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Roma fu grande perchè difese i confini. Altro che accoglienza

 

(Carlomanno Adinolfi) - “L’impero romano entrò in crisi quando, dopo aver cercato sempre di praticare l’inclusione dei popoli conquistati, Adriano disse stop e costruì il Vallo”. Non è un estratto da “Io speriamo che me la cavo” né uno dei post della pagine del “bestiario dei maturandi” che raccoglie appunto tutte le bestialità dette dagli studenti liceali durante l’esame di maturità. È una dichiarazione seria e consapevole fatta ieri dal presidente della Camera Laura Boldrini in una sua intervista a La Stampa. L’argomento, neanche a dirlo, è quello dei migranti, dell’accoglienza, del bisogno di eliminare ogni tipo di frontiera, dell’inutilità di erigere muri, il tutto con strizzatine d’occhio e plausi a quanto fatto da Papa Bergoglio a Lesbo. Ma dalla dichiarazione della Boldrini si evince che la vicinanza ideale con il pontefice non si ferma solo alla promozione della Grande Sostituzione del popolo europeoDopo che il papa ha tirato in ballo a sproposito esempi di storia e civiltà greca per giustificare l’immigrazione di massa, questa gaffe della Boldrini priva di ogni fondamento storico potrebbe far gridare alla “grande sostituzione della storia europea” ma probabilmente il complottismo sarebbe già una concessione troppo grande quando è evidente che a causare certe esternazioni è solo l’ignoranza più totale. Già porre l’inizio della crisi dell’Impero Romano con l’imperium di Adriano è una forzatura non da poco, visto che l’era degli Antonini fu considerata come l’apogeo della Roma post-Augustea. Lo stesso Adriano poi è passato alla storia come uno degli Imperatori più grandi della storia romana, dotato di una fine intelligenza per molti sopra il comune, amante della cultura in tutte le sue forme, dalla filosofia alla letteratura all’arte – aspetto che forse alla Boldrini che auspica la distruzione dei monumenti del Ventennio può effettivamente dare fastidio – un amore che non si fermò solo a un estetismo intellettuale ma anche alla realizzazione di opere d’arte architettoniche come la Villa Adriana di Tivoli che tutt’ora è una delle tappe più ammirate e visitate.


Ma soprattutto Adriano fu uno dei più grandi rinnovatori del periodo imperiale, basti pensare all’imponente riforma legislativa del diritto privato, ricordiamo soprattutto l’editto perpetuo, che sarebbe stato la base dello ius per altri due secoli. Ma anche alla riforma amministrativa con la costituzione del Consiglio Imperiale, che donò una struttura di amministrazione centrale dell’intero stato imperiale come prima ancora non si era vista e che rimane uno dei capisaldi della storia romana, riforma che avrebbe retto l’Impero per molti anni. Altro che inizio della crisi…Qualcuno sempre forzando un po’ il giudizio potrebbe dire che la costruzione del Vallo è una chiara mossa di contenimento, che dopo le conquiste di Traiano e il raggiungimento della massima estensione dell’Impero, può essere vista come un passo indietro. Ma anche ammesso che lo si voglia pensare, vorrebbe dire affermare che la crisi inizia quando Roma perde la fame di conquista tramite l’avanzata delle legioni, pertanto se la Boldrini volesse davvero forzare questo paragone vorrebbe sottintendere che la crisi dell’Europa potrebbe essere scongiurata solo rafforzando i confini attaccando militarmente chi li minaccia invece che tentare di chiudersi. Ma è difficile pensare che il presidente volesse dire questo, pertanto il paragone usato perde un altro grosso pezzo di credibilità. Qualcuno potrebbe poi far notare al presidente Boldrini come lei stessa abbia usato il termine “popoli conquistati”. A Roma facevano parte dell’Impero appunto solo i popoli conquistati, oppure quelli alleati con un diverso trattamento giuridico. Popoli che si sottomettevano a Roma, che dovevano seguirne le leggi e accettarne l’autorità. Nulla a che vedere con la politica di “accoglienza” che la Boldrini porta avanti. Oltre al fatto che i popoli conquistati erano ben distinti dai cittadini romani, che non erano assolutamente considerati su un piano di eguaglianza.
 

