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Come smantellare punto per punto la retorica immigrazionista

(Lorenzo Fernetti) - E’ in atto una trasformazione epocale, in cui la nostra società così come l’abbiamo conosciuta finora potrebbe presto scomparire grazie ad una globalizzazione che sta proseguendo spedita, assieme all’attacco finale contro gli stati nazionali. Essi sono per definizione costituiti da popolo, territorio e sovranità, tre elementi ormai in via di profonda modificazione, se non di estinzione. Una sovranità ormai completamente sostituita da un virulento potere finanziario, da interessi stranieri e da istituzioni sovranazionali spesso non elette da nessuno. Un territorio che non appartiene più al suo popolo ma è diventato libera terra di conquista, vendita e installazione di teste di ponte straniere. Rimane da estirpare il primo punto, ovvero il popolo autoctono, e lo si sta facendo tramite l’immigrazione di massa. Qui di seguito sono riassunte le armi che ancora rimangono per combattere questa deriva, utili in primo luogo a mettere in luce i danni e le contraddizioni dell’ideologia immigrazionista. Fatene buon uso!

1) “Gli immigrati sono una risorsa.”

Qualsiasi persona che decida di trasferirsi in un certo Paese deve mantenersi, e può farlo solo in tre modi:

– Mantenendosi senza fare nulla. Ciò grazie alle donazioni di qualche privato cittadino o associazione, o grazie allo stato. Questo significa impiegare le risorse finanziarie e materiali di una comunità in favore di qualcun altro di esterno,  ovvero impoverire la comunità senza ottenere nulla in cambio.
–  Trovando lavoro. Va detto che se esiste disoccupazione significa che qualsiasi posto di lavoro occupato da un immigrato è un posto di lavoro in meno per i componenti della comunità ospitante, specialmente in una situazione di crisi economica e impoverimento generale. Inoltre, pur di trovare lavoro, l’immigrato sarà sempre disponibile a lavorare in condizioni peggiori rispetto a quelle vigenti a norma di legge, venendo pagato meno e spingendo così al ribasso il livello salariale di tutti, con un enorme danno per la comunità ospitante. Per riscontri, basta visitare qualsiasi spiaggia durante la stagione estiva o qualche cantiere edile in tutta Italia.
– Rubando o delinquendo. Non servono spiegazioni, basta visitare qualche sobborgo metropolitano, le stazioni o i quartieri popolari di qualche città anche di media o piccola dimensione per rendersi conto della realtà del fenomeno.

2) “Gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare.”

Falso. Gli immigrati fanno lavori che gli italiani hanno sempre fatto, con la sola differenza che gli italiani preferiscono farli in condizioni dignitose. Semplicemente molti nostri connazionali non accettano di lavorare per stipendi miseri che a stento garantiscono la sopravvivenza al singolo, quando fino a non molto tempo fa avevano raggiunto un livello di qualità della vita tra i più alti al mondo, e non solo per ricchezza privata. Gli italiani non accettano la schiavitù, molto semplicemente. Ci verrebbe da dire giustamente, ma al tempo del linguaggio orwelliano bisogna sempre stare attenti a dare tutto per certo.

3) “Servono più immigrati per poter pagare le pensioni.”

Va spiegato in che modo l’importare una massa di disoccupati comporterebbe un aumento delle entrate statali. Casomai si verifica l’esatto opposto, ovvero l’aumento delle spese a causa dei sussidi. La logica vorrebbe piuttosto che si facessero lavorare gli italiani disoccupati, aumentando il PIL, le entrate statali e anche l’occupazione nazionale. Oggi solo il 55% della forza lavoro è occupata. Non è necessario aumentare l’età pensionabile, né tagliare le pensioni, men che meno aumentare la popolazione, si tratta di mettere la gente nelle condizioni di poter lavorare dignitosamente. Curioso poi che invece di aiutare le famiglie ad avere figli si decida per l’importazione di milioni di stranieri, mentre la natalità è ai minimi dal 1861. Si tratta a tutti gli effetti di una consapevole, costante e neanche troppo lenta sostituzione etnica.

4) “Se si chiudono le frontiere ci saranno più morti in mare.”

Sbagliato. Gli immigrati partono perché sanno che verranno accolti. Se sapessero in partenza che verrebbero rimandati indietro, nessuno partirebbe verso il nulla rischiando la vita, e nessuno morirebbe in mare; chi li invita qui illudendoli di trovare l’Eldorado, piuttosto, è il primo responsabile della loro morte.

