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Guardateli, pensano che siamo tutti scemi

(Gianni Fraschetti) - Da qualche giorno, quasi quotidianamente, gli organi di informazione - e viene da ridere a chiamarli così - ci rendono conto, con abbondante dovizia di particolari, delle peristalsi che agitano il ventre teso e colitico della destra italiana. Un intestino sottoposto a impietose sferzate lassative da parte di un irriducibile Alemanno che, a dispetto dei guai che sta passando con la vicenda fasciomafia e del bel ricordo di sè che ha lasciato ai romani, cerca di organizzare in fretta e furia un bel carrozzone di fiamma guarnito da agganciare all'ennesimo trenino neo-centrista. Che detta così si capisce già che sarà un successone.

E così veniamo subissati di buone novelle. Dai consiglieri regionali e comunali 40enni dell'NCD vicini ad Alemanno (sic!) - poi qualcuno ci spiegherà come funziona - che riuniscono 4 sgallettati 4 a Roma, all'Hotel Plaza, per sproloquiare di case comuni e di nuovi soggetti politici, per condensare il tutto nella "mozione dei quarantenni" - quasi l'età fosse un titolo di merito - da presentare all'Assembea della Fondazione, fino a giungere a Storace, arruolato a forza e dato per acquisito alla causa "rifondarola", costretto quindi a smentire con quattro righe delle sue. Di quelle che graffiano e son fatte per color che sanno intendere. Che l'odore che promana da questi quarantenni non è dei più gradevoli e il vecchio Storax, che ha buon naso e il fiuto giusto per sentirlo, è anche provvisto dell'intelligenza politica per starne lontano.

Insomma il 3 Ottobre pare che si debbano decidere i destini d'Italia e che la stessa parola destra  non abbia significato se non viene coniugata con alcuni cognomi: Alemanno, Menia, Ronchi, Salvatore Tatarella e giù per quella china, fino all'ombra inquietante di Fini che appare sempre più il "puparo" che muove i fili di queste marionette. Per  fare che? Ma per giungere a un nuovo inizio, di grazia, come recita il frontespizio della paginetta di Prima l'Italia sul web. Una roba da film dell'orrore.

Già. Un nuovo inizio. Con loro. Un'altra volta. Quasi un fantascientifico loop temporale. Un brivido sottile e un'emozione che immaginiamo rasenterà l'estasi per i fortunati che la vorranno provare sulla loro pelle. E così, mentre i colonnelli "rifondaroli" si preparano a dare battaglia ai colonnelli italoforzuti per il controllo della Fondazione An - con annesso tesoretto, naturalmente, che la rifondazione avrà da essere anche immobiliare - sulle pagine dei social network i sodali di Alemanno ripongono kefiah e burbanza antifascista per rivestire i panni da palcoscenico, vecchi e sdruciti, di quando camminavano col caracollo e si spacciavano per duri e puri, e danno vita a un come eravamo, tra il mistico e il patetico e assai ridicolo invero, nel tentativo di smuovere qualche lacrimuccia e coinvolgere qualche disgraziato passante che non li conosce in questa nuova, esilarante, avventura.

Un' avventura che ha quale unico scopo politico, chiaro e quasi conclamato, ostacolare da destra - anche se una destra molto sui generis -  la nascita di un polo sovranista e patriottico, in grado di porsi quale reale alternativa di governo, che è poi l'operazione alla quale stanno lavorando Salvini e la Meloni. Per mettere puzzolente sabbia di fogna in questo ingranaggio, l'intenzione dei registi dell'operazione resurrezione è quella di mettere insieme tutta la spazzatura che gira per l'Italia, orfana di ideali, di idee e di prospettive. Un bracciantato politico di infimo livello umano e morale che va da Passera, a Tosi, a Fitto, ad Alfano e arriva fino ai nostri redivivi ex colonnelli in pieno ritorno di fiamma, che pur di rimettere il culo su uno strapuntino, sarebbero anche disposti a venderselo il culo. Che tanto non è la prima volta per loro, e non sarà nemmeno l'ultima.

 

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