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«Gli uomini scappavano, la monarchia sabauda con gli stati maggiori tradivano, una nazione veniva pugnalata alle spalle insieme all’alleato in guerra. Arrossimmo di rabbia e vergogna nel vedere gli uomini spogliarsi delle divise e fuggire a casa. Noi eravamo pronte a imbracciare i loro moschetti, e lo facemmo...»

"Il volontariato, la scelta di schierarmi in prima linea a difesa dei poveri e degli emarginati, è stata una valutazione politica, un modo per far rivivere gli ideali nei quali credo anche nella quotidianità, nella professione che ho poi svolto per una vita” (Raffaella Duelli- X^Mas)

LE FIDANZATE DELLA MORTE

Il Servizio Ausiliario Femminile fu il reparto che, in relazione al suo arganico, registrò la più alta percentuale di caduti. La ragazze del SAF - madri, mogli, sorelle - vennero sottoposte dopo il 25 Aprile a ogni genere di sevizia. In quanto soldati repubblicani e soprattutto in quanto donne furono umiliate, torturate, violentate e brutalmente assassinate. Qui sotto riportiamo l'ultima lettera di Franca Barbieri alla madre. Franca faceva parte dei servizi sergreti della Repubblica, catturata le venne offera la salvezza in cambio della sua abiura. Affrontò il plotone di esecuzione gridando "Viva l'Italia". Le ausiliarie furono le prime donne italiane a vestire l'uniforme e la loro comandante, il Generale di Brigata Piera Gatteschi, fu l'unica donna, a oggi, a raggiungere quel grado.

Mamma mia adorata,


purtroppo è giunta la mia ultima ora. E’ stata decisa la mia fucilazione che sarà eseguita domani, 25 luglio. Sii calma e rassegnata a questa sorte che non è certo quella che avevo sognato. Non mi è neppure concesso di riabbracciarti ancora una volta. Questo è il mio unico, immenso dolore. Il mio pensiero sarà fino all’ultimo rivolto a te e a Mirko. Digli che compia sempre il suo dovere di soldato e che si ricordi sempre di me. Io il mio dovere non ho potuto compierlo ed ho fatto soltanto sciocchezze, ma muoio per la nostra Causa e questo mi consola.
E’ terribile pensare che domani non sarò più; ancora non mi riesce di capacitarmi. Non chiedo di essere vendicata, non ne vale la pena, ma vorrei che la mia morte servisse di esempio a tutti quelli che si fanno chiamare fascisti e che per la nostra Causa non sanno che sacrificare parole.
Mi auguro che papà possa ritornare presso di te e che anche Mirko non ti venga a mancare. Vorrei dirti ancora tante cose, ma tu puoi ben immaginare il mio stato d’animo e come mi riesca difficile riunire i pensieri e le idee. Ricordami a tutti quanti mi sono stati vicini. Scrivi anche ad Adolfo, che mi attendeva proprio oggi da lui. La mia roba ti verrà recapitata ad Aosta. Io sarò sepolta qui, perché neppure il mio corpo vogliono restituire. Mamma, mia piccola Mucci adorata, non ti vedrò più, mai più e neppure il conforto di una tua ultima parola, né della tua immagine. Ho presso di me una piccola fotografia di Mirko: essa mi darà il coraggio di affrontare il passo estremo, la terrò con me.
Addio mamma mia, cara povera Mucci; addio Mirko mio. Fa sempre innanzitutto il tuo dovere di soldato e di italiano. Vivete felici quando la felicità sarà riconcessa agli uomini e non crucciatevi tanto per me; io non ho sofferto in questa prigionia e domani tutto sarà finito per sempre.
Della mia roba lascio te, Mucci, arbitra di decidere. Vorrei che la mia piccola fede la portassi sempre tu per mio ricordo. Salutami Vittorio. A lui mi rivolgo perché in certo qual modo mi sostituisca presso di te e ti assista in questo momento tragico per noi Addio per sempre, Mucci!

Franca.

Franca Barbieri

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