5) “Scappano dalla guerra.”

Nonostante tutti gli indicatori ad oggi dimostrino che coloro che scappano davvero dalla guerra sono solo una piccolissima parte delle persone in arrivo, questa fastidiosissima finzione su larga scala continua a venir propagandata a piena voce. L’evidenza non basta, quindi poniamoci qualche domanda, magari più efficace: se si parte dalla Francia in direzione Inghilterra, dall’Ungheria in direzione Austria o dalla Danimarca verso la Svezia si sta scappando forse da qualche guerra? Evidentemente no, dato che in Francia, in Ungheria o in Danimarca la guerra non c’è. L’obiettivo a lungo termine allora non è il trovare rifugio dalle bombe, ma il trasferirsi in paesi con alti standard di vita. D’altro canto, in paesi relativamente ricchi come Arabia Saudita o Israele di accogliere “profughi” non se ne parla nemmeno, oltre a non far nulla per porre fine alle guerre in Medio Oriente, anzi alimentandole per propri tornaconti geopolitici. Resta da chiedersi anche perché, nonostante le guerre ci siano sempre state, un flusso di immigrazione di tali proporzioni si verifichi soltanto ora, finendo col ritornare al punto 4, ovvero al fatto che queste persone partono perché sanno che verranno accolte senza nessun tipo di ostacolo.

6) “L’accoglienza è un dovere, non possiamo voltarci dinanzi alla sofferenza.”

Accogliere milioni di persone può sembrare un atto di generosità, ma al mondo ci sono miliardi di persone che vivono in condizioni di povertà, e pensare di accogliere chiunque è folle: impoverisce le nazioni ospitanti senza che le nazioni di provenienza ne traggano alcun beneficio. Anzi, questa finta soluzione legittima le cause del disagio: la miseria, le violenze, l’arretratezza, lo sfruttamento, l’assenza di diritti umani e gli interessi economici di pochi non vengono toccati, anzi proseguono ancora più di prima senza l’ingombro di qualche milione di persone che vorrebbero una vita migliore e che potrebbero averla, semplicemente combattendo a casa loro e cercando di migliorare la propria nazione. Se vogliamo davvero aiutare questi popoli, agiamo sulle cause, non accolliamoci gli effetti senza fare nulla.

7) “Bisogna ripartire i profughi tra i vari Paesi Europei .”

Ehmehm, cari signori scusate, ma l’immigrazione non era una risorsa? Perché allora tanta fretta di sbolognarla a qualcun altro?

8) “Bisogna distinguere tra profughi e migranti economici.”

A livello economico e sociale hanno lo stesso impatto, e rendiamoci conto che il fare ulteriori ed accomodanti selezioni inviterà ancora più persone a cercare “fortuna” qui. Visti i leggerissimi criteri di introduzione e la mortale politica di accoglienza indiscriminata.

9) “Istituiamo un corridoio umanitario.”

Termine confuso e mai specificato, eppure a ben vedere rappresenterebbe la scelta più logica per chi predica l’accoglienza. Si vogliono portare qui milioni di persone ma non si vogliono i morti in mare? Bene, si istituiscano dei traghetti e perché no anche degli aerei, facendo venire qui gli immigrati in sicurezza. Poi però si specifichi anche un numero: quanti ne possiamo accogliere? E cosa faremo una volta che quel numero sarà raggiunto? Continueremo a traghettare persone ad oltranza portando al collasso le nostre nazioni, peraltro senza che un solo problema nei paesi da cui provengono venga nel frattempo risolto? Oppure non mettiamo nessun tetto, e accogliamo interi continenti a casa nostra?

10) “Ci sono tanti immigrati che lavorano e pagano le tasse.”

Sì, così come ci sono tanti italiani senza lavoro che le tasse non possono più pagarle. Non è che senza quegli immigrati quei lavori non verrebbero svolti e quelle tasse non verrebbero pagate, sarebbero degli italiani a svolgere quei lavori e a pagare quelle tasse, come hanno sempre fatto e sono ancora in grado di fare.

11) “Ve la prendete coi più deboli. Questa è discriminazione.”

