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(Gianni Fraschetti) - Se qualcuno avesse mai nutrito speranze in Salvini è stato servito a dovere. Dopo mesi passati a rincorrere punti percentuali e decimali saltando da una tv a una radio e da un programma all'altro. Dopo questa estenuante rincorsa fatta di frasi roboanti, di felpe da "guera", di campagne acquisti mirate a tirare a bordo spesso e volentieri il meglio del peggio, dopo gli annunci bellicosi riguardo ai futuri rapporti con Berlusconi e Forza Italia. Dopo avere detto e ribadito che mai e poi mai il sodalizio con il Cavaliere sarebbe proseguito se non da posizioni sovraniste, un termine molto impegnativo, che vuole dire tante cose, si è visto come poi, in realtà, funzionino le cose.

Dopo avere ceduto la Liguria a "Gabibbo" Toti, siamo arrivati alle prime elezioni che contano. Roma, Milano, Torino, Napoli. Un passaggio che avrebbe dovuto vedere la destra schierare il meglio che ha. Il meglio politico, i suoi uomini ( e donne) migliori e opporre alla rancida zuppa renzian verdiniana, una schiera di "patrioti", sempre se questo termine può essere ancora utilizzato. E invece no.

Il Cavaliere convoca tutti ad Arcore, e in mezz'ora i giochi sono fatti. Al grigio Sala, l'uomo del disastro EXPO, che tale è stato nei conti, un tizio che ha sempre bazzicato a destra per rimediare un tozzo di pane e che ora si dichiara marxista dalla prima ora, il Cavaliere oppone tale Stefano Parisi, ovvero il Signor nessuno. L'immagine speculare di Sala, con in meno la notorietà data da un grande evento che lo abbia visto protagonista. Insomma si naviga a vele spiegate verso un massacro annunciato.

In Campania invece si fanno accordi sottobanco col sempre più crozziano De Luca, il tutto sempre in riunioni molto ma molto ristrette, dove il bene pubblico è proprio l'ultimo degli interessi. A Torino facciamo ridere i polli candidando un certo Napoli, Sindaco democristiano di un paesello di duemila abitanti.

Restava Roma. Roma, Caput Mundi. Roma che vale quattro o cinque Ministeri di quelli pesanti, Roma, che comunque sia è il centro del mondo. E' finita anche lì con una tragedia biblica. Mezz'ora canonica di riunione ad Arbore e il prode Salvini, e soprattutto la Meloni che ci aveva già lasciato di stucco con Rita Dalla Chiesa, si cibano Bertolaso e rinnegano se stessi e tutto ciò che era stato detto fino a quel momento. E zitti e mosca.

Per cavalleria e affetto perdono la Meloni. In questo momento è una donna innamorata, incinta, è tutta presa dalla sua parte femminile e immagino avrà pensato "ma fate un po' come vi pare che io ho altro a cui pensare". Peccato, poteva essere il punto di svolta del suo partito e invece le congiunzioni astrali non sono state favorevoli, politicamente. Di fronte alla maternità, però, alzo le mani impotente.....ma per Salvini nessuna pietà. Non può non sapere che candidare Bertolaso vuol dire dichiarare bancarotta e ammettere di non avere una classe dirigente all'altezza. Bertolaso significa che tutto ciò che va raccontando dalle Alpi a Pantelleria è aria fritta con olio stantio.

E così, senza nemmeno faticare tanto, il buon cavaliere ha demolito quel poco che restava della destra e ha spianato la strada al partito della nazione renziano che il suo ATTUALE braccio destro Verdini sta già contribuendo a edificare con le proprie mani. Purtroppo coloro nei quali avevamo riposto una timida speranza di rinascita non sono ciò che pensavamo fossero. I leoni abitano altrove, fuori dai confini nazionali. Vedremo come andrà. Da parte mia, a questo punto, sono disponibile a impegnarmi solo con persone delle quali conosco passato e presente, e analisi dettagliata del sangue.

Salvini non lo voglio più sentire nemmeno nominare e aspetto solo che gli arrivi un super calcio nel culo dalla Le Pen, quanto alla Meloni sarà sicuramente un'ottima madre. Il resto si vedrà, per il momento mi limito a osservare che sarà divertente vedere in quanti minuti Berlusconi liquiderà la sovranità monetaria e ricondurrà tutti al rito eurista. Si accettano scommesse.

 

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