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 (Gabriele Adinolfi) - Sabato a Roma si è celebrato il “Family day”, rigorosamente in inglese, il che la dice già lunga su tutto. Dal punto di vista della mobilitazione della piazza è andata in scena una geometrica impotenza, sottolineata dall'improvvida scelta del Circo Massimo dove quindici anni orsono fu festeggiato lo scudetto della Roma. Ad essere davvero generosi, i manifestanti della “traditional family” erano un terzo rispetto ai romanisti. Il che significa, a voler essere davvero gentili, trecentomila persone. Che se ne siano dichiarate due milioni attesta una comicità conclamata. Ma questo, di per sé non significa nulla, se non l'incapacità endemica di qualsiasi gestione reazionaria della psicologia delle folle che i reazionari, appunto, non sanno organizzare mai. Malgrado il boomerang messo in scena, la società occidentale sul tema resta spaccata rigorosamente in due e va aggiunto che ambo le opinioni sono mobilitate in modo sbagliato e vengono strumentalizzate ad altri fini.
 
Riepilogo a scanso di equivoci, che comunque verranno alimentati in mala fede Avevo già espresso la mia posizione in merito, so che si deve chiarirla costantemente perché, complice una certa dose di malafede intellettuale, i posizionamenti vengono stravolti con disinvoltura da chi ama le scorciatoie per non affaticarsi troppo il cervello. Riepilogo: - Siamo in piena decadenza di civiltà e in piena implosione della società. - La società che implode, non solo non è l'equivalente della civiltà ma, anzi, è uno dei principali agenti della decadenza. - Non si difende la civiltà, e men che meno la si rigenera, aggrappandosi ai “valori sicuri” di una società corrosa, ivi compresa la famiglia di oggi che mi pare un'ottima scelta chiamare “family”. - Al contempo non si fonda una nuova società – ma soltanto un demenziale laboratorio di città dei balocchi – senza attenersi ai criteri di fondo, anche linguistici di ogni cosa. Questi criteri sono saltati completamente, confusi quando non sovvertiti, e anziché su princìpi (che non sono i cangianti “valori” di cui si straparla) ci si confronta su ipotesi, anziché su archetipi su convinzioni che, in quanto relative, sono intolleranti nei confronti di chiunque non sia accecato dallo stesso fanatismo sciocco. E questo vale per tutti gli schieramenti-gregge senza esclusione.
 
Matrimonio, family, famiglia e altro Il “matrimonio” religioso compete alla Chiesa, quello civile invece è un contratto fondato sulla riproduzione biologica che consente anche la riproduzione dell'intero corpus nazionale, cultura compresa. Il concubinaggio, con i diritti che la tolleranza indoeuropea gli ha riconosciuto, è un'altra cosa. L'unione gay, dal punto di vista del criterio e del linguaggio, ha senso nell'equiparazione del concubinaggio. Non lo definirei quindi matrimonio ma unione civile. Tuttavia, perché questa obiezione fosse mossa, bisognerebbe che i matrimoni odierni non fossero, come invece sono, dei concubinaggi legalizzati in cui gli individui deboli e insicuri della nostra epoca cercano reciproco sostegno morale ed economico nella nevrosi e fanno figli che amano ed educano all'italiana, come barboncini o cagnolini da grembo da viziare e pascere come bamboccioni. Servirebbe quindi che la famiglia non fosse un surrogato, appunto la “family”, ma un luogo di responsabilità patriarcale, legato alla stirpe, al clan, alla nazione e dedicato all'eroismo. Ciò non è tranne alcune eccezioni, che non dipendono dal “valore” della famiglia che non esiste a meno di pretendere di scambiare il caldo della tana con un valore superiore, ma solo da alcuni dei suoi componenti che sono individui ancora normali, quindi, oggi, eccezionali in quanto fanno eccezione. In mancanza della famiglia e in presenza della “family” che la scimmiotta, ci troviamo nel pieno relativismo dei termini e dei concetti che, in quanto relativi, vengono assolutizzati con la veemenza degli insicuri e diventano dunque dogmi. Siamo quindi rinchiusi in un circolo vizioso anche piuttosto lezioso.
 