I più deboli sono quelli che non hanno le forze o i soldi per permettersi un lungo viaggio tra un capo e l’altro del Mediterraneo. I più deboli rimangono là dove sono nati, e muoiono lì. Loro sono i più deboli ma di loro il Mentalmente Aperto medio se ne frega. I più deboli sono anche coloro che dopo aver subito i risultati della geopolitica che li ha resi poveri, disperati e precari subiscono anche tutti i danni della politica immigrazionista una volta arrivati qui, mescolandosi in una situazione di disagio agli europei più poveri che non possono permettersi la villetta nel quartiere sicuro e il servizio di vigilanza, che vivono nel degrado delle periferie infestate da spacciatori, ladri e sbandati portati da noi senza occuparsi delle conseguenze. Questa è discriminazione, oltreché un crimine su larga scala.

12) “L’immigrazione non è un fenomeno controllabile.”

L’attuale immigrazione di massa è un fenomeno indotto. Proclamare al megafono che si accoglieranno due milioni di persone all’anno ne fa partire decine di milioni dai luoghi di residenza, e chiunque venga a sapere che entrando in Europa illegalmente verrà mantenuto o comunque non rimpatriato, si metterà subito in viaggio. Se invece si rende chiaro fin dall’inizio che nessuno verrà accolto, allora nessuno tenterà di arrivare. Le frontiere sono sempre esistite e sempre si sono protette, la loro eliminazione fa parte del progetto di globalizzazione capitalista, a danno delle nazioni, dei popoli e dei lavoratori autoctoni. E un governo che non difende i propri cittadini e i propri confini non ha ragione di esistere.

13) “E’ colpa nostra che abbiamo sfruttato i loro Paesi.”

Per certi versi è vero, i loro Paesi sono stati sfruttati anche per centinaia di anni e continuano ad essere sfruttati ancora oggi dall’imperialismo geopolitico ed economico, lo stesso che per certi versi oggi sfrutta pure noi. Motivo per cui le energie dovrebbero essere unite contro lo strapotere delle nazioni usurpatrici e dei mercati finanziari, contro le delocalizzazioni, contro la deregolamentazione del commercio in nome del “libero mercato” e non solo, anche al fine di tornare a produrre e consumare localmente, facendo valere il ruolo di uno stato emancipato e capace di riconquistare la propria legittima sovranità nazionale. In nessun caso la soluzione consiste nello spostare i popoli altrove, anzi questo è proprio l’obiettivo ultimo di tali poteri, trattandosi in ultima istanza del compimento del progetto globalizzatore che dopo la libera circolazione di merci e capitali ottiene anche la libera migrazione di popoli, rendendo ognuno un pezzo sostituibile in un caotico e criminale disegno. Thomas Sankara e Mu’ammar Gheddafi sono lì a dimostrarlo, anche ai popoli africani che oggi, al posto di lottare per l’emancipazione della propria casa, sono indotti a fuggire da chi rappresenta la guardia culturale politicamente corretta dell’imperialismo e dello sfruttamento.

14) “Viva il multiculturalismo. No alla xenofobia.”

Più che verso il rispetto e la valorizzazione delle culture tipiche, si sta andando verso la distruzione delle stesse, mischiandole fino a quando non ce ne sarà nessuna e rimarrà solo il Dio Denaro a dominare un calderone senz’anima, diversità e quindi bellezza. Chi si dichiara contrario all’immigrazionismo è tutt’altro che xenofobo, anzi vuole garantire la tutela delle diversità, delle unicità e particolarità di ogni cultura e il solo modo per farlo è garantire il diritto di poter vivere una vita dignitosa là dove si è nati, tra la propria cultura, le proprie tradizioni e le proprie radici.

In conclusione, possiamo chiederci intimamente cosa si prova a camminare per Venezia, Milano o Roma circondati da pakistani o cingalesi che vendono prodotti importati da chissà dove, e per conto di chissà chi. Ogni luogo sta perdendo la sua identità, e il senso di appartenenza è ciò che dà forza ad un popolo. Sparito questo, restano solo individui apolidi, alienati, deboli e in ultima istanza sostituibili. Ogni giorno la propaganda procede senza sosta, arrivando a modificare lo stesso linguaggio comune: Non più clandestini ma immigrati, poi migranti, poi profughi, ora rifugiati. Si utilizzano strumentalmente immagini di bambini e storie commoventi per spingere il nostro popolo a cedere, a commuoversi, la programmazione è cancellata in favore di un approccio meramente emozionale, mentre si accusa chi ancora ragiona con la testa, paradossalmente, di “parlare alla pancia”. E’ ora di finirla, ne va del futuro nostro e della nostra civiltà.

 

 

 

 

Fonte: Azione Culturale

 

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