Croce rossa ha definito la proposta come «totalmente irrealistica». 

 

Intanto il governo ha approvato le modifiche al diritto di asilo concordate la scorsa settimana con i Land che preparano respingimenti più rapidi e l’inclusione di Kosovo, Albania e Montenegro tra i Paesi ormai considerati «sicuri». 

 

Fonte: La Stampa

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