Vallo di Adriano

Soprattutto i “popoli inclusi” erano quelli che già erano dentro i confini dell’Impero, inclusi tramite l’avanzata delle legioni e non certo per politiche migratorie di massa. I popoli esterni che premevano ai confini erano fermamente tenuti fuori dalle legioni schierate alla frontiera. Se non esistevano “muri” era solo perché il muro era formato dagli scudi, dai gladi e dai giavellotti della legione. E comunque i castra di confine, all’inizio mobili e nei secoli sempre più statici, già iniziavano ad essere i primi esempi di fortificazioni delle frontiere ed esistevano già da prima del Vallo. Qualcuno potrebbe anche far notare che l’equiparazione dei popoli di tutto l’impero ai romani e agli italici, e quindi l’estensione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero – cosa che dovrebbe essere considerata massimo esempio di civiltà da parte della Boldrini – avvenne proprio in quello da tutti considerato come il primo periodo crisi politica dell’Impero, ovvero quel periodo che va dal il ritorno delle guerre civili a Roma al periodo dell’anarchia militare, un periodo che avrebbe segnato un declino da cui Roma non si sarebbe più ripresa. 

L’estensione della cittadinanza infatti avvenne solo con la Constitutio Antoniniana del 212, più nota come “editto di Caracalla”, esattamente settantaquattro anni dopo la morte di Adriano. L’equiparazione poi non avvenne “innalzando” gli altri popoli allo stesso status di quelli italici ma facendo diventare tutti quanti sudditi, non più cittadini, pertanto è difficile immaginarla come un “miglioramento di condizione” e gli effetti che lo svuotamento di importanza di Roma e dell’Italia ebbero in seguito lo dimostra ampiamente. Resta comunque il fatto che l’editto di Caracalla estendeva la cittadinanza romana a tutti i popoli dentro i confini dell’Impero. A nessuno in quegli anni sarebbe venuto in mente di accogliere pacificamente un’orda di profughi provenienti dal Regno dei Parti e concedere loro la cittadinanza.

Ora, posto che affermare che la crisi di Roma inizia con Adriano e che la costruzione del Vallo rappresenta un punto di non ritorno da cui segue il declino dell’Impero sarebbe da bocciatura immediata in qualunque esame di storia, sarebbe inutile e anche impossibile andare a stabilire quale fosse l’evento che più di tutti portò alla crisi di Roma, dato che essa fu causata da una concausa di molti accadimenti – crisi politica e di successione dopo Commodo, anarchia militare, riforma tetrarchica, svuotamento dell’importanza di Roma e dei popoli italici, scissione dell’Impero, riforma monetaria e militare di Costantino eccetera eccetera. Di certo tutti concordano che la causa pratica del collasso di Roma fu proprio la liquefazione dei suoi confini e l’arrivo di masse di popoli barbari in continua migrazione a cui l’oramai svilito esercito di frontiera, riformato e imbarbarito, non poté fare fronte. Una invasione di “profughi” in fuga da guerre e crisi che stravolse il volto del mondo romano, un mondo romano oramai svuotato da tempo della sua identità, della sua forza, del diretto collegamento con le proprie origini che non poté fare altro che osservare impotente e passivo un’invasione che avrebbe distrutto secoli di civiltà. E per quanto il presidente Boldrini abbia ampiamente dimostrato e provato la sua ignoranza sulla storia romana, siamo abbastanza sicuri che il modello di barbarie oscurantista che seguì la caduta di Roma prima che il concetto di Impero tornasse a far splendere l’Europa, sia esattamente quello lei che auspica nel prossimo futuro dei nostri popoli.

 

 

Fonte: Il Primato Nazionale

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