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(Gianni Fraschetti) - Non una lacrima, e nemmeno una parvenza di dolore. Poche parole, asciutte, ben ponderate, pesanti quel che dovevano apparire. Paola Regeni ha lo sguardo tranquillo e una sciarpa gialla intorno al collo, dello stesso colore dello striscione con cui chiede verità e giustizia cercando di trasmettere ai suoi interlocutori la forza di una madre che combatterà fino all'ultimo per avere quell'unica risposta che conta: perché Giulio è stato ridotto in quel modo. 

Sotto l'ala protettrice del senatore Manconi che con questa roba ci va a nozze, nella sala del Senato dedicata ai morti di Nassiriya, la madre del giovane ucciso affronta decine di giornalisti con la consapevolezza di chi sa che la morte del ricercatore sta divenendo un fatto enorme, che a questo punto può cambiare la vita della sua famiglia garantendo quel percorso in politica che non è mai stato negato a nessuno in casi simili e date certe condizioni.

Dai presidenti dei vari comitati di parenti delle vittime di terrorismo, alle famiglie Falcone e Borsellino, dalla moglie di Calipari alla madre di Carlo Giuliani, a tutti prima o poi è toccato il velluto rosso degli scranni parlamentari sotto al culo. E così sarà anche per la signora Regeni, che di suo ha le idee chiare e le mette subito in bella mostra: "La morte di Giulio non è un caso isolato. Non è morbillo, non è varicella. La parte amica dell'Egitto (quale sarebbe? n.d.r.) ci ha detto che l'hanno torturato e ucciso come un egiziano(?). Forse non saranno piaciute le sue idee(?). E forse - scandisce Paola - era dai tempi del nazifascismo che un italiano non moriva dopo esser stato sottoposto alle torture. Ma Giulio non era in guerra, non era in montagna come i partigiani, che hanno tutto il mio rispetto. Era lì per fare ricerca. Eppure lo hanno torturato".

Per un attimo, prima di affrontare i media, i genitori di Giulio hanno pensato anche a un gesto estremo per smuovere ancora di più le acque: diffondere la foto di Giulio all'obitorio della Sapienza. Come continua a fare Ilaria Cucchi, altra suffragetta in odore di santità parlamentizia. Poi alla fine ci hanno ripensato, anche se non è escluso che più avanti possano cambiare idea, soprattutto per tenere la pietanza, che rischia di freddarsi, in caldo. "Crediamo che le parole della madre siano più forti" ha detto il loro avvocato, Alessandra Ballerini. 

Una madre che non piange, la Paola. Non ci riesce, dice. "Io che piango sentendo le canzoni romantiche, i funerali e pure per i disegni dei bambini, finora ho pianto pochissimo. Per Giulio non riesco a piangere, ho un blocco totale ...". Già, capita a volte che i gorgheggi di Al Bano ci commuovano più del figlio massacrato sul tavolo di un obitorio.

Ma la chicca finale ce la offre  l'avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini.  A proposito della tesi insistente che Regeni appartenesse ai servizi segreti militari italiani, che fosse un'agente di prima classe e ben addestrato e che si fosse difeso come un leone dai suoi sequestratori, la legale, in nome e per conto dei genitori,  ha nuovamente e seccamente smentito: "Giulio – ha spiegato l'avvocato Ballerini – era un ragazzo sobrio, un giovane studioso con uno stile di vita assolutamente incompatibile con quello di una spia. Inoltre il suo conto corrente non era quello normalmente utilizzato per operatori dei servizi di intelligence. Giulio Regeni non era una spia".

Basta analizzare queste poche parole per capire il livello (consapevole o inconsapevole?) di colpevole approssimazione e crassa ignoranza della nostra avvocatessa. Ma cosa ne può sapere lei degli stili di vita degli agenti sotto copertura? E soprattutto cosa mai ne può capire di come funzionano i movimenti di denaro in quel mondo...La Ballerini smentisce in maniera ridicola ciò che non conosce, nè potrebbe mai conoscere. I genitori intanto tacciono, lasciandole l'onere di caricarsi questo peso.

Regeni non era un agente, dicono dunque. E lo giurano e spergiurano. Sarà, certo è che il Capo dell'AISE (i Servizi Segreti Militari), il Generale Alberto Manenti, è volato immediatamente al Cairo, poche ore dopo il sequestro di Regeni. E' normale procedura secondo voi, o Manenti aveva capito subito tutto e stava tentando di strappare il suo uomo dalle mani di qualcuno (un altro servizio? Magari alleato?) che lui conosceva molto bene? Sono girate storie strane e anche molto ben circostanziate a tale proposito...D'altronde che i nostri interessi, soprattutto petroliferi, in Nordafrica diano fastidio a qualcuno in Europa (Manica compresa) è cosa risaputa - guardate a tale proposito cosa hanno combinato in Libia - e dunque il cadavere massacrato di un agente italiano, gettato tra Italia ed Egitto certo non avrebbe aiutato il futuro dei rapporti commerciali tra i due paesi.

Una brutta storia, dunque, da qualunque parte la si voglia guardare, ma una mamma in odore di carriera politica certe cose non le vuole nemmeno sentir sussurrare. Qui non si cerca la verità, non più ormai. Meglio dunque un figlio di sinistra, massacrato come un "partigiano" da squadracce fasciste, che ci stanno sempre bene, che un soldato caduto nell'adempimento del proprio dovere. Non c'è paragone quanto a politically correct.

Le mogli dei marò non faranno mai le parlamentari in questo paese. Lo abbiamo capito tutti in Italia e anche  Paola Regeni il concetto l'ha talmente ben piantato nella testa da spingersi, nell' attaccare il ciuccio dove vuole il padrone, a evocare partigiani e fascisti, che non si sbaglia mai, e a sventolare lo striscione giallo nella sala del Senato. Il tutto senza versare una lacrima che è una.

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