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 Erano “neonazisti”, “ubriachi” e “hooligans”: ci manca solo che la stampa dia loro dei pedofili. Ma non può farlo, perché in Belgio la polizia ha già dimostrato di tollerare i pedofili, così come i terroristi. Gli unici contro cui ha trovato efficienza e coordinamento interno sono i belgi che hanno osato alzare la voce contro uno Stato oggettivamente complice del terrore. Dei belgi che hanno infranto l’unico discorso oggi ritenuto possibile di fronte allo stragismo, quello dei gessetti e di “Imagine”.

Ieri, a Bruxelles, si sono vissute ore di tensione in seguito all’arrivo nella Piazza della Borsa di diverse centinaia – tra i 450 e i 600 – manifestanti che, secondo i media, erano legati al tifo organizzato della Serie A locale. Nella capitale belga era stata annullata per ragioni di ordine pubblico una manifestazione di cordoglio, ma la piazza principale della città era comunque piena di gente. I manifestanti accorsi hanno gridato slogan mai sentiti nelle celebrazioni ufficiali: “Siamo a casa nostra”, “Stato complice dell’Isis”. Troppo, per una nazione che ha l’obbligo di resa di fronte ai terroristi che ha allevato in casa. La polizia ha quindi deciso di intervenire. La stessa polizia che ha dimenticato di cercare l’uomo più ricercato d’Europa a casa del cugino, nel suo quartiere natale. La stessa polizia che ha evidenti problemi di organizzazione e comunicazione interna, ma che ieri ha saputo mobilitarsi in grande stile (gli agenti di Bruxelles erano aiutati anche da rinforzi di Liegi) per contrastare i belgi che non si arrendono, prima costituendo un cordone attorno a loro, poi disperdendoli con gli idranti. Il sindaco di Bruxelles si è comunque indignato per “l’arrivo di 400 fascisti, il ministro dell’Interno doveva fermarli prima”. Evidentemente il primo cittadino della città che è snodo e vivaio dello stragismo internazionale non ha altre emergenze da fronteggiare che quella del “fascismo” montante.

All’intervento della polizia sono partiti gli applausi da parte degli altri intervenuti in piazza che urlavano slogan come “Viva il Belgio multiculturale”, che detta oggi e in quel contesto vuol dire né più e né meno: “Viva il terrorismo”. E infatti in piazza c’erano anche le bandiere dei “ribelli siriani”, che si sono rivelati, come ampiamente previsto, tagliagole e jihadisti della peggior risma. Ed è in qualche modo la quadratura del cerchio: pacifisti e polizia a braccetto con i terroristi, i nazionalisti e coloro che non si arrendono condannati da tutti i soloni sinceramente democratici. Ha tutto maledettamente senso

 

Fonte: Il Primato Nazionale

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