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Verso l'abisso a passo di danza. Un popolo troppo stupido anche per capire, figurarsi per dire NO.

(Gianni Fraschetti) - Si dice che ognuno, alla fine, ha quello che si merita e questa massima sicuramente vale anche per i popoli. Nella seconda guerra mondiale, Germania, Italia e Giappone erano riunite in un'unica sorte. Le tre potenze dell'Asse in guerra, per tutta una corposa serie di motivi, con GB e USA, con la partecipazione straordinaria dell'URSS di Stalin. Una guest star il cui dispendioso cachet venne fatto pagare da Roosevelt ai popoli dell'Europa dell'Est ,che ricavarono da quell'avventura cinquanta anni di schiavitù.
 
Sappiamo tutti come finì quella guerra. Basta leggere i libri di storia, quella che si studia a scuola, per capirci, o si prende qualche corposa ricerca dei nostri storici che vanno per la maggiore e che proprio sulla manipolazione di quella storia hanno costruito la loro fortuna. Tipo Pavone, Battaglia e Del Boca, tanto per fare qualche nome.
 
Com'è noto, Germania e Giappone perdettero quella guerra combattendo disperatamente, fino all'ultimo respiro. Berlino, difesa da volontari europei più che da tedeschi, fu espugnata casa per casa dai sovietici e la strenua resistenza terminò solo dopo la morte di Hitler; quanto al Giappone, benché stremato e ridotto ai minimi termini, furono necessarie due bombe atomiche per piegarlo e indurlo alla resa.
E veniamo alle vicende di casa nostra. Pavone, Battaglia, Del Boca, tutta la sacra e infallibile famiglia dei manipolatori professionali di verità, la maggior parte dei libri di storia e di testo - quelli che vengono insegnati nelle scuole, per intenderci - ci raccontano invece che da noi non avvenne nulla del genere ma ci fu invece il secondo risorgimento. La resistenza.
Visto quale fu, oltre la storiografia ufficiale, la realtà del primo (risorgimento), costituita dal massacro dei soldati napoletani prigionieri e del popolo meridionale, dalla distruzione e dal saccheggio sistematico di paesi e dalla grande rapina effettuata dai piemontesi ai danni del Meridione, non è che sul secondo, sotto sotto e fuori dallo sguardo arcigno delle vestali della liturgia resistenziale, si possa ipotizzare granché meglio. Ma non è questo il punto.
Infatti, secondo la storia "ufficiale", quella che nel mondo intero solo noi abbiamo l'ardire di raccontare, divenimmo cobelligeranti - un neologismo da noi coniato per l'occasione e che, da solo, la dice lunga - e dunque, in un certo modo, sempre secondo noi, quella guerra la vincemmo. Magari con un contorsionismo degno di Houdinì, ma questo è ciò che raccontiamo, e che mettiamo nero su bianco sui libri di storia.
 
Dunque, mentre Germania e Giappone venivano sistematicamente rase al suolo, a noi cobelligeranti - e andatevi a vedere se ce ne furono mai altri nella storia dell'uomo - la sorte riservava invece ben altro destino: le sigarette, la cioccolata, le AM-lire, le signorine, i marocchini, le malattie veneree e tutto quel caravanserraglio di sesso, droga e rock and roll che da sempre accompagna l'arrivo della libertà portata da quei signori.
Pertanto, alla fine di quella guerra, c'erano due nazioni indubitabilmente distrutte, dove si facevano le prime sperimentazioni di deportazione di massa e di pulizia etnica, si metteva in atto il piano di "pastoralizzazione" della Germania messo a punto dal Segretario al Tesoro americano Walter Morghentau, si celebravano processi in nome di un improbabile diritto dei popoli e si impiccavano i vinti.
 
