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Giorno del Ricordo, giorno in cui si rammenta all’Italia quello che accadde 70 anni fa nella tormentata terra del nostro confine orientale, ove in molti pagarono per il fatto stesso di essere italiani. Pagarono per tutti gli italiani.

No, ricordarlo così sarebbe fin troppo facile, addirittura banale. Saremmo quasi una nazione seria, una roba che non è per noi. Per noi l'unico giorno della memoria che ha valore è quello che non riguarda gli italiani. Lì sì che andiamo giù bene con la retorica un tanto al chilo, ma il 10 Febbraio per l’Italia e per la Rai è solo il giorno in cui si canta e si ride. Il giorno in cui inizia San Remo.

Le canzonette son meglio delle lacrime e la musica copre anche il ricordo delle urla strazianti di chi, ancora vivo, è stato gettato nell’abisso, mani e piedi legati col filo spinato. Le mille bolle blu sono meglio delle mille bolle d’aria scaturite da mille bocche di italiani, mandati a picco dai partigiani di Tito, dopo averli illusi che sarebbero tornati in Italia con quelle barche. Lasciati legati e ai ceppi, in preda all’asfissia e agli squali. Una morte orrenda che non ci piace ricordare nella giornata dell'effimero e di Elton John venuto a propagandare le sue schifezze. Le posizioni nella hit parade suonano meglio delle posture innaturali di troppi scheletri ancora insepolti.

10 Febbraio. Inizia San Remo. Costava tanto al nostro Governo intimare alla Maggioni di farlo iniziare l'8, e fare una pausa di doveroso raccoglimento il 10, trasmettendo in prima serata su di un canale RAI, non superiore al 2, quel “Magazzino 18”, come erroneamente indicato dalla presidente della Rai nella sua comunicazione a Feder-Esuli? Costava tanto far così anziché nascondere la nostra storia, su Rai 5 , al pomeriggio? Non che Mediaset sembri fare di più, ma se Berlusconi si sta rivelando ogni giorno di più un cialtrone senza Patria, la RAI dovrebbe essere servizio pubblico, non servizio di fazione. Fate una cosa, nel 2017 provate ad annunciare che San Remo inizierà il 27 Gennaio e vediamo cosa succede...

L’Istria sembra un cuore, quel cuore italiano per cui troppi hanno perso la vita, uccisi dalle bande titine che i comunisti nostrani volevano giungessero fino a Monfalcone; quel cuore che i caduti hanno dato all’Italia e che l’Italia ha ignorato, se non addirittura disprezzato, visto che in massima parte, se proprio non si giustifica la pulizia etnica, non la si conosce, non se ne parla e si continua a trattare da slavi o da croati gli italiani arrivati da quelle terre.

Un cuore che continua a grondare sangue, quel sangue versato da bande di assassini con la bandiera rossa e la stella sul cappello, che continua a non trovar pace e a ribollire grazie alla voluta ignoranza, allo studiato parlar d’altro e all’intenso credere che rimuovendo quella pagina della storia italiana si rimuovano anche la sconfitta di una Nazione e di un intero popolo e la patetica comicità di una cobelligeranza inutile quanto nefasta.

10 Febbraio 201, io non scordo, anzi, #10Febbraio216ioNONcanto e andatevene affanculo: Sanremo e tutti quegli imbecilli che se lo guardano.

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