Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

(Gabriele Adinolfi) - Le aggressioni in branco alle femmine di Colonia, di Amburgo, di Salisburgo, di Helsinki, e chi più ne ha più ne metta, possono rappresentare un salutare spartiacque. Dubito francamente che si sia trattato di un fatto inedito: sono convinto che sia ormai endemico e ripetuto nei luoghi e negli anni. Se se ne è parlato solo ora è perché i tedeschi hanno tolto il consueto velo di censura che da tempo immemore copre questi misfatti. Rammentate Jean-Marie Le Pen al secondo turno delle presidenziali del 2002? Quell'exploit fu anche l'effetto di una scelta del presidente Chirac che tutti i sondaggi davano comunque al ballottaggio, ma sconfitto contro qualsiasi altro rivale. L'Eliseo puntò allora tutto sulla sfida con Le Pen e, per farlo crescere, intervenne in un modo semplicissimo: tolse la censura alla stampa tre mesi prima delle presidenziali e i giornali francesi furono improvvisamente pieni zeppi di notizie di stupri, omicidi e rapine commessi da immigrati, al ritmo di quattro, cinque, sei al giorno. Ciò diede l'impressione di un'emergenza improvvisa che rafforzò il Front National e salvò Chirac. Di fatto non si trattava di altro che della cronaca del nostro quotidiano che viene costantemente trasformato, violentato, stravolto da tutte le Lilli Gruber d'Europa che devono rappresentare in veste paradisiaca il loro inferno da apprendiste stregone, con gioia delle logge progressiste dei finanzieri filantropici e in ottemperanza alla strategia di sottomissione atlantica.
Perché i tedeschi hanno lasciato che si sapesse I tedeschi hanno strappato il velo, almeno per un istante. Lo hanno fatto perché sono sotto l'attacco dichiarato dal Council of Foreign Realations americano e dal melting-maker Soros. Una delle direttrici dell'offensiva, forse la più pericolosa, è rappresentata dalle ondate dei profughi che gli smartphones e i tablet forniti da Soros spingono in Germania. Al fine di non perdere definitivamente terreno nella UE, la Merkel, complice il capitale, ha accettato di accogliere a breve un milione di nuovi invasori, così ha detto, ma è fuor di discussione che i tedeschi non sono contenti. Rendendo pubblico quel che è accaduto a Colonia, da cui poi l'allarme si è allargato a catena ad altre città, essi si muniscono di argomenti per trattare sul tema e per calmierare i flussi imposti dai poteri forti e transanzionali.
Scontro di civiltà? Considerazioni di semplice politica a parte, siamo in presenza di una convivenza invivibile. Ma si tratta di uno scontro di civiltà? O di qualcosa da mettere meglio a fuoco? Concordo con chi ci viene a dire che lo “scontro di civiltà” di cui si parla è artificiale e ci è stato imposto dal Pentagono, purché però questo non divenga un alibi per la resa o per l'ignavia. Quarant'anni fa il terrorismo rosso venne messo in piedi da una serie di strutture che facevano il gioco della Commissione Trilaterale. Fu importante capirlo per non sbagliare il nostro comportamento; ma di lì a convincersi che brigatisti e neogappisti vari non esistessero ce ne correva. Non farvi fronte sarebbe stata diserzione. A restare nell'empireo delle certezze concettuali si rischia poi di fare la fine di quel giornalista, mi par si trattasse di Casalegno, che affermava che le Brigate Rosse non esistessero e venne ucciso dalle Brigate Rosse.
Colpa dell'Islam? Non sono d'accordo con gli anti-islamici, l'Islam non diversamente da altre religioni, ha prodotto e produce tutto e il contrario di tutto. Non condivido le posizioni di chi odia gli arabi perché anche qui c'è un po' di tutto e basti pensare ad Assad, a Massoud, a Nasser, a Saddam per rendersene conto. Né è solo questione di “intolleranza” perché l'intolleranza dei fondamentalismi religiosi vale quella dei fondamentalismi laici e ci si riflette specularmente. Dal che traggo una conclusione più moderata e una più estremista di quelli che sulla questione Islam-laicità si stanno perdendo in chiacchiere da Ecce Bombo. La più moderata è che resto convinto della necessità di una linea mediterranea euro-araba, la più estremista è che, se la non-integrazione non si limita all'Islam, allora è più profonda e va puramente e semplicemente rifiutata.
