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IL LASCITO DELLE TERMOPILI DI BERLINO

 

(Gabriele Adinolfi) - Aprile 1945: Berlino era stata accerchiata da un milione di soldati sovietici. I carri armati tutto schiacciavano e stritolavano. Nell'inferno più totale si consumava l'orgia dell'orda asiatica inviata da Stalin. Il Primo maggio! Il capo del Cremlino voleva conquistare la Cancelleria tedesca il Primo maggio per lavare l'affronto hitleriano di essersi "appropriato" della festa del lavoro e del consenso dei lavoratori.
Il 30 aprile il Cancelliere si era dato la morte, l'indomani i russi avrebbero festeggiato. Avrebbero, ma non avevano fatto i conti con i pochi superstiti francesi della Charlemagne, partiti a Est per far argine all'offensiva comunista, presa da Hitler in contropiede bruciandola sul tempo con l'anticipo di due settimane. Essi erano partiti al fronte nel Mito dell'Europa e lì, in quei giorni, trovatisi a Berlino quasi per caso (ma il caso esiste?) in seguito alle vicissitudini dei continui ripiegamenti dopo battaglie eroiche in rapporti di uno a venti, uno a trenta, l'Europa la fecero davvero. Si guardarono negli occhi e decisero di dedicarsi un'ultima vittoria, di fare una beffa a Stalin. I francesi della Charlemagne si dissero "Ivan non festeggerà il Primo maggio". Chiamavano Ivan ogni russo. Così una pattuglia disperata fece quello che gli americani fanno nei film, ma loro lo fece sul serio. Si lasciarono decimare e decimare ancora ma resistettero fino al 2 maggio inoltrato.
I pochi superstiti da allora hanno continuato a coltivare il Mito dell'Europa e ad esortarci a non tradirlo in nome di piccoli nazionalismi. Da allora il 2 maggio è il Dies Europae, il giorno dell'Europa. Le Termopili di Berlino attendono ora il nostro risveglio che per la verità procede un po' lento.

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