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L'ULTIMA LETTERA DI UN PILOTA GIAPPONESE DI UNA UNITA' D'ASSALTO (kamikaze)


Finalmente sono venuto a far parte dei Corpi Speciali di Attacco. Nei prossimi 30 giorni mi sembrerà di vivere più pienamente la mia vita. Verrà infine la mia volta! Io e la morte siamo in attesa. L’addestramento è stato duro, ma ne è valsa la pena, se davvero possiamo morire degnamente per una causa.
Morirò avendo davanti agli occhi la lotta commovente della nostra Nazione. In queste ultime settimane la vita scorrerà con ritmo impetuoso verso il termine ultimo della mia giovinezza…
L’impresa è stata fissata per i prossimi dieci giorni. Io sono soltanto un uomo. Spero di non essere né un santo né un mascalzone, né un eroe né uno sciocco, ma proprio soltanto un uomo. Dopo aver cercato e indagato ansiosamente nel corso della mia vita, muoio rassegnato, con l’unica speranza che essa serva come “esempio umano”.
Il mondo in cui vissi era troppo pieno di discordia. Per essere veramente una comunità di individui razionali, andrebbe organizzato diversamente. In mancanza di una sola grande guida, ognuno dà libero sfogo al proprio essere in modo tale che l’unione di suoni diversi dà luogo a una dissonanza là dove dovrebbe regnare soltanto una concorde e melodiosa armonia.
Serviremo con gioia la nazione nella dolorosa battaglia del momento. Punteremo contro le navi nemiche nella ferma convinzione di ciò che è stato e sempre sarà il Giappone: un luogo in cui possono esistere solo accoglienti comunità, donne coraggiose e splendide amicizie.
Qual è il dovere di oggi? Combattere.
Qual è il dovere di domani? Vincere.
Qual è il dovere di sempre? Morire.
Come fiori di ciliegio – In primavera – Lasciateci cadere – Belli e Radiosi.

Alfiere Heiichi Okabe della 2° unità “Shichisei”

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