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(Gabriele Adinolfi) - La gente, diceva Gaber, s'incontra per un autobus che ha perduto. Solo che alla fermata ci trovi chi voleva andare al fronte, chi a caccia, chi allo stadio, chi al bar, chi a rimorchiare, chi a fare karaoke. Tutti insieme appassionatamente soltanto per maledire la linea del bus. Si chiama reazione anche se qualcuno s'illude che sia qualcos'altro. Della serie sembrava amore ma era un calesse.
Ammiccano Il calesse si pretende benpensante, normale e amante della democrazia. Tanto basterebbe per prendere la fuga a gambe levate, ma anche quelli che la linea del bus la maledicono per un viaggio mancato di tutt'altro genere, non si sa perché, forse per il timore di restare soli, per il bisogno di sentire calore umano, per la paura di rischiare o di prendere iniziative, ammiccano – come l'ultimo uomo zarathustriano – alle scialbe isterie dei disagiati qualunque. E pure coloro che dovrebbero guidare la politica, ovvero interpretare il sentimento popolare – di quel popolo che, a sentir loro, non ne potrebbe più e sarebbe sul punto di sbottare – si distinguono per la più banale e inetta mediocrità. Iniziamo dalla fine, ovvero dalla più recente delle buffonate: le primariette del centrodestra a Roma.
Primarie... Ufficialmente alle primarie sperimentali hanno votato quindicimila cittadini romani; poiché però non c'erano controlli, militanti e clientes si sono presentati a più gazebo, per cui, a essere proprio generosi, possiamo presumere che a queste consultazioni fava e pecorino si siano recati in ottomila. E adesso? Siete sicuri di avere fatto la mossa giusta? Non è che il popolo di destra voglia un capo che comandi e non intenda scimmiottare le buffonate progressiste? Perché, cosa che si ostinano a non capire i “politicizzati” che sono sempre subalterni alla sinistra di cui subiscono il fascino e che copiano come dementi, la psicologia delle classi sociali non è la medesima. La borghesia medio-alta, che è di sinistra, è ipocrita e salottiera e si trova bene nella farsa, quindi anche nelle primarie; la borghesia medio-bassa, che è di destra, si realizza nell'acclamazione di un capo che non conosce e per il quale beninteso non si sacrificherà mai e nell'ostentazione di un'individualistica furbizia truculenta da bar, ma non so quanto ami partecipare a questo genere di buffonate. Le classi autentiche, ovvero aristocrazia, piccola borghesia e proletariato, non vi si filano proprio, voi politici d'accatto, né gli uni né gli altri. Eppure questi geni della lampada, quelli che dovrebbero ricomporre il centrodestra bastonato, cos'hanno pensato bene di fare? Di copiare grottescamente il Pd. Loro dovrebbero guidare l'Italia? Fare l'opposizione? Non ci fosse da piangere....
Del prenderlo di dietro Questa grandiosa mobilitazione di massa in nome della democrazia minacciata, di questo grande valore dell'illusionismo bottegaio, fa seguito alla kermesse del Family day (rigorosamente in inglese come nella farsa dirimpettaia). Lampi e tuoni contro i matrimoni omosessuali scagliati per cinque ore in totale in ben due (!) occasioni in piazza ma con la via d'uscita pronta da subito: “no alle adozioni”, il che significava la resa fin dall'inizio. Almeno altrove la reazione si comporta un po' meglio. In Francia la piazza l'hanno occupata, con tanto di scontri con la Celere, per una ventina di volte consecutive in non meno di mezzo milione di manifestanti, poi le “sentinelle in piedi” a differenza delle nostre pallide imitazioni, hanno tenuto le piazze di oltre trenta città francesi per 24 ore su 24 per oltre un mese. Non hanno negoziato sul no ai matrimoni. Alla fine hanno comunque perso ma hanno combattuto. Non è una battaglia che m'entusiasma ma la tempra sì: qui nemmeno di pongo è fatta la spina dorsale e pretenderemmo che cosa? A sì... l'Italia da sola, senza l'Europa. Mentre tutti erano schierati nel gossip sui diritti delle natiche e sulla genitorialità di Vendola, intanto cosa è passata? Una legge che annulla le conquiste fasciste e consente alle banche di appropriarsi, come nel mondo anglosassone, della casa di chi è in ritardo sulle rate del mutuo. Complimenti alla reazione che distraendo l'opinione pubblica su una questione di chiappe è riuscita a produrre davvero uguaglianza: da oggi tutti lo prenderanno di dietro!
Della “normalità” A questa fermata c'è gente con cui è meglio non prendere nessun autobus. Si definiscono normali e pretendono di difendere la normalità. Quale di grazia? Perché se la normalità viene dalla Norma, allora è smarrita da quando non c'è più verticalità. Cos'è oggi la normalità? Il gradino immediatamente precedente di una caduta vorticosa nell'abisso? Andiamo! Ho sentito dire che bisogna difendere la famiglia “normale”. Ma cos'è? Quella patriarcale, con il diritto da parte del Pater Familias di vita e di morte, che ha una partecipazione clanica e tribale a quella comunità di destino che va dagli antenati ai discendenti? O lo sarebbe il nucleo sentimental-sessuale della coppia che si vuol bene (cuoricino, cuoricino) e che si occupa di ridurre le difficoltà sue e dei figli regolarmente viziati? Perché se parlate di questo modello, modernissimo e anglosassone, allora di normalità io non ne vedo proprio l'ombra. E che questo modello non sia difendibile lo attesta una semplice riflessione che può fare davvero chiunque. Pensate a tutti coloro che odiate o disprezzate, a tutte le depravazioni a cui volete ribellarvi. Ebbene di che sono il frutto? Di chi sono figli se non di queste famiglie “normali”, tutti quelli che vi fanno indignare? Cosa volete difendere allora e soprattutto perché?