Poi ce n'era un'altra, una a caso, che aveva fatto la guerra insieme alle altre due ma, con una strambata delle sue, aveva capovolto le alleanze e dunque pur avendo perduto - firmammo una resa senza condizioni, è bene ricordarlo - fece poi furbescamente finta di avere vinto. Ciò non risparmiò la popolazione da bombe e marocchini ma comunque come tale si comportò e continua tutt'oggi a comportarsi.
L'operazione suscitò l'ilarità del mondo intero, ma sul fronte interno riuscì, perché già da allora gli italiani seguirono bovinamente il pifferaio di turno che annunziava la lieta novella (la resistenza, il secondo risorgimento, le libertà riconquistate...) senza un briciolo di vergogna e senza porsi troppi problemi, e già immagino che molti di voi stanno adesso cominciando a sbuffare...e che palle sto' Fraschetti, lui, la guerra e il fascismo. Cazzo, sono passati settant'anni...
 
Già, sono passati settant'anni, e dunque andiamo a vedere come è poi finita la vicenda. Sui due vinti, Germania e Giappone, mi pare non ci sia molto da commentare. Due potenze economiche di prima grandezza. La Mercedes, la Porsche, la BMW, la Mitsubishi, la Honda, la Sony...
Due potenze economiche che pesano, eccome se pesano, e picchiano pure i pugni sul tavolo e si fanno sentire. E noi ne sappiamo qualcosa... Avevano perduto la guerra ma non avevano preso in giro nessuno. Né dentro casa, né fuori. Ne erano uscite con dignità da quella guerra e non sono state bollate a vita col marchio dell'infamia.
A noi la sorte, invece, ha riservato le favole di Pavone, Battaglia e Del Boca, e quindi eccoci qui. Camerieri precari, un termine di gran moda, oggi al servizio della Merkel, domani, di Obama, dopodomani di Cameron e quando è capitato, pure di Sarkozy, o di quest'altro carciofo di Hollande, che una leccata al culo non si nega a nessuno. In sintesi, dei poveracci. Dei poveri straccioni materiali, morali e intellettuali.
Dio però non paga il Sabato e quindi, in fin della fiera, abbiamo avuto esattamente quanto ci eravamo meritati. Siamo in una situazione catastrofica, eppure, come sempre incapaci di comprendere anche le dinamiche più elementari, arroganti, boriosi, presuntuosi e ignoranti fino all'osso, continuiamo a seguire la musica dei pifferai che da 70 anni si alternano alla nostra guida. Senza avere mai capito, in fondo, che tutti i pifferai rispondono a un unico padrone. Quello di sempre. Quello che era dietro anche al primo risorgimento.
 
 
Ed è stupefacente, adesso, vedere il nostro atteggiamento verso la condizione di estrema sofferenza nella quale ci troviamo. Non c'è più un futuro per i nostri figli e nipoti, eppure sembra quasi non sia affar nostro e che la cosa non ci riguardi. Che quei numeri che leggiamo sui giornali e udiamo in televisione, snocciolati in fretta e senza spiegare nulla, e che certificano il nostro stato di coma profondo, riguardino qualcun altro.
Dopo Monti e Letta, il nuovo maggiordomo, Renzi, marcia spedito verso l'abisso che ormai è a soli due passi. Quell'abisso che ci guarda e che noi vediamo bene in tutto il suo orrore, ma non solo non ci ribelliamo, ma facciamo anche di tutto per non guardare. Come dei poveri struzzi, pure un bel po'cretini, che cacciano la testa sotto la sabbia per non vedere il predatore che sta per sbranarli.
 
Nè abbiamo uno straccio di leader politico che abbia le palle per dire la verità e chiedere in maniera ferma e ragionata, e sottolineo ragionata, di lasciare l'Euro prima di morire. Sarebbe forse il compito di una forza nazionale e sociale, ma da noi si parla e si discute, si organizzano convegni e raduni per dibattere di cose nere e di improbabili, future riunificazioni, al solo scopo di vedere se gli ex-colonnelli riescono a mettere le grinfie sul malloppo e sputtanare il patrimonio di AN, unica vera eredità della destra italiana che abbia valore per certi soggetti.
 
Intanto gli italiani, come tanti topolini, anche un po' coglioni, seguono bovinamente il nuovo pifferaio fiorentino, del tutto ignari di cosa sta suonando. L'importante è che abbia il piffero ben visibile in mano. Gli struzzi d'Europa infatti avranno pure la testa sotto la sabbia ma il culo è bello appizzato per aria. Non sia mai ci scappasse qualcosa...

 

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