La felicità degli schiavi Nel derby tra dogmi privi di un significato vero e proprio, fa irruzione il mantra dell'epoca, quello del “diritto”. In una società fatta di schiavi, gente che come perfettamente affermò Nietzsche, serve in basso e serve in alto, il miraggio di ciascuno è di diventare un “liberto”. Così lo scontro dialettico ed emotivo – perché di questo e di null'altro si tratta in una società svirilizzata, spersonalizzata e democratizzata – si riproduce su ogni tema: sicurezza, tasse, unioni sessuali, eccetera, eccetera. E in ognuno di questi scontri nella messinscena mediatica c'è qualcuno che vuole far riconoscere i propri diritti e qualcun altro che glieli vuole negare. Un sabba di aspiranti liberti l'un contro l'altro avvelenati. Ecco: un sabba, di questo si tratta, qualsiasi delle piazze contrapposte si metta in scena, siamo al grottesco, da quello del “pride” a quello neocatecumenale e dintorni.
I veri nodi di cui si parla poco e male Ben oltre il grottesco e le autorappresentazioni sterili, permangono in realtà dei nodi importanti di cui non verremo mai a capo se s'insisterà a fondare le scelte reattive sulle sabbie mobili dei rimasugli di una società decadente. Questi nodi si chiamano natalità e identità e si legano alla forma e alla potenza. A quello e non a bigottismi etero od omo si deve pensare, dando assoluta priorità al buon senso e al criterio (questi sconosciuti) accompagnati dall'ampiezza di vedute della mente che riconosce ogni differenza, un requisito indoeuropeo che è andato via via smarrendosi per l'irruzione d'intolleranze vicinorientali (o protestanti che è lo stesso) che si sono compiute per ogni via, dall'invasione etnica a quella culturale e religiosa e che ristagnano in ogni forma, in qualsiasi campo. Tanto che la questione della “family” vede in gioco due bigottismi contrapposti. Se si recuperasse il senso delle cose anziché sfilare nell'Arena del Grande Fratello, si coglierebbe che il vero nodo è la “teoria del gender” che usa l'omosessualità e la tolleranza come paraventi strumentali ma che, in nome della vera e consapevole Sovversione, mira a imporre la deflagrazione del concetto d'identità in ogni forma e quindi di concludere l'opera di sterminio del gene europeo, abbondantemente avviata con la sostituzione di popolazione e con il freno della nascita e della produzione, cui si accompagna l'orrore per il Vir, per la responsabilità, per la disciplina e per l'eroismo.
Due autentici capolavori del “family day” Ebbene, il nodo cruciale della questione, appunto la teoria del genere, è stato ignorato, al massimo evocato di sfuggita, dalla “family reaction” che ha insistito sulle adozioni gay nel che ha compiuto due autentici capolavori: il primo è di aver dato per scontato che il matrimonio passerà, il secondo è che prova a fissare dei paletti adottivi che evidentemente favoriranno le lesbiche rispetto agli omosessuali maschi. I quali hanno perso anch'essi il confronto sessuale nell'ambito omo, al punto che oggi non c'è più un termine per definirli. Insomma, la kermesse di sabato è stata probabilmente inutile o, al massimo, per la sua palese impotenza numerica e programmatica, avrà apportato vantaggi alla causa contro cui si oppone. Sarà ricordata per il gossip della Meloni incinta e godrà di qualche inutile rechiamo retorico successivo da parte di politici in cerca di elettori. Il problema è sempre lo stesso. Qualunque cosa si pensi in merito di questa o quella reazione (non è vero che son tutte uguali) se le si esprimono con dirigenza reazionaria, nel migliore dei casi si perde tempo. Ciò vale anche per fenomeni sociali molto più interessanti del “family bigotry” che riscuotono grandi successi elettorali in tutta Europa ma che soltanto in Grecia in modo compiuto, poi forse in Ungheria e in Fiandre, hanno dirigenze in grado di strutturare contropotere sociale e quindi di non essere fuochi fatui destinati a spegnersi all'improvviso o, comunque, nel caso non si spegnessero, a non far bruciare alcuna legna.
Abbandonare la cialtroneria All'indomani della manifestazione massiccia contro l'educazione di genere nelle scuole, una manifestazione che vide impegnate non poche parrocchie e quindi ebbe un certo successo numerico, venni criticato per la mia critica che era la stessa di oggi. Senza una dirigenza disposta a combattere e a farlo programmaticamente, queste kermesse sono ore d'aria nel cortile della prigione e niente più. Se davvero s'intendeva bloccare e non soltanto rimandare e far correggere l'insegnamento della dittatura del genere nelle scuole, si doveva acquisire potere contrattuale e farlo a proprie spese, a proprio rischio e pericolo e senza timore. Per esempio togliendo tutti i figli da scuola: sarebbero state varie centinaia di migliaia e il governo sarebbe venuto a patti. Così invece possiamo ben dire: la festa è finita, andate in pace. Il fatto è che se non si fissano obiettivi concreti e se non si perseguono subito ,allora si è nella cialtroneria. E di questo oggettivamente si tratta, facciamocene una ragione. Che altro dire? Auguri alla Meloni. Altro sul sabato del villaggio non credo ci sia da aggiungere.

 

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