Alla difesa del tempo perduto Sotto questa pensilina si sente vociare: “non ci sono più le mezze stagioni”, “non c'è più religione”, “dove andremo a finire?” e si difende l'idea del passato, qualunque essa sia: da Yalta alla Dc, dai trascorsi fuori dalla Ue (con la carcerazione preventiva di quattro anni, ricordate?) alla Lira. E da un mondo che faceva la sua grandezza e il suo vanto nell'essere nato nella critica alla democrazia, si sventola questa Medusa falsa e farlocca, come la bandiera della libertà! Sono così scontati nel loro piagnucolare nostalgico del nulla che sono diventati pure filo-russi. Non che sia un male in sé, ma sono il come e il chi a stridere. Tutti quelli che fino a vent'anni fa sostenevano gli americani, oggi sono diventati putiniani. Oddio, non so se si rendano conto di quanto poco abbiano cambiato in realtà, ma il fatto è che sono filo-russi solo perché serve loro un appoggio psicologico (non sanno farsi forza da soli) che, mi raccomando, non sia progressista. Pensavano allora che non lo fossero gli Usa, pensano oggi che non lo sia Mosca. Sbagliavano e sbagliano ma questo è il meno. E s'indignano per le intercettazioni della Nsa, loro, che quando sostenevamo che dovessimo uscire dalla Nato (a suo tempo quando aveva davvero senso farlo) ci accusavano di essere comunisti!
E io tra di voi Che c'entro io con quelli che aspettano questo maledetto autobus? Che c'entro io con il calesse? Io non m'indigno perché gli americani ci spiano, che fanno benissimo. Io m'indigno perché non spiamo gli americani! Io non rimpiango l'idolo della democrazia a cui questo potere oligarchico ha avuto perlomeno il merito di strappare la maschera. Ben venga la sua sepoltura definitiva! Io voglio creare partecipazione, equa e gerarchica, organica e attiva. Io non piagnucolo sullo sfacelo del nucleo “normale” della borghesia consunta dal consumo, voglio rigenerare la societas dei Patres. Io non m'indigno per le immoralità della società nata dalla resistenza, m'indigno per la sua moralità, per il suo moralismo. Io voglio l'etica non le vostre etichette. Mi fa molto più schifo chi le rispetta di chi le strappa, anche perché chi le rispetta ha sempre un paragrafo e un codicillo per le sue trasgressioni che sono immancabilmente speciali. Come quelli del Dio, Patria, Famiglia che di famiglie ne hanno regolarmente due o tre, di patrie tre o quattro, mettendoci le immancabili Usa, Inghilterra e Israele. E in quanto a Dio? Lì possiamo stare tranquilli, lo hanno fatto a propria immagine e somiglianza.
Ineguali e autentici I princìpi, i canoni, le basi della Civiltà, i suoi geni, le sue forme, non hanno davvero nulla in comune con quanto si pretenderebbe di difendere qui, sotto la pensilina, di una linea che non passa mai. Si parte di lì, si parte da sé, si parte dalla forza su di sé, si parte dall'Alto e soprattutto si prendono a calci tutti i surrogati della normalità benpensante. Ci vuole un po' di Caos per generare una stella danzante, serve autenticità, serve esistere e non stare in riga; con chi, poi e perché? Guerriero, assassino, carceriere, rivoluzionario, frocio, puttana, satiro, erotomane, fumatore, artista, pazzo, uomo, donna, o fate voi, ma che sia di passione, di per sé in fondo non sono niente neanch'essi, ma almeno sono soggetti vivi in un museo di cadaveri impagliati. Costoro, i vivi, magari un po' reietti, dovrebbero preoccuparsi per prima cosa di non sentirsi “uguali” a nessuno, perché non c'è peggior insulto e peggior dannazione dell'essere uguali. A chi poi? Ai “normali”? Cioè ai cedenti, agli ammiccanti, ai saltellanti che vogliono imporre obblighi e divieti per il recinto del mercato delle pulci? Ineguali e autentici, questo conta, di lì il resto lo si può creare. Di lì, non dalla mediocrità senz'ali! Certo, serve un'irruzione rigeneratice e vivificatrice che porti infine la Normalità. Ma se la vedessero nuda, così fiera e selvaggia, se anche soltanto immaginassero com'è veramente la Normalità che invocano, regolarmente equivocando, fuggirebbero terrorizzati quasi tutti quelli che la nominano invano, qui, sempre fermi aspettando Godot. Che non arriverà mai. Nessun problema: lo voteranno alle prossime primarie.

 

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