Guerra razziale? La gente ci gira intorno ma c'è poco da usare eufemismi: è in atto una guerra razziale. A una sola direzione, d'accordo, perché noi la subiamo e non la imponiamo (come potremmo poi se abbiamo definito per decreto che le razze non esistono?), ma non cambia assolutamente nulla. Per far pace tocca essere in due, ma per fare a botte ne basta uno solo. Per quanto sia infarcita di presupposti religiosi e trovi in essa giustificazione, è una guerra razziale che alcuni stanno combattendo contro di noi. Non sono esattamente gli arabi contro gli europei, ma sono gli arabi europeizzati, è quella che potremmo definire come la “componente banlieue” del nostro inferno globale. A tutte le distorsioni che fanno proprie attingendovi dal Corano, o più spesso da qualche luogo comune ripetuto in un bar o in una Moschea, i partigiani delle banlieues aggiungono l'odio dello sradicato, l'odio di classe e si fanno forti e ignobili di tutte le perversioni che hanno ereditato dalla singolare tolleranza maternalista a loro, ai pendagli da forca e agli animali da grembo, esclusivamente riservata da questo Occidente rammollito ed evirato. Si fanno scudo delle nostre debolezze, dei nostri complessi, della nostra mania di apparire illuminati, progrediti, buonisti. Si riparano quindi, vigliaccamente, dietro la nostra vigliaccheria istituzionalizzata e partecipano, massivamente, in modo informe, da branco, a una guerra urbana che è al tempo stesso razziale e di classe, anche se trova come schermo ideologico la religione.
Uno spartiacque? Colonia, dicevo, può però segnare uno spartiacque, perché è stato colpito il simbolo di quest'Occidente evirato e mammone: la femmina che si concepisce come individuo di consumo, dotato di prerogative e di libertà speciali di cui il maschio è uno stupido fuco. Questo colpo può quindi far vacillare le certezze idiote su cui si fonda, da oltre mezzo secolo, questa civilizzazione floscia e sterile e fungere da elettrochoc. Per quanto ci riguarda, parlo quantomeno per me, non si deve perdere né la bussola né il proprio tempo appresso alle demagogie elettoralistiche dei piazzisti del populismo che mischieranno slogan trinariciuti e guerrafondai con soluzioni per calmierare l'immigrazione (parlare la lingua, imparare l'educazione civica, fare propositi ufficiali di rispetto delle regole ecc). Una cosa va fatta e non due: rigettare ogni possibilità di Ius Soli, integrale o modulata che sia. La relazione con il mondo arabo va poi presa, organicamente, nelle sinergie tra le due sponde e non nell'edificazione della banlieue universale.
Essere uomini Tutto questo non basta se non si è prima centrato il proprio asse nella virilità olimpica. Chi è veramente virile non potrà liquidare le infamie di Colonia pensando che in fin dei conti le femmine boldrinizzate se la sono voluta. Chi è centrato e ha coscienza olimpica non può scadere in simili tentazioni; egli ha con la donna un rapporto privo di ogni complesso, da cui deriva la parità che non è in nessun modo eguaglianza e che è marca inequivocabile del nostro plurimillenario dna. Egli sa allora qual è la ragione dell'esistenza delle femmine boldrinizzate: “si mascolizzano le donne loro perché bisogna essere uomini abbastanza per trarre, dalla donna, la donna”. E altro non serve dire. Una volta assunta la consapevolezza e la forza necessaria, gli uomini soccorreranno a Colonia o in qualsiasi nostro quartiere gettato in preda alle masse senza volto, perfino la Boldrini se qualcuno avesse il pessimo gusto di provare a violentarla. Essi non sono come loro: né come il branco della banlieue né come le Boldrini e le Gruber. A differenza di tutti loro essi sono.

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: