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Una marea nera si è riversata a pochi chilometri da Lampedusa, a causa di una perdita di petrolio proveniente da una piattaforma offshore. Le faccenda sembra però non interessare i media.

 
(Informare) - Si tace sulla marea nera a 120 km dalle coste di Lampedusa, provocata dalla fuoriuscita di petrolio da una delle piattaforme della Thyna Petroleum, società tunisina che si occupa della trivellazione del mare al largo delle coste di Sfax. Il 19 marzo si è verificata una perdita alla testa del pozzo “Cercina 7”, situato a 7 km dalla costa, che ha provocato uno sversamento di petrolio ingente.
La marea nera ha invaso le belle coste delle isole Kerkennah, uno dei più spettacolari habitat della Tunisia, e solo per un caso fortuito la corrente ha trasportato l’imponente chiazza di petrolio bituminoso verso quella zona, risparmiando per il momento Lampedusa.
 
La stampa italiana ovviamente tace
I media italiani al momento tacciono sull’evento che si configura come l’ennesimo disastro ambientale provocato dalla ricerca di petrolio in mare, proprio a poche settimane dall’atteso Referendum Trivelle che si terrà in Italia. Il rappresentante dell’organizzazione ambientalista Ennakkil, Slah Bougdam, avrebbe dichiarato che gli scogli delle spiagge sono già neri di petrolio, nonostante la societàThyna Petroleum Services, proprietaria delle piattaforme, abbia cercato di minimizzare l’incidente, informando che si è trattato della rottura di un tubo di soli 10 mm di diametro.
Al momento non è ancora disponibile alcun dato sulla quantità dispersa in mare di combustibile fossile.
La marea nera che ha interessato le isole Kerkennah, che vivono di pesca e turismo, ha provocato molte proteste nella popolazione locale. Nonostante questo, i media hanno dato poca o scarsa attenzione alla notizia.
 
Sembra che le autorità tunisine siano riuscite a contenere la marea nera ma, attualmente, non è dato sapere la quantità di petrolio riversato in mare e i danni sull’ecosistema.
A meno di un mese da referendum del 17 aprile sulle trivellazioni entro le 12 miglia, questo incidente nel Mediterraneo, a pochi chilometri da Lampedusa, rappresenta un chiaro monito circa il pericolo rappresentato dagli impianti di trivellazione off-shore.

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Mamma delfino con il suo cucciolo. Lasciamoli vivere in pace

 

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