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(di Simone De Rosa e Davide Pellegrino) - Ricci, Pratolini, Gallian, Vittorini, Ruinas, Bombacci. A molti probabilmente questi nomi non diranno niente. Sono nomi di personaggi, socialisti, anarchici, comunisti che si ritrovarono nel fascismo, furono la "sinistra fascista". 

La democrazia liberale, da quando si è impossessata del nostro Paese, non ha aspettato un solo istante a piegare gli ideali ed etichettarli secondo la convenzione stessa della nuova forma di Stato. E fu così che da un giorno all'altro Gentile divenne di "estrema destra" e Gramsci di "estrema sinistra". I fascisti a destra, i comunisti a sinistra, i cristiani al centro, i socialisti a sinistra, ma non troppo, e i liberali a destra, ma senza esagerare. 

Giorgio Gaber fece un pezzo eccezionale sul fenomeno. L'idea dell'etichetta da schieramento si è radicata via via nel nostro Paese al punto che concetti come Socialismo e Nazione sono riconosciuti come ossimori. Cosa ci fa dunque Berto Ricci, anarchico, filosovietico tra i fascisti? E cosa ci fa Nicolino Bombacci, fondatore del partito comunista, a Salò, a morire accanto a Mussolini al grido di "Viva l'Italia, viva il Socialismo"? 

Per analizzare sinteticamente questa area, partiamo dalla teoria di Augusto Del Noce che data l'origine del fascismo in quanto ideologia non al 1919, ma al 1899, anno di pubblicazione di "La filosofia di Marx" di Giovanni Gentile. In quest'opera, che Lenin definirà come uno degli studi più interessanti e profondi del marxismo, Gentile rigetta il materialismo marxiano, ma accoglie con grande entusiasmo l'ideologia della prassi che egli lega all'idealismo e che andrà a costituire un pilastro dell'attualismo gentiliano. 

Desterà a questo punto meno sorpresa dunque, che un'opera come questa, su Marx, apprezzata da Lenin, sia stata fatta ripubblicare da Gentile stesso, nel 1937, negli anni più forti del regime di "estrema destra". Nel 1933 il sindacalista Luigi Fontanelli scriverà in "La Stirpe" che gli interessi sociali del fascismo "non sono quelli della borghesia, perché non sono quelli del passato, così come lo spirito del fascismo è l'antitesti dello spirito borghese"

D'altronde Mussolini fu il primo a criticare i valori individuali della borghesia, sottolineando il suo disprezzo per la vita comoda borghese che doveva essere disintegrata dal fascismo. La sinistra fascista, nonostante porti con sé l'appellativo di "progetto incompiuto" riuscì comunque ad influenzare un governo, quello Mussolini, sottoposto a mille pressioni data la svariata quantità di aree, ideologie e sottoideologie presenti all'interno del PNF. 

Evidente è l'influenza socialista in provvedimenti come la Carta del Lavoro del 1927, in cui viene introdotto il concetto di corporativismo, e che ottenne impressioni positive dalle stesse opposizioni, da Pio Gardenghi, direttore dell'Avanti, oppure basti ricordare l'ex deputato massimalista Romeo Campanini che si disse pentito e costretto, dopo le politiche sociali fasciste, ad un severo esame di coscienza. 

Se non puramente socialiste non si possono certo dire "di destra" posizioni politiche come l'autarchia, fortemente voluta dal fascismo, o la nazionalizzazione delle banche e delle imprese strategiche, basti pensare alla funzione svolta dall'IRI, che dallo stesso fascismo fu creata ed arrivò a detenere il 20% del capitale azionario nazionale, detenendo quote addirittura del 90 e 75% per produzione di ghisa e cantieristica navale ed essendo proprietaria di aziende come Ansaldo, Ilva, Terni, Edison, SIP, SME.

Sconvolgerà la vittima delle etichette sapere che l'Italia fascista fu, nel 1922, il primo Paese occidentale a riconoscere internazionalmente l'URSS, con la quale instaurò un rapporto di sincera amicizia che ebbe il suo apice nell'incontro, nel 1933 a Palazzo Venezia, tra Mussolini e Litvinov, ministro degli esteri sovietico.

La corrente della sinistra fascista si affievolirà negli anni che precedono la guerra per tornare, libera da pressioni d'ogni sorta, nel 1943. Fu allora che Hitler suggerì a Mussolini, dopo l'occupazione anglo-americana, il nome del nuovo Stato "Repubblica Fascista Italiana". Il nome a Mussolini non piacque, e in un ritorno di fiamma per la sinistra, aveva in mente il nome "Repubblica Socialista Italiana", trasformata poi in "Sociale" per non scontentare troppo l'alleato. 

Fu questo un periodo tragico per la storia d'Italia, con la guerra civile e tutto ciò che ne conseguì, ma un periodo fulgido per l'ideale fascista che tornò alle origini sansepolcriste prettamente rivoluzionare e sociali. A Salò si mischiarono le idee di Bombacci, di Biggini, di Ezra Pound. Si parlò di corporativismo, di stato organico del lavoro. 

Fu il periodo del Manifesto di Verona, documento di natura indiscutibilmente socialista. Vi fu la nomina di Angelo Tarchi, Ministro dell'Economia il 31 dicembre 1943 , carica che mantenne salda fino al gennaio 1945, dove, a causa dell'agonia per le sorti della guerra sempre più compromesse, si decise di rinominare il Ministero in "Ministero della Produzione Industriale." 

Egli si pose come unico obiettivo non quello di sovrintendere alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro, ma un qualcosa di più ampio, che arrivasse addirittura a diventare lo strumento regolatore dell'attività economica repubblicana, leggasi la Legge sulla Socializzazione delle Imprese comunicata durante il discorso del Lirico il 16 dicembre 1944 e contenuta nei minimi dettagli nell'archivio storico-giuridico di Manlio Sargenti, docente di diritto romano ed estensore materiale della Carta di Verona, uno de tasselli principali che distruggono completamente la dicotomia fascismo uguale destra. 

Si arrivò perfino alla partecipazione dei lavori alla gestione aziendale, col concetto di "socializzazione delle imprese", la ripartizione degli utili tra i lavoratori e dirigenti, entrambi in possesso di quote dell'azienda in un'ottica di collaborazione tra le classi. Il provvedimento fu anche varato ed era pronto per entrare in vigore, ironia della sorte, il 25 Aprile 1945. 

Fu infatti tra i primi atti del CLNAI la sua abrogazione. Dalla caduta del fascismo in poi questo focolaio di idee si dirigerà nelle più svariate posizioni, sarà Thiriart e sua Jeune Europe, sarà vicina al peronismo, ai movimenti di liberazione nazionale, distruggerà tutti gli schemi con movimenti come Primula Goliardica e Organizzazione Lotta di Popolo che avranno tra le loro fila militanti comunisti e militanti del MSI, sarà l'era del nazimaoismo e del socialismo nazionale. 

E a questo punto possiamo romperli gli schemi, sdoganiamo gli ossimori, la sinistra fascista c'è stata, ed era dannatamente reale. 


 

I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari. Le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero di sinistra, le nostre istituzioni sono conseguenza diretta dei nostri programmi; il nostro ideale è lo Stato del lavoro. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta, per la vita e per la morte, contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo. Se questo è vero rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è un assurdo. Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta, viene da destra.

Benito Mussolini

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