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Ogni giorno di più il Sig. Bergoglio ci lascia intendere che con lui la Chiesa finisce. O perlomeno la Chiesa millenaria. L'ultimo Papa, il Papa nero. Il gesuita.

 

(Gabriele Adinolfi) - Papa Francesco se n'è tornato con un pugno di migranti. 

Non ha nemmeno osato, lui che può, forzare il blocco e portarci dei clandestini, se n'è presi di regolari, cioè di gente che sarebbe passata comunque ma a cui ha dato un'enfasi nuova. Li ha portati con sé, e qui è il gesto: un gesto offensivo, aggressivo contro di noi invasi.
Ne ha portati dodici, come gli apostoli. Un gesto simbolico. Come il lavaggio dei piedi che ha praticato agli immigrati il giorno dei Sepolcri, come la stampa del francobollo con la sua visita a Lampedusa all'indomani della decisione di Bruxelles di chiederci di rallentare l'invasione che stiamo procurando andando direttamente a prendere in Africa chi si riversa qui. Queste masse sospinte sì dai bombardamenti e dalla sovrappopolazione ma anche da accordi internazionali, dagli americani, dai cinesi, dell'Onu, dalle organizzazioni di Soros e delle varie chiese cristiane e comunità islamiche. Non sono soltanto i disertori che tanto c'inteneriscono, non si sa perché, non sono solo loro, a minacciare ogni fondamento del nostro essere plurimillenario.

Il Bergoglio parla a gesti, a gesti eclatanti e anche a formule: “non si edificano muri” ha replicato contro la sensata reazione di mezza Europa all'invasione. Poiché quasi tutti coloro che reagiscono sono cristiani, in maggioranza cattolici (Austria, Polonia, Ungheria) allora prova a paralizzarli a scomunicarli, a deligittimarli, a destabilizzarli.
Di qui la visita a Lesbo in risposta all'accordo turco-tedesco per i reimpatri: un accordo turco-tedesco che ha scatenato i terroristi a Bruxelles e ogni forma di attacco, tra cui quelli del “comico” anti-Erdogan che qui si ha perfino il coraggio di difendere senza rendersi conto della posta in gioco.

Il viaggetto greco di chi ha preso il posto di Ratzinger, effettuato in compagnia del compare ortodosso, questo vuol significare: scuotere l'Austria, la Polonia, l'Ungheria dalle fondamenta. E si è pure avocato il diritto, visto che c'era, di bestemmiare la storia, la filosofia, l'anima dell'Ellade per esporre della nostra progenitrice un'immagine rovesciata, invertita, sovvertita e travisata.

Non è affar mio andare oltre alla constatazione dell'offensiva, dell'ostilità, della tremenda minaccia in cui Bergoglio, profeta della “catastrofe umanitaria” che ha descritto, si pone in prima linea. Non voglio entrare in questioni religiose, che, per quanto mi riguarda, le ho già maturate e sublimate da un pezzo. Certo è difficile non pensare proprio oggi a quanto scriveva il Gran Maestro del Grande Oriente Raffi sul sito ufficiale della Loggia all'indomani della sua elezione (un giorno 13). “Nulla sarà come prima” andiamo verso una “Nuova umanità”.
Il Vaticano non ha smentito mai. Comunque le etichette contano poco, i gesti e le azioni vanno in quella direzione senza soluzione di continuità.

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