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L'8 SETTEMBRE 1943 LA MARINA ITALIANA CONSEGNO' LE SUE NAVI AL NEMICO. LE PORTO' A DOMICILIO, A MALTA, IN UN PORTO NEMICO, ED E' DIFFICILE SOLO IMMAGINARE UN ATTO PIU' SPREGEVOLE DI QUELLO. UN ATTO CHE RIMARRA' SCOLPITO NELLA STORIA A LETTERE DI FUOCO E CHE HA SQUALIFICATO PER SEMPRE LA SUA BANDIERA.
VI MERAVIGLIATE QUINDI CHE OGGI FACCIA SPETTACOLINI RIDICOLI DEL GENERE DEL VIDEO PROMOZIONALE A FINE PAGINA E CHE UTILIZZI L'INGLESE NEI SUOI COLLOQUI?   (Gieffe)

Questo è l’ultimo video promozionale prodotto dalla Marina Militare. Una sorta di discoteca galleggiante, tra una puntata in Libia e l’altra.

E allora non possiamo che unirci alle parole scritte dal PN: E’ il caso della campagna di arruolamento che utilizza l’inglese e non l’italiano, dove invece di chiederti di “entrare in Marina” o di “arruolarti” ti dice “Be cool and Join The Navy“, segno del peggior provincialismo e conferma ulteriore (semmai ce ne fosse bisogno) di arruolarti nell’esercito di una colonia americana. Ma è anche il caso delle interviste di chi ha scambiato la Marina per Amnesty International, come il “Tenente Catia”, la cui missione non è quella di difendere l’Italia e i suoi confini, ma “salvare vite umane”.

Un tempo, dei soldati che si fossero comportati in questo modo, sarebbero finiti sotto processo, perché le Forze Armate avevano un decoro, parola ormai scomparsa dai vocabolari. Oggi, invece, è la stessa Marina a girare questo genere di filmini. La stessa Marina che ci sta portando i molestatori di Colonia. Vantandosene. Non subendolo.

E allora, tanto vale smantellare questo ammasso (costoso) di ferrraglia e mandare a fare i ballerini marinai e ufficiali Tanto non servono a niente. Un branco di decerebrati, come il ‘Tenente Catia’, che crede di essere finita in una onlus. E come darle torto, in fondo.

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